Coronavirus. La prof ai suoi alunni: "Cari ragazzi ce la faremo, terremo testa al “brutto re” che gira indisturbato nelle nostre vite"

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Rosa Mercurio, prof al "De Nobili" di Catanzaro
  19 marzo 2020 11:31

di ROSA MERCURIO*

Carissimi genitori, adorati alunni,

dopo ben 15 giorni di forzata lontananza ho trovato la forza di rivolgermi a voi, anche se ancora una volta virtualmente, ahime’!

Se solo un mese fa mi avessero raccontato cosa avremmo vissuto non ci avrei creduto, avrei magari pensato ad un racconto di altri tempi, ad una narrazione di mio nonno che ha conosciuto la guerra, quella vera, tra milioni di morti in un clima di bombardamenti. E , invece, eccomi qui, catapultata in una realtà nuova e inusuale per tutti noi, mai scritta sui libri di storia o nei romanzi e che per questo motivo non sento mia. Una semplice lettera (a dire il vero non l’unica nel panorama nazionale), che voglio dedicarvi come simbolo del mio atteggiamento positivo e propositivo. Certo, sono frastornata, incredula e preoccupata di fronte a questo piccolo e brutto “re” con la corona in testa che sta sempre in agguato senza che noi ce ne accorgiamo.

Mi rivolgo innanzi tutto a voi, alunne e alunni del mio Istituto. Alzi la mano chi ha esultato alla notizia della sospensione delle lezioni: proprio tutti. Una vacanza fino al 15 marzo, poi fino al 3 aprile, poi…forse oltre? Una domanda oggi senza risposta che un po’ ci disorienta per l’incertezza che ad essa si accompagna. Ma intanto, miei cari, il prezioso tempo della vostra crescita formativa non può e non deve fermarsi.

E in che modo posso continuare a prendermi cura di voi? In che modo posso non lasciarvi soli e cercare di trasmettervi una nuova ma pur sempre sana normalità? In che modo posso introdurmi nelle vostre giornate fatte di più ore di sonno, di più momenti di ricreazione, per dirvi, attraverso una tastiera e una webcam, che il vostro percorso formativo deve continuare attraverso momenti di impegno, studio e riflessione? DAD: una nuova sigla è entrata  a far parte  del nostro quotidiano e pesa come una spada  di Damocle sui nostri colli , ma noi non la temiamo; ce la faremo, terremo testa anche alla nostra DAD  come al “brutto re” che gira indisturbato nelle nostre vite. Non abbiate paura di loro,  sfruttate questo vostro tempo, fidatevi dei vostri insegnanti, seguite i loro consigli. Sono sospese le lezioni ma non è stato sospeso il vostro essere studenti e il mio essere “la vostra prof”. E’ una sfida  che ci è stata lanciata, potrebbe essere una bella occasione, non perdiamola.

Diamo al nostro tempo diverse chiavi di lettura: vedetela come un’opportunità di rafforzare i rapporti con i vostri compagni, specie quelli più deboli mettendo loro a  disposizione le vostre competenze digitali per accorciare le distanze tra voi e allietare le loro giornate con una videochiamata, per esempio anche per commentare questa lettera che una “folle” oggi ha  deciso di scrivervi. Recuperate la parte più recondita dei vostri affetti familiari, quella parte che la frenesia quotidiana ci ha portato via. Anche io lo sto facendo e, contemporaneamente, mi sto misurando con un modo nuovo di “fare scuola”, sperimentato a volte da autodidatta, a volte con telefonate chilometriche con la collega che, seppur distante, è più vicina di quanto io possa immaginare. Io sono comunque connessa con tutti voi e, sebbene  non posso promettervi che tutto questo presto finirà, sto cercando di mantenere il  legame per realizzare “una didattica a distanza” che mi faccia stare ravvicinata a voi.

Stare in aula è un’esperienza imparagonabile. Ma cosa ne sa chi non fa parte del mondo della scuola delle emozioni che avvengono in un’aula? Cosa ne sa che significa guardarvi negli occhi e capire che non è il momento di fare lezione  di italiano o latino ma devo stravolgere i miei programmi? Cosa ne sa delle vostre marachelle per sfuggire  ad una verifica? Cosa ne sa di quelle frasi che si ripetono “prof. posso andare in bagno”? Chi non vive tra i banchi, dietro una cattedra, con un registro elettronico sempre in agguato, non potrà mai capirlo; non potrà mai capire che la scuola non è solo compiti da  correggere, non è solo il “massacro” delle interrogazioni, ma la scuola è prendervi per mano, farvi crescere e farvi diventare uomini e donne del domani. Questi sono i valori che devo  e voglio trasmettervi, ma come faccio a farlo oggi attaccata ad un pc? Non posso farlo , non perché mi manchi la volontà di farlo, ma perché mi manca la linfa vitale: il mio rapporto umano con voi, che siete la mia essenza.

A voi genitori (sono mamma anche io) chiedo di far vostra questa lettera e farla diventare dei vostri figli, dei miei adorati alunni e di leggerla come un ulteriore gesto di vicinanza ai vostri ragazzi. Non importa se un compito non viene  svolto in tempo, non importa se la connessione a casa è lenta, non importa se non avete tutti i sussidi tecnologici di ultima generazione; quel che importa oggi è che tutto questo passi presto e che riprenderemo il filo dei nostri incontri esattamente da  dove li abbiamo lasciati. Fate in modo che i vostri ragazzi seguano i consigli dei loro docenti, incoraggiateli dicendo loro “ vai a dormire, il compito lo invierai domani”, invitateli a leggere, a immergersi nella magia che possono trovare tra le pagine di un libro e, quando tutto questo sarà finito, ci riabbracceremo e lasceremo tutto alle spalle . Con affetto.

 

*Professoressa  I.I.S “De Nobili” Catanzaro