Operazione "Quarta chiave", ai domiciliari Concetta e Raffaella Silipo: sono neomamme e non possono stare in carcere

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Il carcere Panzera di Reggio Calabria
  21 giugno 2021 20:42

di EDOARDO CORASANITI

Raffaella è la madre di due figli di cinque e due anni, Concetta di un bimbo di otto mesi: entrambe sono stata arrestate e portate in carcere venerdì scorso nell'ambito dell'operazione "Quarta chiave", un blitz che ha messo in luce una presunta organizzazione per il traffico illecito di rifiuti, a furto aggravato e violazione di sigilli. Entrambe ora possono ritornare a casa, con i loro figli ancora piccoli. 

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La detenzione finisce poche ore fa, quando lo stesso gip che ha emanato la misura del carcere accogliendo l'istanza degli avvocati Valerio Murgano e Pasquale Barbieri sostituisce la massima restrizione della libertà con gli arresti domiciliari.  Le due indagate si sono avvalse della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia, mentre i legali hanno eccepito l'illegittimità dell'arresto.  La difesa ha anche fatto notare che la circostanza  doveva essere nota agli investigatori e che 
in fase di esecuzione è stata totalmente ignorata.

Il carcere era stato richiesto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, e firmato dal giudice dell'indagine preliminare. Dopo l'istanza presentata con urgenza dalla difesa, il gip ha fatto due passi indietro ricordando che l'articolo 275 del codice di procedura penale prevede che  "quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza", scrive il gip Simona Manna. Una norma che tutela i bimbi, la loro serenità, ancora prima di punire e rinchiudere due donne, al di là delle responsabilità penali che sono ancora tutte da accertare. 

Inoltre, aggiunge il giudice "la presunzione che esclude l'applicabilità della custodia in carcere nei confronti di soggetti che versino in particolari condizioni, salvo che ricorrano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, in ossequio ai principi espressi dalla  Suprema corte (tra cui Cass., Sez. 2, Sentenza n. 11714 del 16/03/2012), prevale rispetto alla presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere di cui al comma terzo del medesimo articolo prevista per il reato per cui vi è cautela", scrive il gip nel provvedimento di sostituzione della misura. 

Quindi,  non c'è l'"eccezionale rilevanza" per confermare il carcere per Raffaella e Concetta Silipo, donne e madri, che non dovevano essere arrestate. 

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