Premio Ceravolo a Catanzaro, premiato Silvio Baldini: “Il calcio deve investire sui giovani”

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  04 settembre 2026 17:53

Il calcio italiano guarda ai suoi giovani e lo fa da Catanzaro, nel giorno in cui il Premio Sportivo Internazionale “Nicola Ceravolo” torna a celebrare una delle figure più rappresentative della storia giallorossa. Si è svolta questa mattina, nella sede del Comitato Regionale FIGC-Lega Nazionale Dilettanti della Calabria, la XIII edizione della manifestazione ideata e organizzata dal giornalista Maurizio Insardà, con la partecipazione di protagonisti di primo piano del calcio nazionale.

Ospite d’onore è stato Silvio Baldini, allenatore della Nazionale italiana Under 21. Alla cerimonia ha preso parte anche Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, al quale è stato consegnato un riconoscimento speciale dal presidente della FIGC Calabria Saverio Mirarchi. La giornata ha rappresentato anche l’occasione per presentare ufficialmente i calendari dei campionati calabresi di Eccellenza e Promozione, portando il movimento dilettantistico regionale al centro di una mattinata dedicata allo sport, alla memoria e soprattutto al futuro. A coordinare la manifestazione è stato il direttore editoriale dell’Agenzia Italpress Italo Cucci, mentre la conduzione è stata affidata alla giornalista Marica Giannini.

Baldini: “Bisogna investire sui giovani”

Il premio consegnato a Silvio Baldini ha avuto per il tecnico dell’Under 21 un significato particolare. L’allenatore ha rivolto innanzitutto un ringraziamento alla famiglia Ceravolo per averlo voluto tra i protagonisti di una manifestazione che negli anni ha visto premiati alcuni dei nomi più importanti del calcio italiano.

Baldini, in merito al riconoscimento ricevuto, afferma: “Grazie alla famiglia Ceravolo per aver pensato a me, perché questo premio l’hanno preso tanti personaggi importanti del calcio italiano. Sono felice di essere qui”. Il discorso si è poi spostato sul Catanzaro e sulla politica societaria orientata alla valorizzazione dei giovani. Un tema particolarmente caro a Baldini e che il tecnico ha collegato al confronto avuto poco prima con il presidente del club giallorosso Floriano Noto.

“Il presidente Noto mi diceva che deve sempre puntare sui giovani per poter portare il Catanzaro a essere ambizioso”, dichiara Baldini, aggiungendo: “Questo è quello che dovrebbe fare il calcio: non chiedere sempre al presidente di tirare fuori i soldi, ma di investirli sui giovani”.

L’allenatore della Nazionale Under 21 guarda con attenzione anche a quanto sta accadendo nelle prime giornate di Serie A, dove alcuni giovani hanno trovato maggiore spazio. Un segnale che, secondo Baldini, può accompagnare una nuova stagione di valorizzazione dei talenti italiani.

“Anche noi, come Nazionale, abbiamo lanciato tanti ragazzi”, afferma il tecnico, che in merito al futuro dei giovani calciatori italiani aggiunge: “Speriamo che questa ventata di gioventù, questa ventata di coraggio, riesca a portare ancora altri giovani a giocare nel nostro campionato di massima serie”.

Abete: “Serve un percorso che accompagni i giovani fino al professionismo”

Sul tema della valorizzazione dei calciatori italiani si è soffermato anche Giancarlo Abete. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti ha richiamato il confronto tra il calcio di oggi e quello degli anni in cui la Nazionale italiana conquistò il Mondiale del 2006.

Abete, ricordando quella esperienza vissuta in prima persona da capo delegazione della Nazionale campione del mondo, sottolinea la profonda trasformazione avvenuta nel frattempo: “Nel 2006 la Nazionale poteva contare su giocatori italiani che venivano selezionati per la Nazionale e che rappresentavano circa il 70 per cento dei minuti giocati in Serie A. Questa percentuale è progressivamente scesa e oggi siamo intorno al 30 per cento”.

Una situazione che, secondo il presidente della LND, si intreccia con la difficoltà di accompagnare i giovani italiani fino ai massimi livelli. Abete evidenzia come le rappresentative giovanili ottengano risultati importanti, ma il percorso spesso si interrompa proprio nella fase decisiva della crescita.

“Abbiamo ottenuto risultati positivi negli ultimi anni nelle rappresentative giovanili, dall’Under 17 all’Under 20”, dichiara Abete, osservando però che “non riusciamo poi a fare quel salto di qualità che ci consenta di essere competitivi come dimostrano anche le difficoltà incontrate ai Mondiali”.

Il tema dell’utilizzo dei giocatori italiani, spiega Abete, deve essere affrontato tenendo conto anche delle regole europee sulla libera circolazione dei lavoratori. Per questo, secondo il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, occorre lavorare soprattutto sul terreno degli incentivi e della responsabilità delle società.

“Non possiamo appellarci a norme che siano in contrasto con quelle dell’Unione Europea”, afferma Abete, spiegando che “non si possono introdurre vincoli alla libera circolazione dei lavoratori e quindi anche dei giocatori professionisti all’interno dei Paesi dell’Unione Europea”.

