
Alla petizione contro le nuove Indicazioni nazionali per i Licei risponde Loredana Perla, coordinatrice del Gruppo di lavoro ministeriale incaricato di elaborarle. Gli autori della petizione protestano contro l’esclusione dai programmi di filosofia di autori importanti, tra cui Marx. La definiscono una “polpetta avvelenata lanciata da un governo che tenta di imporre la propria egemonia culturale a fine legislatura, sacrificando la formazione critica delle nuove generazioni”. E spiegano, “la filosofia serve a sviluppare il pensiero critico e la comprensione della complessità”. Gli accademici parlano di “temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”.
La polemica per questo apparente “ridimensionamento” del pluralismo culturale e filosofico è arrivata anche in Parlamento, con un’interrogazione firmata da Peppe De Cristofaro, presidente del Gruppo Misto a Palazzo Madama. Tra i grandi nomi esclusi il comunicato cita Spinoza, Leibniz, Marx e Fichte, autori legati al razionalismo e al pensiero critico. Secondo il parlamentare, “questa situazione causa una drastica perdita di complessità del percorso formativo, e va tutto a danno degli studenti”.
La professoressa Perla replica precisando che si tratta solo di “indicazioni per gli insegnanti, nessuna imposizione. Le correnti sono menzionate e i nuovi programmi sono al centro di una democratica consultazione in cui ogni contributo verrà tenuto in considerazione”. La pedagogista evidenzia inoltre che, durante tutto il percorso di elaborazione delle Nuove Indicazioni, c’è stata una costante consultazione con le Società di Filosofia appartenenti alla Consulta Nazionale di Filosofia e con la comunità filosofica italiana, con la possibilità di modificare il testo.
Un contributo illuminante al dibattito arriva dal filosofo calabrese Paolino Mongiardo (15 giugno 1933 - 25 giugno 2024). Nel saggio postumo “Riflessioni filosofiche”, Mongiardo rivaluta l’importanza della filosofia marxista.
Come scrive Alessandro Giuliani su Tecnica della Scuola, “la rivalutazione critica di Karl Marx proposta dal saggista calabrese riscopre Marx come filosofo puro, superando le ideologie del Novecento per focalizzarsi sull’individuo concreto e sulla difesa della centralità dell’essere umano nella comunità”.
Il preside Ferdinando Rotolo spiega che Mongiardo, “con riflessioni di sorprendente attualità, dimostra che nel marxismo l’individuo, come soggetto spirituale che agisce e pensa, trova la sua espressione autentica. Non viene ridotto a ‘cosa’, come avviene nella società capitalistica e tardo-capitalistica, dove ogni individuo è potenzialmente declassato al rango di merce. E parallelamente dimostra che Marx non fu solo sociologo o economista, ma un vero filosofo integrale: non si limitava a descrivere lo stato delle cose, voleva fornire gli strumenti per agire e modificarlo”.
L’eredità degli scritti di Paolino Mongiardo ci aiuta dunque a riscoprire il valore del pensiero marxista e, in particolare, la pienezza del concetto di individuo per il filosofo di Treviri. “Io, dopo aver esaminato quasi tutte le concezioni su questo problema, in particolare quelle dell’idealismo e dell’esistenzialismo – scrive Mongiardo – mi sono convinto che, di contro a tante determinazioni astratte dell’individualità, l’individuo nella sua concretezza fisico-spirituale può individuarsi solo nell’ambito del pensiero marxista. Esso sta come una virtus in medio rispetto all’idealismo, che lo priva della libertà individuale, e rispetto all’esistenzialismo sartriano, che lo fa annegare nell’illimitata libertà”. E aggiunge: “Per la seconda volta oggi, in Italia, il problema del materialismo storico si è sollevato dal piano politico a quello speculativo, richiamando l’attenzione dei filosofi. Questa volta sentiamo che costituisce un problema marxista in cui è impegnata la vita di questo secolo. Il filosofo che volesse prescinderne dimostrerebbe di aver perso il contatto con la realtà e di estraniarsi dal colloquio storicamente determinato in cui la vita consiste”.
Mongiardo mette in luce come il pensiero marxista non sia un’ideologia politica, ma un ideale umano: “Mi incoraggia il sapere che oggi il marxismo, diventato pensiero speculativo e ideale umano da ideologia puramente politica, sta dominando in certo senso il mondo contemporaneo sotto moltissimi aspetti, anche se dottrine di moda come l’esistenzialismo fanno maggiore fortuna”.
Richiama anche gli scritti giovanili di Marx: “Essere radicale vuol dire prendere le cose alla radice; ma la radice per l’uomo è l’uomo stesso”. “Questo pensiero nuovo e rivoluzionario – scrive Mongiardo – si volgeva all’uomo concreto, facendosi capire dalle masse sfruttate, che per essere davvero individui dovevano smettere di essere quelli che erano”. Si muove ancora oggi contro Marx un’istanza critica ingiusta, quando si afferma che non colse l’emergere delle classi intermedie. È vero che oltre a “proletariato” Marx usa “sottoproletariato” e “ceto medio”, ma questa ripartizione va intesa come distribuzione di compiti nella socialità del lavoro, non come discriminazione di valori. Le classi intermedie, come ricorda Franco Ferrarotti, “hanno avuto un ruolo determinante dal punto di vista politico-sociale e si avviano a costituire la maggioranza nelle società industrialmente avanzate”. Anzi, oggi ogni lavoratore del braccio e del pensiero ha acquisito la consapevolezza di come vadano o dovrebbero andare le cose che lo riguardano. Sotto ogni proposizione di Marx c’è la profezia e la speranza di questo progresso materiale e spirituale dell’uomo. E se si obietta che questa coscienza non viene da Marx ma dai cambiamenti sociali, basta guardare al fatto che oggi la massa si volge a quel pensiero con riconoscenza per ciò che ha ottenuto e con speranza per il futuro. Questo fenomeno di massa, lungi dall’essere inerte, testimonia la validità della dottrina marxista, capace di affermarsi come “un ideale umano e come l’ideologia dell’avvenire”.
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