
di STEFANIA PAPALEO
Ci sono voluti 15 anni, ma alla fine l'ispettore dia polizia Salvatore Vergata è riuscito a liberarsi dalla terribile accusa di omicidio colposo legata alla morte di un operaio sul cantiere che era stato allestito per lavori da lui commissionati. A ribaltare la sentenza di primo grado con la quale era stato condannato a 2 anni di reclusione è stata oggi la Corte d'Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Giglio (a latere: Carlo Fontanazza e Paola Ciriaco), che lo ha assolto "per non aver commesso il fatto", in accoglimento della tesi difensiva portata avanti nel suo nteresse dagli avvocati Enzo Ioppoli e Antonio Ludovico. I giudici, contestualmente, hanno ridotto a 1 anno e 4 mesi la pena per Giuseppe Gigliotti, titolare della ditta edile per la quale lavorava la vittima, l'operaio Francesco Di Cello.
Il dramma dal quale è scaturito il lungo procedimento penale si è consumato il 22 luglio del 2010 a Settingiano, con la caduta della vittima a causa di assenza di idonei parapetti finalizzati proprio a garantire lasicurezza dei lavoratori. Da lì il coinvogimento a vario titolo di committente, imprenditore e tecnici della ditta, finiti sotto processo per mano della procura della Repubblica di Catanzaro. Oggi l'epilogo a favore dell'ispettore di polizia, uscito dall'incubo giudiziario che non gli avrà dato pace per quindici lunghi anni.
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