Netturbino “fai-da-te” e la beffa delle sanzioni: il caso paradossale di un agricoltore di Catanzaro

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  05 agosto 2026 15:26

Diventare netturbino a proprie spese per colpa della burocrazia, spendere tanti euro per trasportare i propri rifiuti in auto e infine ricevere dal Comune un avviso di accertamento con tanto di sanzioni. È la paradossale vicenda che vede protagonista Giuseppe Cosco, titolare di un’azienda agricola in Contrada Cantorato, al confine con il territorio di Simeri Crichi, nonchè i suoi familiari.
 
Dal lontano 2020 il Comune di Catanzaro ha sospeso il servizio di raccolta differenziata presso l’azienda a causa dell’inagibilità di una pista carrabile che costeggia il fiume Alli. Da allora, per smaltire i propri rifiuti ed evitare problemi igienico-sanitari, il cittadino è costretto ogni giorno, sostenendo le spese per carburante, oltre gli intuibili disagi, a caricare i rifiuti sulla propria auto privata e percorrere 5 chilometri per conferirli, a titolo di cortesia, su un’area privata di un conoscente dove la raccolta è attiva.
 
Dopo anni di proteste, lo scorso 18 marzo 2026, dopo una diffida inviata dall’avvocato cui era stato costretto a rivolgersi, sembrava arrivata la svolta: il Dirigente del Settore Igiene Ambientale del Comune di Catanzaro (Arch. Ottaviano) e i responsabili della ditta appaltatrice SI.ECO S.p.a. si sono recati di persona in Contrada Cantorato per un sopralluogo formale. Davanti all’evidenza, hanno preso atto del totale disservizio, promettendo una rapida soluzione anche tramite un accordo con il Comune vicino.
 
Al sopralluogo è invece seguito il silenzio istituzionale. O meglio, la risposta è arrivata per posta il 10 luglio 2026 sotto forma di “beffa”: un avviso di accertamento esecutivo TARI con cui l’Ufficio Tributi esige il pagamento integrale delle annualità 2021 e 2022 oltre alle sanzioni. Il Comune, in pratica, chiede il saldo al 100% per un servizio che i suoi stessi dirigenti hanno certificato essere inesistente.”Siamo davanti a un corto circuito intollerabile”, attacca il contribuente. “Il Comune paga una ditta d’appalto con i soldi dei cittadini ma non garantisce il servizio essenziale, e poi sanziona chi subisce il danno”.
 
Il caso è stato trasmesso all’Ufficio Tributi con un’istanza di autotutela durissima. In assenza di annullamento immediato dell’accertamento e ripristino del servizio, l’intera documentazione cartacea e fotografica verrà depositata presso la Corte di Giustizia Tributaria e, se sussistono i presupposti, anche alla Procura della Repubblica di Catanzaro per il reato di omissione di atti d’ufficio. “Siamo davanti a un corto circuito burocratico inaccettabile”, dichiarano il cittadino e il suo legale.
 
“Il Comune non può trincerarsi dietro rimpalli di responsabilità o scuse territoriali. Chiediamo il ripristino immediato della legalità, l’annullamento delle sanzioni e l’applicazione delle riduzioni tariffarie previste dal regolamento comunale per chi viene privato di un servizio pubblico essenziale”.