"Prendiamoci Spazio", a Palazzo Fazzari il confronto promosso da ChiAma Catanzaro

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Da sinistra: Daria Mirante Marini, Samuele Signoretti, Sante Mottola

  30 aprile 2026 11:55

di IACOPO PARISI

Nel cuore di Catanzaro, tra le sale di Palazzo Fazzari, “Spazio 2” non è solo un nuovo contenitore culturale, ma un segnale concreto. È un tentativo di riportare al centro i luoghi fisici in un tempo in cui la partecipazione rischia spesso di frammentarsi e un punto di partenza per un processo partecipato, capace di mettere in relazione idee, energie e visoni condivise sulla città.

È da qui che ha preso forma “Prendiamoci Spazio”, l’iniziativa promossa dall’associazione ChiAma Catanzaro, pensata non come evento isolato ma come avvio di un percorso. Un’idea che emerge chiaramente dalle parole di Daria Mirante Marini, tra le promotrici: l’obiettivo è “iniziare un cantiere”, dare continuità a un dibattito capace di tradursi anche in proposte concrete per la città.

Il punto centrale emerso nel dibattito non è tanto l’esistenza di uno spazio in sé, quanto la sua collocazione dentro una visione più ampia. Avere una sala “bellissima” non basta, se manca un’organizzazione complessiva della città, dai servizi alla mobilità. È una tensione che attraversa tutto l’incontro: da un lato l’entusiasmo per luoghi come “Spazio 2”, dall’altro la consapevolezza che senza una strategia integrata il rischio è quello di restare episodi isolati.

A rendere coerente questa impostazione è stato anche il formato dell’incontro. Il dibattito si è sviluppato in maniera interattiva, con domande proiettate e risposte raccolte in tempo reale tramite un’applicazione, permettendo a chiunque fosse presente di contribuire direttamente. Una scelta che va oltre l’aspetto tecnico e diventa metodo: trasformare il pubblico in parte attiva, rendendo la partecipazione una pratica concreta. Un elemento pienamente coerente con l’idea di spazio come luogo condiviso e costruito collettivamente.

È proprio su questo passaggio che si innesta la riflessione di Sante Mottola, che legge iniziative come questa in una doppia chiave: da un lato una spinta legata al desiderio di vivere e far prosperare luoghi di qualità; dall’altro una dimensione pubblica, in cui quell’interesse si traduce in beneficio collettivo. La questione diventa allora strategica: come fare in modo che spazi come questo non restino episodi isolati, ma si inseriscano in una visione capace di generare continuità e nuove ragioni per vivere il centro storico. In altre parole: non basta aprire luoghi, bisogna metterli in relazione.

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Su questo nodo si inserisce l’intervento dell’assessore comunale alle politiche giovanili Vincenzo Costantino, che lega direttamente il tema dei luoghi a quello della costruzione di una nuova comunità urbana. Nelle sue parole emerge una linea chiara: gli spazi, da soli, non bastano, ma sono strumenti fondamentali se inseriti in un percorso che coinvolga attivamente i giovani e le energie già presenti in città. L’azione pubblica, in questa prospettiva, non è quella di riempire i contenuti, ma di creare “inneschi” e condizioni abilitanti. È qui che “Spazio 2” assume un significato più profondo: non solo luogo fisico, ma piattaforma in cui studenti, associazioni e realtà del territorio possono proporre, sperimentare, costruire. Una visione che riconosce anche un dato di realtà: la comunità di un tempo non è replicabile, e proprio per questo serve immaginarne una nuova, più fluida e partecipata, capace di adattarsi ai cambiamenti sociali.

Il confronto si è arricchito anche della presenza di rappresentanti di diversi ambiti del territorio, a testimonianza della necessità di mettere in relazione energie giovani, competenze professionali e livelli istituzionali per costruire percorsi credibili e duraturi. Tra questi Pietro Falbo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia; Francesco Passafaro, direttore artistico del Teatro Comunale; Gerlando Cuffaro, presidente dell’Ordine degli Ingegneri; e Stefano Alcaro, project manager all’Università Magna Graecia.

“Prendersi spazio”, allora, non può essere solo uno slogan. Deve diventarr una chiamata alla responsabilità collettiva, che passa dalla capacità di trasformare luoghi come “Spazio 2” in presidi vivi e attraversati. La sfida, ora, è quella più complessa: dare continuità. Costruire connessioni tra esperienze, coordinare energie già presenti, evitare che iniziative come questa restino episodi isolati. Perchè è vero che gli spazi possono accendere processi, ma è nel lungo termine che questi processi possono davvero incidere sul futuro della città.


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