
"Di invisibile qui non ci sono solo i lavoratori, ma anche i reali impegni della Regione". Cosi la Vicepresidente M5S Vittoria Baldino e la capogruppo regionale del M5s, Elisa Scutella' commentano l'esito dell'incontro fra i sindaci di San Giovanni in Fiore, Longobucco e Bocchigliero con gli assessori Calabrese e Gallo sulla vertenza che coinvolge 320 persone, di cui solo 173 relativi al Comune di San Giovanni in Fiore, da anni inseriti in un progetto di tutela della montagna attraverso un accordo tra Regione, Provincia di Cosenza e Comune. Un accordo che da anni viene prorogato a scadenza, senza offrire nessuna certezza ai lavoratori.
«La vera notizia venuta fuori dall'incontro istituzionale - dicono le due rappresentanti pentastellate - non è lo sblocco della vertenza annunciato dalla Regione per bocca della consigliera regionale Rosaria Succurro, gia' sindaca di San Giovanni in Fiore. La notizia è che i tre sindaci interessati, usciti dalla riunione con gli assessori Calabrese e Gallo, hanno dovuto chiedere formalmente il verbale dell'incontro. Questo significa che non c’è fiducia su quello che è stato detto a voce. E in questa vicenda hanno ragione da vendere».
«La Regione - continuano Baldino e Scutella - deve formalizzare a cosa si impegna e cosa chiede ai Comuni. Finché quell'atto non c'è, non siamo davanti a una stabilizzazione ma ad un comunicato stampa. E di annunci su questi lavoratori ne abbiamo già letti abbastanza. Già a dicembre scorso si parlava di svolta e a settembre siamo ancora qui a chiedere un verbale che結晶izzi gli impegni della Regione».
«Il punto che nessuno vuole affrontare è quello dei conti. Lo schema che applicherebbe la Regione - rimarcano le due autorevoli esponenti del M5s - prevede un contributo per quattro anni, poi il costo complessivo dei contratti a tempo indeterminato di questi lavoratori restera' per sempre interamente sui bilanci comunali. Solo a San Giovanni in Fiore, per i lavoratori del Progetto Montagna parliamo di oltre 2,3 milioni di euro ogni anno. I Comuni coinvolti nel progetto sono Comuni piccoli delle aree interne con notorie difficoltà economiche. Sopportare da soli il costo di questi lavoratori finirebbe, fra l'altro, per irrigidire la pianta organica di modo da non poter più assumere, un domani, un ingegnere, un geometra, un agente di polizia locale, ecc. Se nel 2030 la risposta è "pagano i Comuni" questa non è una stabilizzazione: è un debito differito», rimarcano le due.
«Chi si fa vanto di aver stabilizzato lavoratori LSU dimentica di dire che in questo caso parliamo di un contributo pubblico storicizzato cioè permanente: lo Stato eroga ogni anno le risorse proprio per queste stabilizzazioni. È con quelle norme nazionali e con quei soldi statali che sono stati stabilizzati gli oltre cento LSU-LPU di San Giovanni in Fiore. Il problema vero è che per i Tis a cui si vogliono ricondurre gli "Invisibili" un meccanismo permanente non esiste», proseguono Baldino e Scutella.
Le due annunciano anche un'azione istituzionale congiunta. La Baldino presentera' un’interrogazione al ministro del Lavoro e al ministro dell’Economia e delle Finanze per capire se il Governo intende valutare specifiche misure per i piccoli Comuni delle aree interne e montane, affinché le stabilizzazioni non compromettano gli equilibri di bilancio.
La Scutella' annuncia anche lei un'interrogazione in consiglio regionale al Presidente Occhiuto e agli assessori Calabrese e Gallo, per conoscere non soltanto l'esatto contenuto dell'accordo ma soprattutto cosa succedera' fra quattro anni. "Sin da quando mi sono insediata - ricorda la capogruppo regionale M5s - ed anche attraverso un'interrogazione di novembre scorso ho sollevato il problema della stabilizzazione reale di questi lavoratori. Oggi e' il tempo di avere risposte certe".
"Su questi lavoratori - concludono le due - si è costruito consenso per anni, sei mesi alla volta. Adesso serve una firma”.
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