




di IACOPO PARISI
Non è stato un semplice incontro pubblico, ma qualcosa di più raro per Catanzaro: un momento reale di confronto tra giovani, partecipato e vivo. Nella Sala Concerti di Palazzo De Nobili, l’appuntamento “Parliamo un po’ di Catanzaro” nella serata di ieri ha messo insieme associazioni, studenti, attivisti e amministratori, restituendo per una sera l’immagine di una comunità che prova a interrogarsi sul proprio futuro partendo da chi, quel futuro, dovrebbe abitarlo.
A colpire, prima ancora dei contenuti, è stata la presenza: tanti giovani, rappresentanti di associazioni e realtà locali, coinvolti non solo come pubblico ma come parte attiva del dibattito. Un elemento tutt’altro che scontato in un contesto dove, come emerso più volte durante la serata, la partecipazione giovanile fatica spesso a trovare spazi strutturati.
A introdurre l’incontro è stato Francesco Ielapi, promotore del format, che ha riportato al centro il nodo dello spopolamento giovanile partendo anche da un piano personale: la scelta di tornare dopo un’esperienza fuori per mettere a disposizione della città competenze e visione maturate altrove. Un passaggio che ha fatto da filo conduttore all’intero dibattito: partire non come sconfitta, ma come fase di un percorso che può trovare compimento nel ritorno.
Sul significato stesso della partecipazione politica si è soffermato l’assessore alle Politiche giovanili Vincenzo Costantino, che ha invitato a “riprendersi” la parola politica, sottraendola a una dimensione puramente tecnica. La politica, ha sottolineato, riguarda la vita quotidiana e la costruzione della comunità, e deve tornare a essere spazio di confronto reale, soprattutto in una fase storica segnata da profonde trasformazioni. Un richiamo quindi alla necessità di ricostruire luoghi e momenti di discussione autentica, contro il rischio di una distanza crescente tra cittadini e decisioni pubbliche. E l'incontro di ieri fa intendere che si è sulla strada giusta.
Il tema del ritorno è stato affrontato da Flavio Albano, cofondatore del progetto Tornanza, che ha portato uno sguardo più ampio, maturato attraverso esperienze internazionali nei principali hub dell’innovazione globale. Dalle sue osservazioni emerge un dato ricorrente: molti professionisti, anche affermati, mantengono il desiderio di rientrare nei territori di origine. Tuttavia, ha chiarito, non si tratta di una narrazione romantica del “tornare a casa”, ma di un fenomeno ancora complesso e minoritario, che va letto soprattutto in chiave economica e di opportunità. L’esperienza all’estero, in questa prospettiva, non è alternativa al ritorno, ma spesso ne rappresenta la condizione.
Più personale e allo stesso tempo politico l’intervento di Miriam Belpanno, presidente dell’associazione NON APS, che ha distinto nettamente tra emigrazione come scelta e emigrazione come necessità. Dopo anni trascorsi tra diversi Paesi europei e città italiane, il suo ritorno in Calabria è maturato come atto consapevole: non un ripiego, ma una decisione legata alla volontà di contribuire a raccontare e costruire una narrazione diversa del territorio. “Il ritorno può essere un atto politico”, è il senso della sua testimonianza, che ha risuonato con forza tra i presenti.
Un punto di vista complementare è arrivato da Daria Mirante Marini, presidente dell’associazione ChiAma Catanzaro, che ha scelto invece di restare. La sua esperienza evidenzia un’altra possibilità: costruire il proprio percorso senza lasciare la città, trovando in essa spazi di crescita personale e professionale. Catanzaro, ha osservato, si trova oggi davanti a un bivio: restare ferma o adattarsi ai cambiamenti in corso. E se da un lato i ritmi lenti possono spingere i giovani ad andare via, dall’altro la città conserva un elemento distintivo — un forte senso di comunità — che può diventare una leva su cui costruire nuove prospettive.
A chiudere il cerchio è stata la testimonianza di Antonio Santandrea, studente fuorisede e attivista, che ha restituito una lettura lucida delle criticità del sistema urbano e universitario. Una città frammentata, poco integrata e ancora impreparata ad accogliere pienamente la vita studentesca: elementi che contribuiscono a spingere molti giovani verso altre realtà. Eppure, accanto a queste difficoltà, emerge anche un legame più profondo, quasi inatteso, con il territorio. Un legame che può trasformarsi in partecipazione attiva, come dimostra il suo impegno nell’associazionismo universitario.
Dal confronto è emersa quindi una consapevolezza condivisa: lo spopolamento non è un destino inevitabile, ma un processo che può essere contrastato solo mettendo insieme esperienze, competenze e volontà. Non basta trattenere i giovani, né limitarsi a invocarne il ritorno. Serve piuttosto creare le condizioni perché restare o tornare diventino scelte praticabili.
In questo senso, il valore dell’incontro non sta solo nei contenuti emersi, ma nel metodo: aver generato uno spazio di discussione reale tra giovani, cosa che — come si è percepito chiaramente in sala — a Catanzaro accade ancora troppo raramente. È da qui che può iniziare un’inversione di tendenza: dal ricostruire, prima di tutto, una comunità che si parla e si riconosce.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797