Pandemia e Chirurgia in tempo di Covid. La ricerca internazionale con il contributo dei due medici calabresi Gallo e Pata

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Gaetano Gallo e Francesco Pata
  27 marzo 2021 16:47

di ENZO COSENTINO

Il transito umano su questa terra, prima del viaggio verso l’eternità, è, purtroppo, costellato dal bello e il brutto in tutte le sfaccettature possibili. C’è comunque una predisposizione, talvolta esasperata ed inficiata dall’egoismo, a renderlo positivo. Un aiuto ad agevolare un “transito” felice o il meno traumatico possibile viene dalla ricerca. Parola magica che le società civili devono riempire di contenuti. Specie in questi brutti momenti di una pandemia globale distruttiva. E chi fa ricerca scientifica, nel campo della salute merita sostegno. Con i fatti. La ricerca arriva sempre con i suoi risultati. E oggi il quadro dei bisogni è ampio, dilatato a misura di Covid. Abbiamo affrontato questo argomento in una conversazione con il dottor Gaetano Gallo dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro e con il dottor Francesco Pata (Chirurgo generale dell’Ospedale Nicola Giannettasio di Corigliano-Rossano). Pandemia e chirurgia: tema attualissimo.

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“La pandemia in corso – ci dice il dottor Gallo-  ha determinato un notevole impatto sui servizi chirurgici. Riduzione di posti letto e personale, interventi programmati cancellati o ritardati, visite ambulatoriali ridotte o sospese, esami diagnostici limitati a quelli urgenti e indifferibili. Inoltre, se un paziente chirurgico acquisisce l’infezione da coronavirus nel periodo perioperatorio, si raggiunge una mortalità poco inferiore al 25%  con una percentuale di complicanze polmonari del 51%”.

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Ma è arrivata la vaccinazione. Si, è una svolta ma il nostro interlocutore aggiunge: “In attesa che la campagna vaccinale in corso raggiunga una copertura nella popolazione, il rischio è di avere una mortalità più elevata tra i pazienti chirurgici, per diagnosi tardive o per complicanze legate a un’infezione da coronavirus in atto o recente”. Che sta facendo allora la ricerca. Immediata la risposta di Gallo. “Un gruppo di ricerca COVIDSurg, che coinvolge chirurghi e anestesisti di oltre 80 nazioni nel mondo, ha recentemente pubblicato 2 studi internazionali che, per la prima volta, forniscono dati in grado di migliorare la cura dei pazienti chirurgici durante la pandemia.”

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In Italia, COVIDSurg è stato coordinato da un comitato composto da due chirurghi calabresi, Francesco Pata (Chirurgo generale dell’Ospedale Nicola Giannettasio di Corigliano-Rossano) e Gaetano Gallo (Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro) in collaborazione con i dott. Gianluca Pellino (Università Vanvitelli, Caserta), Salomone Di Saverio (Università di Varese) e Marco Fiore (Istituto Tumori di Milano)”.

 E a che punto è lo studio in questa direzione?

“Il primo articolo intitolato 'Il tempo ottimale della chirurgia dopo infezione da SARS-CoV-2: uno studio prospettico internazionale' pubblicato su Anesthesia – puntualizza il giovane clinico catanzarese- ha analizzato i dati di 140.727 pazienti in 1.674 ospedali in 116 paesi. I ricercatori si sono chiesti quale dovrebbe essere il tempo ottimale dall’insorgenza dell’infezione da coronavirus per sottoporre un paziente ad intervento senza incorrere in tassi di complicanze e mortalità elevate. I pazienti che avevano contratto l’infezione dopo l’intervento erano esclusi dallo studio. La mortalità a 30 giorni nei pazienti che non avevano l'infezione da SARS-CoV-2 era dell'1,5 percento. Nei pazienti operati, ma asintomatici, dopo aver contratto l’infezione da coronavirus la mortalità era più elevata fino alla sesta settimana dalla diagnosi, precisamente il 4% a nelle prime 4 settimane  e il 3,6 % a 5-6 settimane (3,6 percento), per ritornare alle percentuale dei pazienti non-COVID19 nelle settimane successive. Gli autori concludono che un intervento chirurgico può essere considerato sicuro in pazienti con infezione pregressa da COVID-19 dalla settima settimana dopo la diagnosi se il paziente è asintomatico, mentre la mortalità si mantiene più elevata (6%) nei pazienti con sintomi persistenti al momento dell’intervento anche dopo questo intervallo temporale”.

E arriviamo al secondo degli articoli. Ci dice il dottor Pata: “Il secondo articolo, pubblicato il 25 Marzo sulla prestigiosa rivista “British Journal of Surgery”, coordinato dall’’Università di Birmingham, ha stimato gli effetti della vaccinazione sui pazienti chirurgici rispetto alla popolazione generale. È emerso che dando la priorità nella vaccinazione ai pazienti con età uguale o maggiore a 70 anni o da sottoporre a intervento per la rimozione di un tumore si potrebbero evitare 58.687 decessi all’anno, rispetto alla vaccinazione senza distinzioni della popolazione generale. 315 team chirurgici in Italia hanno contribuito con i loro dati ai risultati”.

Dallo stato della ricerca a che punto è la situazione nel rapporto chirurgia-Covid? Pronta la risposta di Gallo: “Gli sforzi nella ricerca di quest’ultimo anno stanno fornendo dati concreti per calmierare gli effetti della pandemia sui pazienti chirurgiche dare agli operatori delle indicazioni basate su dati scientifici e non su opinioni. È compito  della politica e delle organizzazioni sanitarie, utilizzare questi dati per migliorare la performance dei servizi sanitari”. Ed aggiunge: “Gli effetti della pandemia sui pazienti chirurgici sono stati devastanti”, afferma il dott. Pata “incontriamo sempre più spesso patologie chirurgiche urgenti o malattie neoplastiche in stadio avanzato, perché diagnosticate tardivamente a causa della pandemia. La compromissione delle campagne di screening rischia di creare un’onda lunga di mortalità da ritardata diagnosi nei prossimi anni, senza considerare il problema degli interventi in arretrato che peseranno sulla programmazione di un sistema sanitario nazionale già penalizzato da tagli e carenza di personale”.

Esposizione più che esauriente - sicuramente rassicurante per tantissime persone che oltre al Covid lottano con patologie da affrontare chirurgicamente- quella data dal dottor Gaetano Gallo e dal dottor Pata (anche a dimostrazione che nella sanità calabrese le eccellenze vi sono e vanno valorizzate e difese). L’auspicio non può che essere che il sistema sanitario calabrese, commissariato, bistrattato e depresso dalla mala gestione sappia valorizzare risorse umane e scientifiche riconosciute a livello nazionale e internazionale per iniziative di miglioramento dell’organizzazione e dei servizi sanitari.

 

 

 

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