Niente ristori a famiglie dei medici morti per Covid, Larussa: "Scandalo. E in Calabria i sopravvissuti aspettano ancora quelli della prima ondata"

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  12 febbraio 2022 17:30

“Scandalo, vergogna, offesa, provocazione. Sono le parole che solo in parte traducono la rabbia e l’indignazione dei medici calabresi dopo la notizia della bocciatura dell’emendamento della senatrice leghista Cantù sui ristori alle famiglie dei colleghi caduti nell’adempimento della loro missione; lasciando spesso senza altra fonte di sostentamento i loro affetti più cari, già prematuramente privati della loro vicinanza. Evidentemente non bastano nemmeno le illuminate parole del Santo Padre e del presidente Mattarella sulla riconoscenza del Paese alla abnegazione e allo spirito di servizio”. È il duro commento del segretario regionale Anaao Assomed Filippo Larussa dopo la bocciatura dell’emendamento che prevedeva ristori alle famiglie dei medici morti per Covid. 

“Politicanti e frequentatori dei palazzi del potere sono attenti a mantenere indennità, privilegi e vitalizi. E sono pronti a evocare il default economico per una manciata di milioni di euro di indennizzi, ma – l’affondo di Larussa- strepitano di fronte a controlli fiscali regolari anti-evasione o truffe da miliardi di euro per ristrutturazioni edilizie farlocche. Denari pubblici che non saranno più recuperati, nonostante le buone intenzioni, perché forse già trasferiti in paradisi fiscali o convertiti in criptovalute. Lorsignori pensano di tenerci buoni con qualche fiction televisiva sulle reti ammiraglie e comparsate di striscioni ed inni acclamanti i cosiddetti ‘eroi’ che suonano false e quindi ancor di più insopportabili manifestazioni di ipocrita solidarietà. Ma i medici hanno memoria lunga e se ne ricorderanno alle prossime elezioni”.  

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“In Calabria poi – fa notare il segretario regionale dell’Anaao-, nonostante l’approvazione di uno specifico Dca, non vede la fine la kafkiana vicenda dei ristori agli eroi ‘sopravvissuti’. Evidentemente le aziende sanitarie non riescono a superare l’impasse che ormai a due anni dall’inizio della pandemia rende gli operatori sanitari calabresi un unicum a livello nazionale perché non gli è stata ancora materialmente riconosciuta quella indennità di ristoro per rischi patiti e stress accumulato durante la prima ondata. Che dire: evidentemente si ritiene sia più giusto erogare questi fondi agli eredi dei sanitari che si sono impegnati in trincea. Forse è il tipo di riconoscimento che i burocrati calabresi ritengono più appropriato”.

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