La strada indicata è dunque quella di una responsabilità condivisa. Abete parla di un vero e proprio accordo tra le società: “Ci vuole un gentleman agreement, una capacità da parte delle società di capire che bisogna investire nei giocatori italiani e nei giovani selezionabili”.

Secondo il presidente della LND, inoltre, esistono margini per intervenire anche attraverso alcune modifiche tecniche che possano rendere più semplice per i club investire sui calciatori già presenti nel sistema italiano.

“Attualmente i vincoli per fare cessioni e acquisti all’interno del mercato nazionale sono superiori rispetto a quelli esistenti quando si acquisisce il cartellino di un giocatore proveniente da un altro Paese”, spiega Abete, secondo cui “bisogna aiutare, anche a livello di tecnicalità, il fatto che le società investano in giocatori del campionato italiano e già operanti in Italia”.

Il modello Catanzaro e il ruolo dei campionati minori

Nel suo intervento Abete ha poi guardato con interesse alla realtà del Catanzaro, indicandola come un esempio positivo per il rapporto tra società, territorio e valorizzazione dei giovani: “Catanzaro ha attivato da anni un percorso virtuoso e positivo”, dichiara il presidente della LND, ricordando anche i risultati ottenuti dalla squadra giallorossa nella passata stagione. Per Abete, “bisogna continuare a investire da questo punto di vista e cercare di trovare degli equilibri”.

Un ruolo importante, in questa prospettiva, è affidato anche alla proprietà e al legame con il territorio. Abete cita espressamente il presidente del Catanzaro Floriano Noto: “Gli imprenditori come Floriano Noto hanno un rapporto con il territorio e una capacità di posizionare la società. Sarebbe importante che questo avvenisse in tutte le società professionistiche”.

Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti ha quindi spostato l'attenzione verso il calcio di base e i campionati dilettantistici, da dove ogni anno arrivano nuovi talenti destinati al professionismo.

“Quelli che vengono definiti campionati minori non sono campionati minori”, precisa Abete, ricordando come “la Serie B e la Serie C siano campionati importanti e complessi” e come anche il sistema dilettantistico rappresenti una componente fondamentale del percorso di crescita dei calciatori.

La LND, ha spiegato, dispone di una struttura di rappresentative e scouting che arriva fino all’Under 15. “Abbiamo rappresentative fino all’Under 15 nazionale e queste rappresentative vengono poi riposizionate all’interno dei venti comitati regionali”, racconta Abete, sottolineando il lavoro coordinato da Massimo Piscedda.

Particolare attenzione viene riservata proprio alla fascia d’età più delicata. “Per l’Under 15 abbiamo addirittura fatto due rappresentative per i due semestri”, spiega il presidente, “perché è un anno importante relativamente alla crescita e alla valorizzazione dei giovani calciatori”.

Il problema, però, arriva più avanti. Molti ragazzi provenienti dal dilettantismo riescono a compiere il salto nei campionati professionistici, ma una parte di questo percorso tende a interrompersi tra i 19 e i 20 anni.

“Molti calciatori che vengono dal mondo dilettantistico ogni anno passano nei campionati professionistici”, dichiara Abete, che individua proprio nella fase successiva uno dei nodi da sciogliere: “Il problema è che a un certo punto questo percorso si ferma. Dopo i 19-20 anni spesso si interrompe e le società devono investire maggiormente sui giovani”.

Per questo la LND guarda anche a strumenti di incentivazione economica. “Dato che non si può lavorare sui vincoli normativi, bisogna cercare di fare incentivazione”, afferma Abete, ricordando le esperienze già attive in Serie B, Serie C e nel mondo dilettantistico.

“Nel nostro piccolo abbiamo un riconoscimento per tutte le società dalla Serie D alla Promozione”, aggiunge, spiegando che alcuni comitati regionali estendono il sistema anche alle categorie inferiori, “per dare una premialità alle società che utilizzano maggiormente i giovani durante il campionato”.

 

Nel nome di Nicola Ceravolo, dunque, Catanzaro ha riunito passato e futuro del calcio. La figura del “Presidentissimo”, legata a una delle pagine più importanti della storia sportiva della città, ha fatto da filo conduttore a una giornata che ha portato al centro del dibattito temi concreti: la formazione, il ricambio generazionale, il rapporto tra professionismo e dilettantismo e la necessità di creare un percorso capace di accompagnare i giovani fino alla piena maturità sportiva.

La presentazione dei calendari di Eccellenza e Promozione ha completato una mattinata nella quale il calcio calabrese ha mostrato il proprio volto più ampio, dalle società del territorio alle rappresentative nazionali.

E proprio da Catanzaro, attraverso le parole di Baldini e Abete, è arrivato un messaggio comune: per costruire il calcio di domani occorre dare spazio ai giovani, accompagnarli nella crescita e creare le condizioni perché il talento possa trovare continuità anche quando arriva il momento più difficile, quello del passaggio verso il grande calcio.