Presunte orge in carcere e continue archiviazioni: il caso dell'agente di Taurianova Sissy Trovato Mazza

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images Presunte orge in carcere e continue archiviazioni: il caso dell'agente di Taurianova Sissy Trovato Mazza

  08 ottobre 2021 21:19

di CLAUDIA FISCILETTI

Quello di Maria Teresa Trovato Mazza, per gli amici Sissy, è uno di quei casi che ha segnato l'opinione pubblica, non solo calabrese ma anche nazionale, per i numerosi dubbi e interrogativi che ha sollevato, per il mistero che continua ad avvolgere la sua tragica morte e per i presunti segreti che ha fatto arrivare a galla.

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Sissy, nata il 10 giugno del 1989 a Taurianova, nel 2016 lavorava a Venezia come agente di polizia penitenziaria nella Casa di reclusione femminile della Giudecca quando, l'1 novembre dello stesso anno, fu trovata in un ascensore dell'ospedale veneziano Ss. Giovanni e Paolo in gravi condizioni, con un colpo di pistola in testa sparato dalla sua arma d'ordinanza. La triste vicenda è stata trattata più volte dai programmi nazionali (Chi l'ha visto, La vita in diretta) e dagli organi di stampa per le continue archiviazioni del caso come suicidio, l'ultima proprio nel 2021, per le testimonianze e gli indizi che, nel corso degli anni, spuntano ad intervalli quasi regolari, dalle ex detenute che affermano di aver visto relazioni poco professionali all'interno della casa di detenzione tra recluse e agenti, alla lettera che Sissy inviò ai vertici del carcere proprio per denunciare queste relazioni. Lo scorso 27 settembre, poi, la storia di Sissy è stata analizzata da un canale Youtube di true crime (un genere in cui si esamina un crimine reale descrivendo ciò che è avvenuto ndr), Elisa True Crime per l'appunto (QUI con 170 mila iscritti), che ha fatto conoscere il caso a chi ancora non sapeva della vicenda, e ha fatto tornare a parlarne chi, invece, lo ha sempre seguito con attenzione.

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COS'É SUCCESSO QUELL'1 NOVEMBRE 2016? - La ricostruzione di quella nefasta giornata è chiara solo fino ad un certo punto. Quel giorno, l'1 novembre 2016, Sissy non avrebbe dovuto lavorare perché era un giorno festivo, ma con poco preavviso le viene assegnato il turno perché la collega che doveva lavorare si era sentita male. A Sissy viene chiesto di andare all'ospedale Ss. Giovanni e Paolo per controllare una detenuta che aveva appena partorito, un compito nuovo per la ragazza dal momento che pare non rientrasse nelle sue abituali mansioni. Prima di uscire, Sissy, chiede alla sua fidanzata di farle una ricarica al cellulare e poi va a lavoro. All'ospedale veneziano arriva con altre due colleghe, ma è solo lei ad entrare e a dirigersi nel reparto di Pediatria, dove incontra la detenuta, scambia qualche parola con lei e, stando alle telecamere di sicurezza dell'ospedale, Sissy va via alle 11.15 circa, e si dirige verso gli ascensori, pur essendo il reparto al piano terra. Le videocamere di sicurezza riprendono Sissy mentre si dirige agli ascensori ma, ciò che succede una volta arrivata lì, non si può sapere dal momento che le videocamere non inquadrano quel punto. Ciò che si sa è che un colpo di pistola raggiunge la ragazza, colpendola in testa e trapassandole il cranio. Sempre dalle videocamere di sicurezza, si vede una signora che vedendo la scena di Sissy accasciata a terra tra l'ascensore e il corridoio, dà l'allarme. Poco dopo il corridoio si riempie con i soccorsi. Sissy viene trasportata d'urgenza nell'ospedale di Mestre dove i medici fanno di tutto per salvarla e, sorprendentemente, sopravvive pur rimanendo in uno stato di coma irreversibile. Dopo 10 mesi Sissy, sempre nelle stesse condizioni, viene trasferita dall'ospedale alla casa dei suoi genitori, in Calabria ma, dopo due anni, la ragazza non ce la fa e muore.

