'Ndrangheta, processo "Black money": ricorsi inammissibili, la sentenza diventa definitiva (I NOMI)

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La Corte di Cassazione
  22 giugno 2021 22:24

Fine della storia: l’associazione mafiosa non fa parte di questo processo. E’ la Cassazione a mettere l’ultimo punto sul processo anti ‘Ndrangheta denominato “Black Money”, l’inchiesta scattata nel marzo del 2013 con il coordinamento della Dda di Catanzaro contro la cosca dei Mancuso di Limbadi. Per i giudici romani i ricorsi del Procuratore della Repubblica e delle difesa sono inammissibili. 

L'esito di oggi rappresenta il ricorso contro la sentenza di Appello del 12 novembre in cui anche i giudici di secondo grado avevano escluso l’aggravante contestata e portata avanti dalla Dda fino in Cassazione.

Questa la sentenza di secondo grado divenuta definitiva: Giovanni Mancuso (cl. ‘41) di Limbadi, 9 anni (il pm aveva chiesto 29 anni, in primo grado 9 anni); Coccorino, 7 anni ed 8 mesi (il pm aveva chiesto 23 anni ed 8 mesi di reclusione, mentre in primo grado era stato condannato a 7 anni e 8 mesi); Antonio Mancuso (cl.‘38), 5 anni (chiesti dall’accusa 25 anni di reclusione, mentre in primo grado era stato condannato a 5 anni di carcere); Pantaleone Mancuso (cl.’61), detto “Scarpuni”, assolto (il pm aveva chiesto 18 anni di carcere, in primo grado era stato assolto); 

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Giuseppe Mancuso (cl. ’77), prescrizione (il pm aveva chiesto 21 anni e 6 mesi, mentre in primo grado era stato condannato ad 1 anno e 6 mesi per violenza privata senza aggravante mafiosa, reato ora caduto in prescrizione); Leonardo Cuppari (cl.’74), di Ricadi, assolto per non aver commesso il fatto sia dall’accusa di associazione mafiosa sia da quella di tentata estorsione ai danni del proprietario del “Punto Spesa” di Ricadi di Antonio Stagno (l’accusa aveva chiesto 21 anni di reclusione, mentre in primo grado era stato condannato a 5 anni solo per la tentata estorsione incassando l’assoluzione dal reato associativo); Antonino Castagna (cl. ’50) di Ionadi, imprenditore, non doversi procedere per precedente giudicato in relazione al reato di associazione mafiosa per il periodo dal 2003 al 2012, assoluzione per non aver commesso il fatto per il restante periodo in contestazione (il pm aveva chiesto 16 anni di carcere, in primo grado era stato assolto); Gaetano Muscia (cl. ’64) di Tropea, 7 anni di reclusione per usura ed estorsione (il pm aveva chiesto 7 anni come il verdetto di primo grado); Damian Fialek (cl. ’77), residente a Sant’Angelo di Drapia, un anno (il pm aveva chiesto 3 anni come la sentenza di primo grado per l’accusa di estorsione ed usura); Antonio Velardo (cl. ’77), immobiliarista napoletano,non doversi procedere per prescrizione (4 anni la richiesta del pm, così come la condanna di primo grado); Antonio Prestia (cl. ’68),imprenditore di San Calogero, 5 anni e 6 mesi (il pm aveva chiesto 5 anni e 6 mesi come in primo grado); Nicola Angelo Castagna, (figlio di Antonino Castagna), prescrizione dopo esclusione delle aggravanti delle modalità mafiose. 

Nel collegio difensivo gli avvocati Francesco Calabrese, Salvatore Staiano, Giovanni Vecchio, Maria Claudia Conidi, Giuseppe Di Renzo, Francesco Sabatino, Leopoldo Marchese, Michelangelo Miceli, Giuseppe Lavigna, Armando Veneto, Giovanna Fronte. 

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