Asp e aziende ospedaliere calabresi in ritardo sugli aumenti contrattuali dei medici. L'Aaroi Emac: "Entro febbraio o si va alla Corte dei Conti"

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Medici in corsia
  17 febbraio 2020 20:55

La firma del nuovo contratto dei medici è avvenuta lo scorso 19 dicembre. Un evento celebrato dai sindacati e dal ministro della Salute Roberto Speranza. Da quel giorno entro al massimo 30 giorni, le varie aziende avrebbero dovuto provvedere al riconoscimento di tutti gli istituti economici del nuovo accordo. Tradotto in soldoni un incremento stipendiale di circa 200 euro e un riconoscimento di circa 5 mila euro di arretrati. Tutto ciò si sarebbe dovuto materializzare nella busta paga di gennaio. A quanto pare però aziende ospedaliere e aziende sanitarie calabresi hanno operato a macchia di leopardo. L'unico ad essere in linea con il resto del Paese è stato il Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. Alcune aziende sanitarie provinciali hanno adeguato il tabellare, ma la maggioranza è rimasta ferma. Una difformità che non è piaciuta all'Aaroi Emac (il sindacato degli anestesisti rianimatori).

Il presidente della sezione regionale, Domenico Minniti, ha scritto nero su bianco alle aziende, al dipartimento Tutela della Salute e ai vari rappresentanti aziendali una nota di richiamo. "Risulta, alla scrivente O.S., che non tutte le Aziende Sanitarie/Ospedaliere della Regione Calabria abbiano ottemperato agli adempimenti", appunti l'applicazione degli istituti economici come da intesa firmata a dicembre. "Con la presente pertanto si diffidano le Aziende che non avessero ancora a ciò provveduto, dal reiterare il comportamento omissivo, invitandole a corrispondere il dovuto con la busta di febbraio 2020". 

I tempi sono difficili ed incerti così l'Aaroi Emac per attirare ancor di più l'attenzione ha fatto una chiosa piuttosto eloquente. La comunicazione è stata inoltrata "alla Procura generale della Corte dei Conti nel caso in cui dalla ritardata corresponsione del dovuto derivasse, a cura degli aventi diritto, la richiesta di rivalutazioni ed interessi che andrebbero a gravare, ovviamente, sui bilanci aziendali e non certo sui fondi della Dirigenza Sanitaria". In prosa si legge: "Muovetevi perché non si scherza".  Gli aumenti non riguardano solo i dirigenti medici ma anche quelli sanitari.