
Riceviamo e pubblichiamo
Ci risiamo! Dopo l’episodio di alcuni mesi fa, nella nostra città l’ennesimo caso di marginalità sociale viene presentato come situazione di degrado e insicurezza. La realtà che sta dietro a questa narrazione è ben altra! Sbattere le fragilità sociali in prima pagina per giustificare l’utilizzo di un intero impianto repressivo, non ci appartiene.
Un senza fissa dimora, a seguito della segnalazione da parte della comunità locale è stato intercettato dalle forze dell’ordine e fatto oggetto di provvedimento, firmato dal Questore della città di Catanzaro, di trattenimento e “accompagnamento” presso il Centro di Permanenza e Rimpatrio (CPR) di Bari.
Un’ operazione che si inserisce nella strategia rappresentata come di “prevenzione e presidio del territorio” con lo scopo di contrastare situazioni di illegalità diffusa.
In realtà, queste operazioni, come già accaduto in passato, fanno parte del preciso progetto di militarizzazione di spazi pubblici e repressioni di marginalità sociali attraverso la reclusione in luoghi disumani in cui, sull’impronta di veri e propri lager, viene esercitata violenza fisica, psicologica e farmacologica che nei tanti casi venuti alla cronaca (ed ancor più in quelli che non emergono) portano chi è oggetto di detenzione ad atti autolesionistici che arrivano fino al suicidio.
Un approccio, quello adottato con il metodo della detenzione nei CPR (fondato sulla base etnica) che nulla ha a che fare con la sicurezza, poiché essa passa per ben altre pratiche all’interno di una società civile.
Lavoro, lotta allo sfruttamento ed al precariato, servizi essenziali, politiche abitative lontane da quelle fino ad ora utilizzate per creare ghetti fuori dai contesti urbani. E’ questo che rende le città più sicure ed affranca, chi vive in condizioni di difficoltà, dalla marginalità economica che produce quella sociale.
Ciò che per propaganda elettorale e per raccolta di consensi viene descritta come emergenza e viene gestita con decreti e provvedimenti di natura repressiva finalizzata alla detenzione, riteniamo vada rappresentata per quella che effettivamente è: un elemento strutturale dell’attuale società capitalistica.
La produzione e riproduzione di questo sistema, si avvale della mobilità forzata di milioni di persone che per migliorare le loro condizioni materiali, sono in fuga da guerre e devastazioni; da diseguaglianza e saccheggio di risorse. Coloro che sono costretti a migrare costituiscono mano d’opera a basso costo negli stessi paesi che hanno contribuito a determinarne la migrazione. Il migrante è quindi trattato nella sua duplice funzione: lavoratore da sfruttare a basso costo per mantenere alta la competitività delle aziende sul mercato e persona da recludere nei CPR e rimpatriare quando la sua funzione verso il capitale viene meno.
Siamo difronte ad una vera e propria dismissione dell’essere umano al pari di come avverrebbe con un qualsiasi macchinario a fine periodo di ammortamento. Nel mentre si ricorre all’elemento sicurezza, invocando strumenti di controllo pervasivo nei nostri comuni, con l’implementazione della videosorveglianza, si utilizza l’elemento della paura sociale verso le persone immigrate al fine di giungere ad un più ampio disegno: raggiungere e normare oggi quelle che saranno le marginalità di domani ed insieme ad esse tutta quella parte di popolazione che dissente da una visione di società che non vuole e non gli appartiene.
Fino a che ogni episodio, come quello accaduto ieri a Catanzaro, di disperazione e/o disagio verrà trasformato nella crociata della politica delle discriminazioni, non si alimenterà altro che un clima di odio e razzismo funzionale solo alla raccolta di consensi basati sulla strategia della paura.
Pensiamo e sosteniamo fermamente che sia necessario, per una società più giusta ed equa basarsi sulla tutela dei diritti di tutta la popolazione straniera presente sul territorio italiano, mirando al pieno sviluppo delle capacità umane e che non preveda forme di privazione della libertà in relazione alla propria origine o condizione sociale e giuridica.
Riteniamo, altresì che occorra l’istituzione di un permesso di soggiorno per formazione e ricerca lavoro, di durata biennale, previsto per tutti coloro che versano in condizione di irregolarità amministrativa e che la durata del permesso di soggiorno per motivi di lavoro sia estesa a tre anni, prescindendo dalla tipologia di impiego; nonché snellire e semplificare le procedure di rilascio dei titoli di soggiorno e che la durata della permanenza sul territorio necessaria all’inoltro della richiesta di carta di soggiorno per lungo periodo sia ridotta da cinque a tre anni.
Sopra ogni cosa, fermamente sosteniamo che ogni lager (quali sono i CPR) presente sul nostro territorio sia smantellato poiché esso è luogo di compressione dei diritti umani!
Potere al Popolo Catanzaro
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