"Passato, presente e futuro", uno sguardo su Catanzaro: "Non demolire opere che ricordano nel tempo la storia del Capoluogo"

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images "Passato, presente e futuro", uno sguardo su Catanzaro: "Non demolire opere che ricordano nel tempo la storia del Capoluogo"

  27 gennaio 2022 15:45

Oggi è la Giornata della Memoria. Per non dimenticare la Shooh. Ma al di la della importante ricorrenza storica e umana, si può dire che in tutte le nostre giornate “ricordare” è un esercizio mentale che aiuta a non disperdere nell’oblio pezzi importanti della nostra vita. E la nostra vita è fatta di passato, presente e futuro. Raccontare il nostro passato e salutare perché aiuta a vivere e condividere il presente e farci sognare, ad occhi aperte, il futuro. Anche le piccole storie, che appartengono a tutti, vale la pena ricordare. Come quelle che nella odierna puntata di “Passato, presente e futuro”  ci ricorda Maria  Giovanna Carbone. (encos)

I luoghi della memoria

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di MARIA GIOVANNA CARBONE

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“Il senso dei luoghi”,--memoria e storia dei paesi abbandonati -è tra le piu belle opere di Vito Teti, professore di Antropologia culturale dell’Unical, finissimo intellettuale calabrese  ” I luoghi non parlano ,ma ci riconoscono –dice Te­ti  tra i tanti suoi pensieri . E ancora: “ i luoghi camminano, si muovono, salgono, scendono, ritornano. Noi siamo anche quello che abbiamo saputo o voluto stabilire con i luoghi. I luoghi hanno una loro vita e una loro  storia, si modificano, possono morire e poi rinascere” . La nostra rubrica ”Passato, presente, futuro ”si è spesso soffermata sulla importanza dei luoghi della memoria, anche nella città di Catanzaro, come testimonianza ed evocazione  di storie individuali e collettive .Abbiamo citato, a tale scopo, la Galleria Mancuso, Il Corso Mazzini, la demolizione di palazzo Serravalle, i giardini di San Leonardo. Esempi chiarissimi di luoghi che” si muovono: mutano, muoiono, rinascono. Riprendo questi temi, per sottolineare e condividere l’intervento della Presidente di “ Italia Nostra,” Elena Bova, a difesa del ex Convento della Maddalena e Chiesa di San Biagio,  di Catanzaro, che rischiano la demolizione. Non è la prima volta che in questa città si levano urla disperate nel tentativo di evitare dolorose distruzioni di vita ,di storia, di civiltà, di tradizioni rappresentate da luoghi, monumenti, vicoli, palazzi e cose. Ricordiamo i vani tentativi della grande Emilia Zinzi, che rivendicava l’identità, la cultura e l’importanza storica dei luoghi. Ai nostri giorni documenti e dottrine urbanistiche, antropologiche ,sociali, ,giustamente citate anche da Italia Nostra(La città contemporanea di Serena Vicari Haddock) vengono rispettate e osservate da ogni amministrazione comunale e regionale. Non pare possibile che solo nella nostra città questo  non avvenga. Questo è anche l’obiettivo seguito da tanti servizi giornalistici e televisivi come i documentari di Alberto Angela ,le osservazioni di Renzo Piano, le pubblicazioni periodiche che aiutano a migliorare il senso del bello e le possibilità di riconversione e di riutilizzo del vecchio e dell’antico. Forse la città di Matera ha demolito i suoi” sassi”?, le piccole città dell’Umbria della Toscana, hanno demolito vicoli e casette? In Puglia hanno fatto esplodere i” trulli’”? La nostra città ha costruito palazzi nei vicoli e  sulle pendici della collina, ha distrutto la strettoia  del Corso, ha riempito la Fiumarella di aziende,                   case, attività di ogni genere, ha stravolto ogni caratteristica e identità storica e culturale. La nostra città che si affaccia sul mare, ha isolato dal centro storico , ogni collegamento e potenziamento con le realtà archeologiche del golfo di Squillace, con il polo universitario di Germaneto, con la Cittadella Regionale, con una stazione dispersa nel vuoto, con un aeroporto senza taxi e bus, con i quartieri e i rioni stranieri per caso…..Ancora oggi si vogliono  demolire i ricordi! E’ come demolire noi stessi.” Noi siamo i nostri luoghi, quelli in cui abbiamo vissuto, con cui abbiamo stabilito un rapporto…Basta con” l’antropologia dell’abbandono”. Anche la Maddalena ha una storia non solo antica. La scuola elementare, ad esempio, con il tipico stile primo ‘900,era per molti allievi di alcuni anni fa, simile a quella del “Cuore”  di De Amicis e c’era pure la maestrina dalla penna rossa (la ricordo bene-sogno o realtà?) E poi la Media” Mazzini” con il silenzioso, attento, Preside Scopelliti, che faceva brillare i pavimenti con tre lavaggi ogni mattina e coltivava i fiori del giardino, accoglieva e seguiva gli alunni disagiati dei rioni più poveri e  li affidava alla paziente comprensione degli insegnati più sensibili. Non è una divagazione : stavo parlando di edifici, ma subito si sono riempiti di persone: alunni, professori, bidelli, tutti in movimento, e poi colori, profumi, sorrisi, tristezza, nostalgia. Non possiamo demolire la storia: è vita.

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