Polo oncologico a Catanzaro, la verità di Raffaele Mirigliani

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  14 febbraio 2024 22:29

"Pur essendomi speso strenuamente per la creazione del Polo Oncologico, tramite la Fondazione Campanella, allorché sono stato esonerato della mia carica di Presidente ed anche disilluso delle promesse operative per la vita e la funzione della Fondazione, non ho potuto che restare assente con amarezza rispetto a quanto e come poi si è operato.

Oggi torno ad interessarmi per due ragioni, ossia la diffusione su scala nazionale delle notizie circa la deficienza in materia oncologica della nostra terra con titoli eclatanti e la notizia delle illuse rivendicazioni del personale assunto, sia pure con facoltà e discrezionalità.

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Non posso non essere sensibile a entrambe le situazioni.

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Pur senza fare processi, ritengo che si debba riflettere su come e perché, dopo un conveniente assetto e progetto, sia pure da rifinire, perfino in prospettiva di una IRCS calabrese per la ricerca e cura, e nonostante le erogazioni, sia tutto via via aggravato e disperso sino al fallimento, con imponente passivo e sacrificio dell’utenza e del personale, che avrebbe dovuto raccogliere le migliori potenzialità della materia.

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Di certo ciò non è avvenuto senza responsabilità gestionali e politiche ed i responsabili avrebbero dovuto e dovrebbero, per quanto ancora possibile, risponderne, soprattutto quelli che hanno preteso ed hanno ottenuto adeguati emolumenti e vantaggi politici, se non clientelari.

Spero di sapere che cosa sia avvenuto anche al riguardo.

Ritengo, però, che l’idea di creare una struttura di ampio respiro e consistenza come indicato dall’autorevole studio sulla sanità, perché non si continui a morire di più e non si sia costretti, per chi può, ad emigrare, avvenga con sapiente concezione ed operazione come allora era stato fatto e che in collaborazione con la Regione e l’Università si possano riprendere le soluzioni più valide, approfittando delle mutate condizioni politiche come universitarie e della possibilità di attingere a fondi europei.

Sono velleità? È destino cinico e baro che nella nostra terra si debba restare tra gli ultimi, soprattutto con la deprecata autonomia differenziale?

Vuole essere un sasso nello stagno (e non un sassolino nelle scarpe) perché si possa riflettere per creare ricerca e sanità di alto livello nella nostra terra".

Lo dichiara l'avvocato Raffaele Mirigliani

 

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