Osvaldo Catania: "Giunta Fiorita, un cambio di deleghe non basta: Catanzaro ha bisogno di una visione"

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  29 agosto 2026 10:27

di OSVALDO CATANIA * 

Ancora una volta si interviene sulla Giunta comunale di Catanzaro. Il sindaco Nicola Fiorita ha deciso di modificare l'assetto delle deleghe e di affidare a Salvatore Bullotta, già capo di Gabinetto, importanti responsabilità amministrative. Una scelta che, al di là delle motivazioni ufficiali, lascia aperta una domanda politica fondamentale: era davvero questo il cambiamento di cui Catanzaro aveva bisogno? Perché Catanzaro non ha bisogno soltanto di un cambio di assessori o di deleghe. Catanzaro ha bisogno di ritrovare sé stessa. Questa città oggi non ha più una vera identità.

E quando una città perde la propria identità, perde anche la capacità di immaginare il proprio futuro. Catanzaro dovrebbe essere il capoluogo della Calabria, il centro istituzionale e amministrativo della regione, una città capace di rappresentare la propria storia, la propria cultura, il proprio patrimonio e le proprie ambizioni. Invece, oggi, appare spesso priva di una direzione precisa.

E questa mancanza di identità non è arrivata per caso. È anche il risultato di una politica amministrativa che, a mio giudizio, non ha saputo costruire una vera visione programmatica della città. Una visione non si costruisce giorno per giorno, inseguendo le emergenze o cercando di volta in volta i numeri necessari per andare avanti. Una visione significa sapere dove si vuole portare Catanzaro tra cinque, dieci, quindici anni.

Significa avere un progetto per il centro storico, per i quartieri, per l'università, per il turismo, per la cultura, per il commercio, per le infrastrutture, per i giovani e per il ruolo che il capoluogo deve avere all'interno della Calabria. Ma per costruire una visione serve anche una maggioranza politica.

E qui sta uno dei nodi fondamentali di questa esperienza amministrativa. Il sindaco Fiorita non ha mai avuto, una maggioranza politica solida e riconoscibile in Consiglio comunale. La sua amministrazione è riuscita ad andare avanti attraverso maggioranze variabili, attraverso il sostegno di consiglieri provenienti da esperienze politiche differenti e attraverso  trasformismo e trasfughismo che hanno caratterizzato, purtroppo, tanta parte della politica .

Non mi interessa giudicare le persone. Mi interessa giudicare un sistema politico. E un sistema nel quale le maggioranze cambiano continuamente, nel quale i confini tra maggioranza e opposizione diventano sempre più sfumati e nel quale il sostegno all'amministrazione può dipendere da singoli passaggi consiliari, difficilmente può produrre una visione politica organica e di lungo periodo.

La politica, però, dovrebbe essere altro. Dovrebbe significare appartenenza a un progetto, responsabilità verso gli elettori e capacità di anteporre l'interesse collettivo a quello individuale.

Quando invece prevalgono gli interessi personali, le convenienze del momento e le ambizioni dei singoli, a perdere non è un partito. A perdere è la città. Ed è proprio questo che Catanzaro non può più permettersi.

La raccolta delle firme che nei mesi scorsi ha rappresentato un momento di forte critica nei confronti dell'amministrazione avrebbe dovuto essere un'occasione di riflessione profonda.

Un segnale arrivato da sensibilità politiche diverse, sia da destra sia da sinistra. Quello avrebbe dovuto essere il momento per fermarsi e dire: serve un cambio di passo. Non un semplice cambio di deleghe.

Non una diversa distribuzione degli incarichi. Ma unA nuova squadra, una nuova impostazione e soprattutto un nuovo progetto per Catanzaro.Il sindaco avrebbe potuto avere il coraggio di azzerare realmente gli equilibri e costruire una squadra composta da persone competenti, preparate e capaci, chiamate a lavorare esclusivamente nell'interesse della città fino alla fine del mandato.

Quello sì sarebbe stato un segnale forte.Perché oggi il problema non è stabilire chi abbia una determinata delega.Il problema è capire che cosa si vuole fare di Catanzaro.Qual è il progetto? Qual è la visione? Quale città vogliamo consegnare ai nostri figli?A queste domande, ancora oggi, non vedo risposte sufficientemente chiare.E senza una visione programmatica, Catanzaro continuerà inevitabilmente a navigare a vista.Una città che non sa dove vuole andare finisce per perdere anche la propria identità. E noi non possiamo rassegnarci a questo.

Catanzaro è il capoluogo di regione. Ha una storia importante, un patrimonio culturale straordinario, una posizione strategica e professionalità che potrebbero contribuire a costruire un modello di sviluppo completamente diverso. Ma tutto questo deve essere messo a sistema.Serve una politica capace di progettare.Serve una maggioranza che abbia una visione. Serve una Giunta che abbia il coraggio di assumersi responsabilità. E serve soprattutto una classe dirigente che non pensi alla prossima poltrona o alla prossima elezione, ma ai prossimi vent'anni di questa città.

Perché il tempo degli aggiustamenti è finito. Catanzaro non ha bisogno di un'altra redistribuzione di deleghe. Ha bisogno di ritrovare la propria identità. E per ritrovarla serve una cosa che finora è mancata: una visione politica chiara, un progetto credibile e una classe dirigente capace di mettere il bene della città davanti agli interessi personali. Alla fine saranno i cittadini a giudicare. Non le dichiarazioni. Non i cambi di delega. Non gli equilibri di Consiglio. Ma i risultati. E soprattutto una domanda resterà sul tavolo: che cosa è stata realmente costruita per Catanzaro in questi anni?

È a questa domanda che la politica dovrà rispondere. Perché Catanzaro merita di più. Merita una direzione. Merita un'identità. 

 

*già candidato alle elezioni comunali di Catanzaro