Nicola Fiorita sul futuro di Sacal: "Un danno incalcolabile per il futuro della Calabria da addebitare a chi non ha alzato un dito benché ne avesse facoltà"

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Nicola Fiorita
  13 novembre 2021 15:40

di NICOLA FIORITA

Senza aeroporto non c’è sviluppo, come non c’è sviluppo senza porto e senza stazione.

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Sembra banale, ma chi governa Comune, Provincia e Regione ha fatto orecchie da mercante quando, a fine luglio scorso, avevo lanciato il grido d’allarme sulla sorte di Sacal e sulla mancata ricapitalizzazione da parte di Comune e Provincia di Catanzaro.

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Gli enti amministrati da Abramo hanno ritenuto non strategica l’esigenza di mantenere la propria quota societaria in Sacal, dando di fatto il via libera alla corsa per accaparrarsi le quote necessarie a controllare la società.

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Finanche il Comune di Lamezia Terme, pur in amministrazione straordinaria, aveva ritenuto di impegnarsi affinché l’ente non perdesse quote societarie. Così ha fatto anche la Camera di Commercio di Catanzaro e, sul filo di lana anche la Regione Calabria. Tuttavia, la mancata acquisizione da parte della Regione delle quote sociali lasciate libere da Comune e Provincia di Catanzaro, passata nell’assoluto silenzio dello stesso Abramo che oggi, a danno conclamato, punta il dito contro Spirlì, è la conferma che sulla pelle di Sacal e del futuro degli aeroporti calabresi si è giocata una partita di mero interesse personale e politico.

La paternità di un danno incalcolabile per il futuro della Calabria è dunque da addebitare a chiunque non abbia alzato un dito benché ne avesse facoltà, ma anche a chi ha taciuto conoscendo il destino a cui sarebbe andata incontro Sacal. Io non so se ci sono stati accordi sottobanco affinché si arrivasse a tanto, ma il fatto che lo stesso presidente Roberto Occhiuto abbia tuonato usando parole così gravi assieme all’esposto che Enac ha presentato alla Procura della Repubblica di Catanzaro autorizzano a far pensare che l’ennesimo scippo alla collettività e al futuro della nostra regione si sia consumato sull’altare dell’interesse di pochi.

È una vergogna che non può passare sotto silenzio.

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