Omicidio dell'avvocato Ciriaco, nessun colpevole: assolto definitivamente il pentito Michienzi

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L'avvocato Torquato Ciriaco

  12 gennaio 2026 19:24

di STEFANIA PAPALEO

Nessun colpevole. L'omicidio dell'avvocato di Lamezia Terme Torquato Ciriaco sembra destinato a restare senza firma. Dopo la sentenza di assoluzione che, lo scorso anno, in Corte d'Assise d'Appello, a Catanzaro, aveva fatto cadere tutte le accuse a carico di presunti mandanti e killer rimasti coinvolti in quell'agguato mafioso avvenuto il 1° marzo 2002 nei pressi dello svincolo dei Due Mari, pochi minuti fa la Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla drammatica vicenda giudizia, dichiarando inammissibile il ricorso che era stato presentato dalla Procura generale nei confronti di uno solo dei tre imputati, ovvero per il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi.

Quest'ultimo, assolto in primo grado, era stato poi condannato in Assise d'Appello a 7 anni e 4 mesi di reclusione, salvo essere successivamente  scagionato da una diversa sezioni di Corte d'Assise d'Appello, dove il processo era stato rimandato dalla Cassazione, insieme ai fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci, condannati nel primo processo di secondo grado a 30 anni di reclusione.
LEGGI QUI LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE NEL SECONDO PROCESSO D'APPELLO

Oggi la decisione definitiva dei Supremi giudici, davanti ai quali ad avere la meglio sulla tesi della pubblica accusa è stata l'eccezione ribadita in aula dall'avvocato difensore Claudia Maria Conidi Ridola, che si è appunto battuta per l'inammissibilità del ricorso, peraltro basato su una presunta confessione iniziale sempre smentita dal legale e dal suo assistito.
LEGGI QUI IL COMMENTO DELL'AVVOCATO CLAUDIA CONIDI

Concorso in omicidio volontario, aggravato dall’art. 7 legge 203/91, l'accusa con la quale furono arrestati  gli imputati per l'agguato mortale messo a segno il primo marzo del 2002 quando, giunto al bivio di Maida alla guida del suo fuoristrada, l'avvocato Torquato Ciriaco fu raggiunto da tre colpi di arma da fuoco partiti da una Fiat Punto che venne poi trovata carbonizzata. Da lì l'avvio delle indagini, la cui svolta arrivò solo nel 2014, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi, che offrì nome e movente dell’agguato messo a segno con i fratelli Fruci per impedire che Ciriaco acquisisse un’impresa edile destinata ad altri.

Seguì la testimonianza di Angela Donato, madre di Santino Panzarella (scomparso a luglio 2002, ovvero 4 mesi dopo il delitto Ciriaco), che, fin dal 2005, raccontò di aver visto in un capannone una Fiat Uno bianca ugale a quella utilizzata dai sicari per l’omicidio dell'avvocato, alla cui guida, la sera del delitto, le parve ci fosse stato proprio il figlio.

Nulla, tuttavia, è valso a dimostare la colpevolezza degli imputati, ormai assolti in via definitiva con un ultimo verdetto che non può non lasciare l'amaro in bocca ai familiari della vittima, rimasti senza una verità giudiziaria.


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