Professoressa accoltellata da 13enne, Marziale: "No ad inasprimento pene ma sostegno alle famiglie"

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  26 marzo 2026 13:51

“Ero più che certo che all’indomani di un episodio di devianza minorile, qualcuno avrebbe innalzato il vessillo dell’inasprimento delle pene, fine a sé stesso perché destinato ad accontentare quanti reagiscono di pancia”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, dopo gli accadimenti di Trescore Balneario, dove un tredicenne ha accoltellato la propria professoressa.

“Mi dico d’accordo con quanti individuano nei social una parte di responsabilità, tant’è – precisa Marziale, docente di sociologia dell’educazione e della famiglia presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – che ormai parliamo di vere e proprie ricadute patologiche derivanti dall’utilizzo indiscriminato di essi, ma è sulla famiglia che occorre intervenire”.

“È la famiglia – continua il sociologo – chiamata a educare ed a controllare minuziosamente le attività dei figli e sono troppi genitori ad omettere tale responsabilità, giuridicamente contemplata, perché forse più impegnati di loro a stare sui social, motivo per cui hanno perso quell’autorevolezza ipnotica imprescindibile per esercitare l’azione educativa. È la famiglia a dover pretendere di controllare i dispositivi dei figli, a dispetto di una privacy divenuta alibi per lavarsi le mani pilatescamente”.

“A che serve inasprire le pene su soggetti letteralmente assuefatti, anestetizzati nelle emozioni, perché immersi in quel magma indifferenziato dell’iperrealtà, che mischia indiscriminatamente il reale ed il virtuale, tanto da confondere anche soggetti adulti, oltre che in età evolutiva?”: chiede il presidente dell’Osservatorio.

Per Marziale: “Occorre riportare la famiglia ad occuparsi dei figli, a non stigmatizzare la scuola con atteggiamenti di intolleranza che partono proprio dai genitori, anche solo per un brutto voto preso dai pargoli, ma è altresì necessario mettere le famiglie in condizioni di serenità senza subissarla con un fisco opprimente ed offrendo servizi di cura all’infanzia e all’adolescenza, alternativi alla scuola, che affianchino quelle famiglie che per ragioni di lavoro non hanno il tempo materiale di occuparsi, come magari desidererebbero, dei figli. Parlare di inasprimento delle pene – conclude il sociologo – procaccia solo una manciata di voti in più, ma non più di tanto, e non contiene la deriva in atto”.


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