Operazione Scolacium, Capomolla: "Due gruppi criminali imponevano il controllo capillare del territorio"

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  22 febbraio 2024 12:30

di ANTONIO ARGENTIERI PIUMA

“Due gruppi criminali che avevano il controllo capillare del territorio". Ad affermarlo è il procuratore vicario della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, nel corso della conferenza stampa convocata questa mattina per spiegare nei dettagli i provvedimenti restrittivi effettuati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catanzaro in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 22 indagati (19 in carcere e 3 ai domiciliari), sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai delitti, rispettivamente ipotizzati nei loro confronti, di associazione di tipo mafioso armata, concorso esterno in associazione mafiosa, e altri gravi reati, anche aggravati dalle modalità e finalità mafiose, quali estorsione, reati in materia di armi, detenzione e traffico illecito di stupefacenti, nonché di ricettazione, sequestro di persona, furto in abitazione e danneggiamento seguito da incendio. 

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“Due gruppi criminali operanti nelle aree comprese nei territori tra Roccelletta di Borgia e Vallefiorita, una con epicentro a Roccelletta di Borgia e l’altra proprio a Vallefiorita. Due articolazioni di ‘ndrangheta – spiega Capomolla - già oggetto di provvedimenti giudiziari in particolare nell’ambito dell’inchiesta Jonny che ha interessato anche queste due compagini che si contendono il predominio territoriale in due aree contigue. Alcuni soggetti sono in una fase di giudizio nell’ambito di un procedimento penale in fase di Appello, ma che hanno dimostrato di protrarre l’attività e l’operatività dell’organizzazione criminale. Le evidenze indiziarie – aggiunge il procuratore - hanno consentito di delineare attività di estorsioni con atti incendiari e intimidazioni volte a raggiungere vantaggi estorsivi”.

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Poi dice: “Si tratta di due aree geografiche: Vallefiorita che estende i propri interessi sulla fascia Jonica fino a Squillace e Roccelletta di Borgia nelle aree di Catanzaro sud fino alle porte del quartiere marinaro compresa quella di Germaneto dove ci sono insediamenti produttivi oggetto di interesse criminale come attività commerciali, imprenditoriali compreso quello delle palle eoliche. Inoltre è stata delineata la disponibilità di armi che caratterizza queste organizzazioni criminali in modo inquietante”.

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E ancora: “Lo scontro tra questi due gruppi nel corso degli anni è stato violento e si sono registrati anche tentativi di ricomposizione per evitare ulteriori scontri. E per dirimere questi conflitti sono intervenuti anche esponenti di altre organizzazioni criminali di rilievo e di livello più alto riconducibili ad aree della provincia di Crotone e Reggio Calabria”.

Dal canto suo Giancarlo Novelli, procuratore aggiunto, sottolinea che ancorché destinatari di altri provvedimenti giudiziari, questi gruppi hanno continuato l’attività criminale tant’è vero  che parte del compendio investigativo riguarda intercettazioni in regime penitenziario. Quindi, nonostante il regime detentivo, è veramente difficile interrompere questi legami e anche dal carcere ci sono state interferenze. L’attività estorsiva delle attività imprenditoriali è talmente capillare che ne compromette la crescita del territorio”.

Mentre, il colonnello dei carabinieri Giuseppe Mazzullo nel ricordare che l’ordinanza cautelare emessa dal Gip nei confronti di 22 indagati è stata eseguita da circa 200 carabinieri, sottolinea che questa presenza criminale incide sula crescita di un territorio in forte espansione economica come appunto l’area di Germaneto dove insistono diversi complessi industriali e nelle aree dove sono presenti diversi stabilimenti balneari. La pervasività della criminalità locale, malgrado le precedenti operazioni, ha continuato ad opprimere il territorio dalle più piccole alle più grandi attività. Inoltre – rimarca Mazzullo – si è riscontrato un forte clima di omertà che favorisce il fenomeno e alimenta un atteggiamento spavaldo dei criminali locali. Parliamo di due consorterie che portano avanti plurime attività illecite estorsive, dal settore boschivo a quello eolico, e poi anche lo spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante della disponibilità di armi”.

Infine, il Capitano dei carabinieri Roberto Di Costanzo, nel rimarcare che entrambe le organizzazioni controllano il territorio in maniera pervasiva da anni, sottolinea la capacità di rigenerarsi a seguito delle diverse operazioni di polizia giudiziaria. Il profilo imprenditoriale nella migliore delle ipotesi è concorrente esterno con l’associazione e nella peggiore delle ipotesi è parte dell’organizzazione. Si rileva inoltre, l’assoluto controllo del territorio e il totale disprezzo della legge e del vivere civile”. 

 Di Costanzo riferisce che “un indagato intercettato racconta che fino all’età di 17 anni ha portato la pistola. Emerge la piena consapevolezza di una scelta di vita che può portare nella migliore delle ipotesi al carcere e nella peggiore ad essere ammazzati. Tutto accettato come regola di vita. Emerge anche un’attività di raccolta di informazioni di tutti i tipi che si è dimostrata una modalità efficace per il controllo del territorio. E poi, il regalo di una pistola che il papà fa al figlio. La cosca s’interessa anche di chi va a caccia di cinghiali sul territorio ritenuto di propria competenza. In generale – conclude - l’attività estorsiva diffusa per il controllo capillare del territorio, aldilà dell’interesse economico, è ritenuto uno stile di vita che abbraccia i valori mafiosi della ‘ndrangheta”. 

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