Processo per la bomba di Limbadi, il Comune vuole chiedere i danni ai boss. Reppucci: "Ridiamo dignità al paese "

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La locandina dell'iniziativa che si svolgerà a Bologna

  15 ottobre 2019 14:27

"Per ridare dignità e ricostruire un'immagine diversa di Limbadi, ormai sempre e solo associato al clan Mancuso. Ma Limbadi è altro,".

Il commissario straordinario del Comune, Antonio Reppucci, non si tira indietro e conferma quanto già annunciato: l'amministrazione comunale di Limbadi si costituisce parte civile all'interno del processo per l'autobomba che il 9 aprile 2018 uccise Matteo Vinci a Limbadi e ferì il padre Francesco.
A giugno scorso c'è stato il rinvio a giudizio riguarda Domenico Di Grillo, di 72 anni; la moglie, Rosaria Mancuso (64); il genero, Vito Barbara (29) e la figlia Lucia (30). La quinta indagata, Rosina Di Grillo, di 39 anni, anche lei figlia di Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso, ha optato per il giudizio abbreviato.

Per il momento, però, si tratta di una volontà del Comune (rappresentato dall'avvocato Guido Ceravolo) che dovrà attendere l'inizio del dibattimento. Oggi, infatti, l'udienza alla Corte d'Assise di Catanzaro, presieduta da Alessandro Bravin, ha rinviato il processo al prossimo 31 ottobre. Un imputato ha presentato un impedimento che ha suggerito i giudici a far slittare l'udienza. 

 

                                                                                                                                                                                                                               ed.cor.

 


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