
di STEFANIA PAPALEO
Simone Canale non è morto per Covid. Il tampone eseguito sul cadavere ha dato esito negativo. E questo, al momento, resta l'unico punto fermo rispetto al decesso del collaboratore di giustizia quarantenne che, dopo aver fatto tremare i palazzi che contano nella provincia di Reggio Calabria, era andato a vivere Biella.
Intanto, il procuratore di Biella, ha disposto l'autopsia e l''incarico sarà affidato giovedì.
Da qualche tempo l'uomo si sentiva minacciato e ne avrebbe parlato con il suo avvocato, Maria Claudia Conidi del foro di Catanzaro, in quanto testimone di un processo in cui avrebbe dovuto presenziare il prossimo gennaio. Inizialmente l'autopsia era stata negata ai familiari. Il referto del medico legale parla di arresto cardiocircolatorio. L'uomo, 40 anni, dopo essere finito in carcere per truffa aveva conosciuto Antonino Prelle, uno degli uomini di punta della cosca Alvaro, di cui era diventato il braccio destro. In almeno due due casi la sua testimonianza, rilasciata al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano, sarebbe stata fondamentale per gli inquirenti.
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