Due universitari si lasciano, lei lo fa processare per stalking ma lo accusa su Fb. Il pm chiede l'archiviazione e lui si oppone: "Processo social è cyberstalking"

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images Due universitari si lasciano, lei lo fa processare per stalking ma lo accusa su Fb. Il pm chiede l'archiviazione e lui si oppone: "Processo social è cyberstalking"
Un utente mentre utilizza Facebook
  02 marzo 2020 15:49

di STEFANIA PAPALEO

Una storia d'amore tumultuosa, iniziata tra le mura del Campus di Germaneto e finita prima in un'aula di Tribunale, poi sui social. Con lei che lo trascina sotto processo con l'accusa di stalking e un divieto di avvicinamento, per poi metterlo alla berlina su Facebook e Instagram, tanto da indurlo a denunciarla a sua volta per diffamazione. La Procura di Catanzaro, per mano del sostituto procuratore Andrea Buzzelli, chiede l'archiviazione: "Le esternazioni della donna, ad una attenta lettura, si rivelano prive di qualsivoglia idoneità offensiva, rivelandosi insuscettibili di assumere carattere infamante, umiliante ed offensivo dell'altrui reputazione".

Immediata l'opposizione a tale richiesta da parte dell'universitario, che, per mano degli avvocati Lorenzo Guarino e Antonio Ludovico, rilancia la sua accusa di cyberstalking, spiegando come la sua vita sia cambiata dopo la persecuzione sui social di cui sarebbe rimasto vittima a opera della sua ex fidanzata.  Il 13 maggio sarà il gip Paola Ciriaco a decidere se mandare il fascicolo in archivio o accogliere l'opposizione,  disponendo la prosecuzione delle indagini.

Sarà così messo un primo punto fermo alla dolorosa vicenda giudiziaria che vede protagonisti due studenti universitari della facoltà di Medicina, che, dopo essersi amati, si sono ritrovati l'un contro l'altra armati in una battaglia combattuta a colpi di carta bollata nelle sedi giudiziarie e iniziata con una querela sporta dalla studentessa nel 2018. Da lì l'avvio del procedimento giudiziario a carico del giovane, raggiunto anche da un divieto di avvicinamento alla sua ex e ai luoghi da lei frequentati, sulla base delle presunte violenze commesse e rispetto alle quali si è sempre dichiarato innocente, aspettando di difendersi nell'aula di Tribunale dove si celebrerà il processo.

Non ha avuto pazienza di aspettare, invece, la ragazza che, stando alla denuncia dello studente, avrebbe iniziato a offenderlo pesantemente sui social, rendendo pubblica la vicenda giudiziaria con frasi pesanti pubblicate su Facebook e sulle storie di Instagram, finalizzate a screditarlo agli occhi dei "visualizzatori" e ridicolizzandolo anche nell'ambiente universitario frequentato, tanto che il 24.10.2018, racconta il giovane, alcuni amici lo avrebbero contattato per informarlo delle storie pubblicate su Instagram dalla sua ex per divulgare la notizia della vicenda giudiziaria che lo riguardava, con tanto di ironia e cattiveria nei suoi confronti. Insomma, per querelante e avvocati, si è trattato di una gogna mediatica inutile e gratuita, ben diversa dal diritto alla libera manifestazione del pensiero di cui parla il magistrato nella sua richiesta di archiviazione e che "così facendo -. scrivono gli avvocati Guarino e Ludovico nella loro dettagliata opposizione - favorirebbe, legittimandola, la celebrazione di veri e propri processi virtuali, rendendo a questo punto del tutto inutile il desiderio di ottenere una decisione da parte della magistratura competente".

Le pubblicazioni "incriminate", infatti, avrebbero costretto il giovane "a vivere con il timore di essere additato dagli altri, a cambiare strada il più delle volte in ambiente universitario alla vista di soggetti che inequivocabilmente avrebbero potuto leggere le storie di Instagram della sua ex e chiaramente attribuire a lui quanto scritto, arrivando addirittura a evitare di frequentare alcune lezioni". E tutto per colpa di una condotta che, secondo gli avvocati, è stata altamente diffamatoria, persecutoria e ai confini con il cyberstalking", essendo Facebook uno "strumento idoneo a controllare e influenzare negativamente la vita della persona offesa", nel cui interesse i legali hanno prospettato una richiesta di risarcimento danni.

Al gip, adesso, il compito di decidere, dopo aver raccolto in aula le tesi di tutte le parti interessate.