Opera Sila, una giornata tra musica, memoria e bosco (GALLERY)

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images Opera Sila, una giornata tra musica, memoria e bosco (GALLERY)


  14 settembre 2026 13:35

di VITTORIO PIO


A Villaggio Grechi, nella purissima zona di Tirivolo, ieri la musica è arrivata dopo il cammino. Non come appuntamento separato, ma lungo un itinerario costruito dalle guide ambientali del Parco della Sila, con Giovanni Vizza a fare da raccordo. È una delle intuizioni più interessanti di "A Farla Amare Comincia Tu – Opera Sila" , il progetto ideato da Vivodimusica e diretto artisticamente da Antonio Pascuzzo: il pubblico attraversa il territorio e incontra gli artisti in una dimensione diversa da quella del concerto tradizionale. Le cosiddette “imboscate musicali” non hanno orari annunciati e anche questo modifica il modo di ascoltare.

All’accoglienza, insieme a Pascuzzo e Vizza, è intervenuto Francesco Benevento, della Stazione Meteorologica Sant’Elia. Nel corso dell’escursione, gli interventi divulgativi di Carmine Lupia, etnobotanico, e Giosuè Costa, docente universitario di chimica, hanno aggiunto altri strumenti per conoscere la Sila, alternandosi alla musica senza interromperne il ritmo.

Le guide non sono quindi una presenza di contorno. Sono loro a tenere insieme l’esperienza, a indicare alberi, tracce e particolarità del bosco, dando un nome a ciò che spesso attraversiamo senza osservare. Gli interventi scientifici hanno aggiunto un ulteriore livello di lettura, mettendo in relazione ambiente, conoscenza e musica.

Per Pascuzzo c’era anche un riferimento personale agli anni Ottanta, alla Catanzaro del liceo, alle mattinate fuori dalle aule, alle chitarre, a quel Pino Daniele che ha incrociato e sopratutto elevato le vite di molti di noi, compresa anche quella di Awa Ly, fra gli artisti presenti e sua corista per due anni. Molti dei presenti appartenevano alla stessa generazione e quel richiamo ha finito per creare una memoria comune, più che una vera rievocazione del passato. Quarant’anni dopo, restano le persone e cambiano i contesti; qualche elemento di quella stagione può però riaffiorare attraverso una canzone, un luogo, una conversazione.

Awa Ly quindi, che da Parigi ama tornare in Italia quando gli è possibile, ha scelto la misura. Essenziale e carismatica, ha portato nel bosco un rapporto diretto con le energie della terra, senza sovrastrutture. La sua presenza ha funzionato per sottrazione: voce, corpo, spazio e attenzione.

Nico Arezzo, anche lui in solitario, ha mostrato l’originalità della sua scrittura. I testi hanno personalità e la performance ha avuto un carattere acuto, sostenuta interamente dalla sua presenza, senza bisogno di un apparato scenico.

Poi Motta un pugno di canzoni, tratte sopratutto dai suoi esordi con “La fine dei vent’anni”, “La nostra ultima canzone”, “Vivere o morire”, “Sei bella davvero” e “La musica è finita”. Anche qui la scelta del solitario ha modificato la prospettiva. Voce, chitarra e scrittura sono rimaste al centro, senza la mediazione della band. Il suo esistenzialismo, fatto di domande e inquietudini mai risolte, ha trovato una sponda inattesa anche nella piacevole conversazione con alcuni ragazzini che lo ascoltavano per la prima volta, quasi seduti di fronte a lui. Un confronto semplice e diretto, che ha restituito alle sue canzoni un interlocutore diverso da quello abituale.

Opera Sila funziona proprio nella sovrapposizione di questi elementi: il lavoro delle guide, la conoscenza del territorio, la divulgazione e la musica. Non come parti separate di un programma, ma dentro lo stesso percorso.