La notizia emersa in queste ore in merito all’arresto di alcuni detenuti per la morte di un altro ristretto, avvenuta all’interno della Casa Circondariale di Catanzaro circa due anni fa, suscita profondo turbamento e sgomento.
Non spetta a noi esprimere valutazioni sul merito della vicenda, che ci addolora profondamente. L’accertamento dei fatti compete esclusivamente all’Autorità giudiziaria e, come sempre, riteniamo doveroso ricordare che ogni persona sottoposta a indagine o a procedimento penale si considera innocente sino a sentenza definitiva di condanna. Ciò nondimeno, la lettura dell’ordinanza cautelare sembra restituire, accanto alla grave e specifica vicenda oggetto di indagine, ulteriori episodi di violenza non direttamente connessi ai fatti contestati, i quali, ove confermati, rappresenterebbero segnali allarmanti di un contesto di violenza “sistemico”, come tale, meritevole della massima attenzione istituzionale.
Pur nel rispetto di tali principi, non possiamo sottrarci a una riflessione più ampia. Da anni le Camere Penali Italiane denunciano con forza le condizioni drammatiche nelle quali versano gli istituti penitenziari del nostro Paese: strutture sovraffollate ben oltre la loro capacità ricettiva, carenza cronica di personale, insufficienza di mezzi e risorse, condizioni di vita e di lavoro sempre più difficili tanto per i detenuti quanto per gli operatori penitenziari.
Si tratta di una situazione ormai strutturale, che ha già determinato condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e che continua a registrare livelli di sovraffollamento incompatibili con il rispetto della dignità umana e con le finalità costituzionali della pena.
In un contesto simile, la sofferenza, l’esasperazione, l’abbandono e la disperazione diventano inevitabilmente terreno fertile per tragedie che non possono essere archiviate come episodi isolati. Qualunque siano le cause della morte del detenuto e qualunque saranno le conclusioni cui giungeranno gli inquirenti, resta il dato ineludibile di un sistema penitenziario che versa in una condizione di crescente emergenza.
Mentre il numero dei suicidi in carcere continua ad assumere proporzioni allarmanti, spesso accolte da una preoccupante assuefazione dell’opinione pubblica, il dibattito politico continua troppo frequentemente a inseguire logiche emergenziali e securitarie, come se il carcere potesse rappresentare da solo la risposta a ogni domanda di sicurezza sociale.
Noi riteniamo, al contrario, che la sicurezza dei cittadini non si costruisca attraverso l’abbandono delle persone detenute, né accettando l’esistenza di luoghi nei quali la sofferenza e la privazione della dignità diventino parte ordinaria della pena. Non è “buttando via la chiave”, non è voltando lo sguardo altrove, non è tollerando l’esistenza di autentici gironi infernali che una comunità può dirsi più sicura o più giusta.
Dietro le mura degli istituti penitenziari vive un’umanità dolente e sofferente della quale la società intera deve assumersi la responsabilità. La qualità di una democrazia si misura anche dalla capacità di garantire che la pena resti conforme ai principi di umanità sanciti dalla Costituzione e che nessuno venga abbandonato all’indifferenza.
Per questo, di fronte all’ennesima tragedia che si consuma nel silenzio del carcere, la Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro rinnova il proprio appello affinché la questione penitenziaria torni al centro dell’attenzione pubblica e politica, non come tema marginale riservato agli addetti ai lavori, ma come autentica emergenza civile e democratica.
Nei prossimi giorni chiederemo un incontro alla Direttrice del Carcere per manifestare la nostra vicinanza a detenuti e operatori.
Se non vogliamo limitarci ad attendere passivamente la prossima tragedia, occorre recuperare la capacità di indignarsi, di interrogarsi e di agire. Occorre, prima di tutto, uno scuotimento delle coscienze.
Senza questo, difficilmente potremo continuare a dirci una comunità autenticamente umana.
Così in una nota il Consiglio Direttivo della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797