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GLI SVILUPPI DEL CASO - Il tragico avvenimento viene archiviato come suicidio dalla Procura di Venezia dopo aver fatto alcuni accertamenti. Il motivo per cui una ragazza che conviveva con la sua fidanzata da 20 giorni, che giocava a calcio (in serie A con la squadra femminile della Pro Reggina), che pare si fosse anche iscritta all'università da poco e che veniva definita dai suoi amici "la gioia di vivere in persona", abbia deciso di prendere la pistola d'ordinanza e tentare di suicidarsi in un ascensore di ospedale in cui, fino al giorno prima, nemmeno doveva esserci, è sconosciuto, tanto che la famiglia di Sissy è sconvolta e contesta all'archiviazione del caso. I quesiti a cui rispondere riguardo quell'1 novembre sono parecchi, in effetti, e le autorità trovano anche l'uomo che nelle videocamere di sicurezza sembra uscire dallo stesso ascensore in cui era Sissy, ma questo risponde che non si era accorto di nulla e non viene considerato un sospettato. La famiglia di Sissy, nel frattempo, per impedire l'archiviazione del caso fa appelli in televisione e chiedono a chiunque sappia o abbia visto qualcosa, di farsi avanti, ma nessun presunto testimone ha mai proferito parola. Inoltre, gli stessi medici confermano che Sissy riportava sulle mani tagli e lividi, segni di lotta che dimostrano si sia difesa da una possibile aggressione. Oltre a questo, altri dettagli come le lettere scritte da Sissy alla direttrice del carcere della Giudecca, il ritrovamento del suo telefono nell'armadietto di Sissy del carcere due giorni dopo la vicenda, e i vari racconti delle ex detenute, convincono il Gip di Venezia a riaprire il caso ammettendo che ci fossero delle lacune in quel caso, qualche tempo dopo i funerali della ragazza, nel 2018. Le indagini comprendono anche l'esame del dna della pistola che Sissy avrebbe usato per suicidarsie e, dopo aver appurato la totale assenza di impronte, si notano due goccioline di sangue sul carrello poi, a marzo 2019, viene analizzato il computer di Sissy in cui però non viene trovato nulla di fondamentale per le indagini. Nell'ottobre del 2019 la Procura decide di archiviare nuovamente il caso, in quanto non ci sono elementi che possano ricondurre a un omicidio. L'ennesima svolta arriva nell'agosto del 2020, quando si decide di esaminare gli indumenti che Sissy indossava in quell'1 novembre 2016, e di esaminare le macchie di sangue. Da questo esame si evince che le macchie di sangue ritrovate in ascensore e sugli indumenti non erano compatibili con la teoria del suicidio quindi, nel novembre 2020, il caso viene riaperto ma, nel maggio del 2021, i pm ne chiedono nuovamente l'archiviazione.

LE LETTERE DI SISSY E I RACCONTI DELLE EX DETENUTE - Emergono racconti e testimonianze provenienti dal carcere femminile della Giudecca. Un'ex detenuta, infatti, racconta di aver riferito proprio a Sissy di aver visto tra una detenuta ed un'agente degli atteggiamenti ambigui, quasi come se tra loro ci fosse del tenero e le aveva sentite anche litigare, forse per gelosia. A quel punto Sissy invia una lettera alla direttrice del carcere dell'epoca, chiedendo di non lavorare più a contatto con quella detenuta perché aveva avuto atteggiamenti ambigui anche con lei, con Sissy. Nella lettera la ragazza denunciava altri fatti più gravi, come l'entrata abituale di droga nel carcere femminile. Col passare del tempo altre ex detenute di sono fatte avanti, rilasciando interviste in televisione raccontando di orge in carcere, sempre tra detenute e agenti. Sissy, quindi, nella lettera denuncia alcune delle sue colleghe facendo presenti delle situazioni scomode, ma in risposta ha ricevuto solo dei richiami disciplinari nei suoi confronti. Una reazione che fa arrabbiare Sissy tanto che scrive un'altra lettera, a distanza di qualche mese dalla prima, in cui segnala di aver percepito "da parte di alcune colleghe diffidenza, astio e strani comportamenti che lasciano adito a dubbi". Nel 2018 si fa avanti un'altra ex detenuta che racconta di essere stata molestata più volte dal medico del carcere (condannato poi a 18 mesi di reclusione per molestie) e che questo intratteneva relazioni intime con più detenute. A marzo del 2019, poi, a farsi avanti è un'ex collegha di Sissy che afferma quanto la ragazza fosse diventata scomoda.

LE TEORIE DELLA FAMIGLIA DI SISSY E LA PETIZIONE - Oltre all'ipotesi che Sissy fosse stata presa di mira dalle sue colleghe nel carcere della Giudecca, la sua famiglia avanza anche un'altra ipotesi riguardante l'ex fidanzata di Sissy, che faceva il suo stesso lavoro e lavorava nello stesso carcere a Venezia, con cui le cose non si erano chiuse nel migliore dei modi. Sembra, infatti, che Sissy si sia lamentata con alcune persone degli atteggiamenti aggressivi della sua ex, ma gli investigatori hanno escluso questa possibilità perché hanno analizzato le celle di posizionamento del cellulare della ex di Sissy che mostravano come si trovasse a casa al momento dell'incidente. La famiglia continua a chiedere giustizia e verità per Sissy ed esiste anche una petizione (QUI) in cui si chiede che venga fatta luce sul caso.

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