
"Rivolgiamo queste riflessioni alle Autorità competenti non per assolvere a un mero passaggio burocratico, ma per dare voce a una denuncia che riteniamo urgente. Dietro la rassicurante retorica della transizione ecologica scorgiamo, infatti, il riproporsi di un paradigma coloniale che la Calabria conosce fin troppo bene:
l’estrazione di valore da una terra trattata come un bacino di risorse da saccheggiare per alimentare interessi distanti, lasciando sul posto soltanto macerie paesaggistiche e servitù industriali". Lo scrive Potere al Popolo Calabria in una lettera inviata a Al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e a Commissione Tecnica PNRR-PNIEC.
"Il progetto "Enotria" palesa un’inquietante fragilità strutturale fin dalla natura del suo proponente. L’esiguità del capitale sociale di questa "società di scopo" non è un dettaglio trascurabile, ma il sintomo di una precisa strategia finanziaria: massimizzare i profitti privati schermando i reali investitori da ogni responsabilità civile e ambientale. È il consueto modello speculativo che privatizza gli utili e socializza le perdite, scaricando sulla collettività l'onere di futuri fallimenti o mancate bonifiche.
C’è poi un aspetto che tocca l’anima stessa del nostro territorio: l’esproprio del mare. Il Golfo di Squillace non è uno spazio vuoto, una "res nullius" a disposizione del grande capitale; è il luogo di vita della gente del mare, dei pescatori e dei marinai che da generazioni ne custodiscono l’equilibrio. Imporre un gigantismo tecnologico di questo tipo significa smantellare un’economia locale delicatissima e tradizioni secolari che non hanno prezzo. Centinaia di famiglie vedrebbero stravolta la propria esistenza per un’opera che non genererà occupazione reale in loco, ma solo una brutale mutazione dell'orizzonte.
Il paesaggio, lo ricordiamo con forza, è un bene protetto dall’Articolo 9 della nostra Costituzione e non può essere degradato a merce. L'industrializzazione forzata del nostro litorale non nasce da una pianificazione
pubblica virtuosa, ma dalla fame di incentivi finanziari. Per noi, la vera transizione non passa per piloni alti 300 metri che mutilano la bellezza; passa per la sovranità energetica popolare, per la creazione di comunità energetiche pubbliche e per un’energia che resti fuori dalle logiche di mercato, destinata finalmente a riscattare le aree più fragili del Paese.
Chiediamo pertanto che venga applicato con estremo rigore il Principio di Precauzione di matrice europea.
In presenza di incertezze scientifiche sugli impatti ecosistemici e sociali, il diritto alla bellezza e l’autodeterminazione di un popolo devono prevalere sulla speculazione. Non siamo disposti a vedere la Calabria trasformata nell’ennesima batteria sacrificabile d'Italia.
In definitiva, non ci troviamo di fronte a un'opera di pubblica utilità, ma a un atto di arroganza neocoloniale che scambia il Mediterraneo per una terra di conquista. Difendere questo orizzonte non è un capriccio estetico, è un dovere civile: significa ribadire che la Calabria non è in vendita e che il suo futuro appartiene a chi la vive, non a chi vuole saccheggiarla".
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