Osservatorio decoro urbano Catanzaro: "I Giardini Nicholas Green e gli urbanisti della domenica"

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  21 luglio 2022 12:56

"La storia edilizia moderna del centro storico di Catanzaro ci tramanda una sequenza di violenze urbanistiche e architettoniche che proviamo fremiti di paura al solo pensiero che in città si stia riproponendo e sviluppando un estemporaneo dibattito su cosa “fare” nell’area destinata a verde pubblico, intitolata alla memoria di Nicholas Green, bambino americano rimasto tragicamente ucciso nel 1994 durante un tentativo di rapina sull’Autostrada Salerno-Reggio Calabria".

Così in una nota stampa i membri dell'Osservatorio per il decoro urbano di Catanzaro.

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"Ci terrorizza letteralmente il pensiero che sia ancora attivo a Catanzaro quel club di urbanisti improvvisati che già tanta devastazione hanno portato nella nostra città, specialmente nel cuore del Centro storico.

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E’ ormai nozione comunemente accettata, infatti, che il Centro Storico catanzarese, in specie quello attraversato da Corso Mazzini, si presenti nell’attuale configurazione, pressoché priva di connotati urbani identificabili, quale risultante della tragica ed estemporanea successione di interventi edilizi che hanno preso avvio nella seconda metà dell‘800, con gli sventramenti, i diradamenti e i tagli di edifici finalizzati ad allargare e ”raddrizzare” la principale arteria cittadina, e che sembrerebbero essersi arrestati negli ultimi decenni del ‘900, dopo la ricostruzione selvaggia del secondo dopo guerra e lo sciagurato abbattimento del residuo patrimonio immobiliare storico ancora rimasto in piedi, avvenuto nel 1975, lo stesso anno in cui il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa promulgava la Carta di Amsterdam che sanciva che la conservazione del patrimonio architettonico dovesse essere uno dei principali obiettivi della pianificazione urbana e dell’assetto territoriale.

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Sembrerebbe, dicevamo, perché il dibattito si è riaperto proprio in questi ultimi giorni. A riaccenderlo sono stati un finanziamento ottenuto dal Comune di Catanzaro di circa 7 milioni di Euro a valere sui Fondi CIS (Contratti Istituzionali di Sviluppo) e un’ipotesi progettuale di massima, elaborata da un architetto di origini catanzaresi con lo scopo precipuo di intercettare il citato finanziamento, ma comunque modificabile e pertanto non obbligatoriamente legata alla “realizzazione di spazi aperti commerciali e artigianali, con dehors all'aperto, a basso impatto urbanistico e strutturale (strutture trasparenti e integrate all’ambiente) nell'area Nicholas Green”. E neppure, aggiungiamo noi, alla costruzione di volumetrie edilizie più imponenti da destinare a pubblici uffici o a grandi catene commerciali, se non, addirittura, alla riproposizione di falsi storici non meglio definiti e alla creazione di un megaparcheggio sotterraneo che stentiamo ad immaginare, anche alla luce di quanto illustreremo più avanti e delle molteplici istanze provenienti da svariati ambienti cittadini che aspirano all’eliminazione del traffico veicolare dal Centro Storico e all’istituzione di una vasta area pedonale.

Ciò premesso, pur astenendoci coerentemente dal formulare qualsivoglia proposta, riteniamo però di non poterci esimere dal sottoporre all’attenzione del Comune un paio di considerazioni che, ci auguriamo, potranno meglio orientarne l’azione.

Innanzitutto ci teniamo ad evidenziare che i Giardini Nicholas Green, sorti sull’area di risulta degli edifici demoliti fin dal 1970 per realizzare lo sventramento dello Stretto del Corso e, per ultimo, del Palazzo Serravalle-De Cumis abbattuto nel 1975, sono ormai uno spazio pubblico storicizzato “ampiamente integrato nell’ambiente di vita dei cittadini, per i quali costituisce un capitale spirituale, culturale e sociale di valore insostituibile, la cui riduzione e diminuzione non può essere compensata neanche da creazioni di elevata qualità” (cfr. Carta Europea del Patrimonio Architettonico – Amsterdam 1975 – enunciato 3); dal che se ne deduce che per questo polmone verde che si trova nel cuore del centro storico cittadino sarebbe auspicabile impedire di innalzare fabbricati e, semmai, favorire una complessiva e illuminata riqualificazione da realizzarsi esclusivamente con l’innalzamento – questo sì - della sua qualità architettonica e monumentale.

La seconda considerazione – non in ordine di importanza – è legata ad una circostanza che nessuno dei soggetti che hanno inteso partecipare al dibattito sulla destinazione dei Giardini Green, ha tenuto in considerazione. Neppure il sindaco uscente e il progettista da lui incaricato.

E tale dimenticanza non è da poco, considerando che riguarda la sicurezza e forse la stessa sopravvivenza dei catanzaresi.

Dovrebbe essere noto a tutti, infatti, che puntuali disposizioni di leggi nazionali e regionali, nonché Direttive sia regionali che della Presidenza del Consiglio dei Ministri e indirizzi emanati dal Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, obbligano i Comuni ad adottare un Piano di Protezione Civile quale parte integrante del Sistema di Allertamento Regionale per il Rischio idrogeologico e idraulico. Il Comune di Catanzaro ha ottemperato agli obblighi normativi e si è dotato di questo Piano col quale, oltre a prevedere tutta una serie di norme e prescrizioni, ha individuato le aree di emergenza che, in caso di eventi critici, sono destinate ad uso di protezione civile per la popolazione colpita e per le risorse destinate al soccorso ed al superamento dell’emergenza. Queste aree, a loro volta, sono state suddivise in Aree di Attesa, Aree di Ricovero e Aree di Ammassamento dei soccorritori e delle risorse.

Orbene, tra le Aree di Attesa, descritte nella Scheda 3 come luoghi di prima accoglienza per la popolazione, situati lungo le vie di fuga, facilmente raggiungibili (piazze, slarghi, spazi pubblici o privati) e non soggetti a rischio, è stata individuata la “Piazza N. Green di fronte Mignon bar, quale via di fuga di Corso G. Mazzini, avente una superficie di 2100 mq. con la capacità di accogliere 1050 persone”.

E’ in quest’area che, in caso di calamità, la popolazione catanzarese, i nostri concittadini, saranno ospitati per un tempo limitato, qui riceveranno le prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforto, in attesa di essere sistemati in strutture di accoglienza adeguate.

Beh, che dire, forse la tutela dell’incolumità della popolazione vale di più di qualche dehor o locale commerciale costruito sugli storici Giardini Nicholas Green, soprattutto quando si valuti attentamente che, tutt’intorno, sono numerose le saracinesche ad essere state abbassate da più tempo e che proprio da queste occorrerebbe ripartire per l’auspicabile ripresa economica e commerciale del Centro Storico.

Noi siamo convinti che sia meglio attrarre il passeggio e la socializzazione con lo spettacolo che solo la natura sa offrire, che sia meglio inebriarsi con il profumo delle magnolie e non storcere il naso per l’olezzo dei gas di scarico, che siano meglio il frullo d’ali e il cinguettio degli uccelli e non il frastuono dei clacson, che sia meglio la serenità di aggraziate e fastose aree verdi e non l’angoscia di opprimenti edifici. Meglio, molto meglio gli alti alberi ombreggianti e quelli profumati, meglio l’erbetta tosata, i prati fioriti, gli iris e le margherite e non i cipressi e i crisantemi".

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