
di GIORGIA FRUSTACI
Caro gasolio e sostegno alle imprese, Fedralog Calabria attesa a Roma oggi alle 14.30. Resta aperto lo stato di agitazione. Da Bologna, le testimonianze raccolte raccontano la solidarietà verso i colleghi del Sud, i timori per le spedizioni e la polemica sulla visibilità mediatica della protesta.
La vertenza degli autotrasportatori calabresi resta aperta. Dopo la sospensione del fermo dei mezzi, decisa per consentire un nuovo confronto con le istituzioni, l’attenzione si sposta sul Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Per oggi, mercoledì 28 ottobre, alle 14.30, è atteso a Roma un tavolo istituzionale con la partecipazione di Fedralog Calabria e delle rappresentanze dell’autotrasporto del Sud.
Al centro del confronto ci sono il caro gasolio, l’aumento dei costi che grava sulle imprese e la richiesta di misure concrete per garantire la sostenibilità del settore.
La sospensione della protesta non ha chiuso la vertenza: lo stato di agitazione resta aperto e le successive decisioni dipenderanno dalle risposte che arriveranno dalle istituzioni.
Mentre la categoria attende risposte concrete dal Governo, la mobilitazione si è accompagnata anche a un’altra questione, emersa soprattutto sui social: la percezione che le ragioni degli autotrasportatori del Sud abbiano ricevuto meno attenzione rispetto alle manifestazioni svoltesi nelle città del Nord.
È sulla scia di questa contestazione nata sui social per la copertura mediatica della protesta degli autotrasportatori che si inserisce il servizio realizzato a Bologna.
Nelle regioni del Sud da cui è partita la mobilitazione, diversi utenti hanno criticato i media nazionali, accusandoli di riservare maggiore attenzione alle manifestazioni svolte negli stessi giorni contro il caro vita a Milano e a Bologna .
La denuncia riguarda una presunta disparità nel racconto delle proteste: da una parte le immagini e le notizie relative agli episodi più violenti nelle città del Nord, dall’altra le ragioni economiche degli autotrasportatori del Sud Italia , alle prese con il caro gasolio e con costi sempre più difficili da sostenere.
Una percezione che ha alimentato il malcontento e riportato al centro la questione della visibilità riservata alle difficoltà del Mezzogiorno.
Da qui la scelta di chiedere direttamente ai cittadini del capoluogo emiliano quanto conoscano la protesta degli autotrasportatori al sud e soprattutto le conseguenze che ha comportato quali supermercati vuoti , lezioni in didattica a distanza e difficoltà nei rifornimenti .
Le interviste restituiscono un quadro variegato: c’è chi si è informato attraverso i social, chi riceve aggiornamenti dai colleghi e chi comincia a fare i conti con possibili ripercussioni sulla propria attività lavorativa.
A Bologna la situazione viene descritta come sostanzialmente nella norma, ma non mancano le preoccupazioni per gli effetti di un eventuale prolungamento della mobilitazione .
Al centro resta una domanda: quanto spazio trovano le ragioni del Sud nel dibattito nazionale quando l’attenzione pubblica si concentra soprattutto sugli eventi che si verificano nelle grandi città settentrionali?
«Penso che ora al nord si sappia esattamente cosa sia successo al sud , seppure inizialmente il processo mediatico di diffusione sia stato rallentato»
Tra le voci raccolte c’è quella di un ex videomaker legato in passato al M5S, oggi tornato a lavorare nel settore dell’autotrasporto e attivo sui social nel dare voce alle difficoltà della categoria. Nel commentare la mobilitazione, l’intervistato esprime apprezzamento per il comportamento dei colleghi meridionali: «I miei colleghi al Sud sono stati davvero bravi».
Secondo la sua opinione , gli autotrasportatori coinvolti nelle proteste nel Mezzogiorno avrebbero portato avanti le proprie rivendicazioni con senso di civiltà. Un giudizio personale maturato anche attraverso il confronto con quanto osservato a Bologna, dove le manifestazioni contro il carovita sono state accompagnate da episodi di tensione.
Spedizioni in difficoltà e timori per il lavoro
Accanto al tema della visibilità mediatica, le interviste raccolte a Bologna fanno emergere preoccupazioni concrete per l’attività quotidiana.
La titolare di una posta privata riferisce che alcune spedizioni da ritirare nel Sud stanno diventando meno disponibili e che, in determinati casi, i ritiri vengono sospesi in attesa di comunicazioni e conferme da parte dei clienti.
Il timore è che il protrarsi della mobilitazione possa rallentare ulteriormente la circolazione delle merci e incidere sulle attività che dipendono dai collegamenti tra il Nord e il Mezzogiorno.
I corrieri di questa attività segnalano una diminuzione significativa delle consegne: dai volumi abituali, compresi tra 70 e 100 bolle, si sarebbe passati a circa 37. Si tratta di un dato riferito alla sua esperienza individuale, che non può essere esteso all’intero comparto, ma che restituisce le preoccupazioni per la continuità lavorativa e per il possibile ricorso alla cassa integrazione.
Questi dati evidenziano come la logistica sia una filiera strettamente interconnessa: quando le spedizioni rallentano in una regione d’Italia, le conseguenze incidono anche su tutte le altre .
“Credo che i miei colleghi non siano interessati alla vicenda e ai disagi che stanno vivendo nel sud Italia , soprattutto quelli del Nord , seppure il caro gasolio riguarda tutti”.
Tra le persone ascoltate c’è anche uno studente di medicina, che richiama l’attenzione sulla necessità di considerare le ricadute collettive della crisi e di non limitare il dibattito alla sola categoria direttamente coinvolta nella protesta.
«Spero che questo sevizio servi a mobilitare le coscienze collettive inerente questo tema» aggiunge il giovane .
“Se il mio titolare aderisce, mi fermo anch’io”
Tra gli intervistati c’è anche chi manifesta la disponibilità a sostenere la mobilitazione qualora il proprio datore di lavoro decidesse di aderire. Alcuni lavoratori spiegano che sarebbero pronti a fermarsi insieme all’azienda, condividendo la scelta anche a costo di rinunciare alla retribuzione per i giorni di sciopero.
Un autotrasportatore racconta di aver già comunicato al proprio titolare che, in caso di adesione, sarebbe disposto a fermarsi anche lui.
Il ragionamento è legato alla sostenibilità dell’impresa: se l’azienda riesce a reggere l’aumento dei costi e a mantenere la propria attività, anche i lavoratori possono beneficiarne; se invece le difficoltà economiche diventano insostenibili, le conseguenze ricadono anche su di luI
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