Quando il riciclo creativo si fa street-art: TestadiLatta invade di colore Catanzaro

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images Quando il riciclo creativo si fa street-art: TestadiLatta invade di colore Catanzaro

  06 giugno 2022 20:40

di ANNA TRAPASSO

“Mo daveru”, “Comu jamu”, “M’indisponi”, “Mamma a capu”: non c’è catanzarese al mondo che non si riconosca in questi modi di dire. C’è chi invece, di queste espressioni idiomatiche (e tante altre), ne ha fatto Arte. 

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Dei piccoli pezzi di street art che appaiono, all’improvviso, sui muri del capoluogo, nei vichi, fuori dai pub e nei pressi dei punti cruciali della movida notturna. Colorate, scintillanti, le espressioni tipiche del parlato catanzarese spiccano sui muri del capoluogo, dipinti lettera per lettera sulla superficie di alcune latte, lattine e contenitori di recupero, assemblati con estro e cura. L’autore è uno streetartist che sta conquistando, giorno dopo giorno, la curiosità, l’ammirazione e l’interesse di chi in città si imbatte nelle sue opere. Raggiungerlo non è semplice, la sua identità si cela dietro un nome d’arte, che è anche il suo id sui social network: @testa.dilatta. Noi vi sveliamo chi è.

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Rocco del Franco, venticinque anni, catanzarese, perito industriale. Appassionato di writing fin da bambino, da qualche tempo ha messo da parte il mondo dei murales e dello space painting (quella straordinaria tecnica spray con cui si realizzano galassie e pianeti 3D), finanche la sua chitarra elettrica, per focalizzarsi sulle sue latte. Ma perché?  

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“Mi piacciono le lattine fondamentalmente perché “contengono”. Il loro uso primario è quello di contenitori, così possono contenere un messaggio, in maniera tridimensionale – ci spiega- Io cerco di comunicare agli altri i messaggi che mi arrivano dall’ambiente circostante, e quelli che sono serviti per la mia crescita. So che potrebbero aiutare qualcun altro. Quando mi viene un’idea, arriva in modo completamente casuale e comico, penso a quell’idea, vedo delle combinazioni di colori per strada, metto tutto insieme e poi funziona. Ed è bellissimo”.

Immediate ed efficaci, proprio come una birra ghiacciata di notte, seduti al bancone di un pub, o un energy drink sulla pista di una discoteca, le lattine sono icona di una generazione -quella attuale- e rappresentano il veicolo ideale per messaggi contemporanei, brevi come un tweet, effimeri come una chat di telegram, ma che arrivano dritto al punto. E che, talvolta, scompaiono in poche ore, vandalizzate o rubate da qualcuno con poco senso civico: è l'altra faccia della street art, c'è poco da fare. Ma Rocco lo sa e non demorde. 

Testadilatta, in realtà, è anche un giramondo, non solo per hobby ma per professione: da qualche anno fa l’assistente di volo per una nota compagnia internazionale. Tra le sue rotte preferite vi è la Spagna, e la Spagna corre anche nelle sue vene poiché la mamma, che vive a Catanzaro, è spagnola. Proprio a Barcellona ha conosciuto un duo di artisti anonimi, “Me-Lata”, che diffonde i propri messaggi di pace, speranza e amore sui muri della metropoli tramite le lattine smaltate. Perché, allora, non farlo anche in Calabria?

“Ho sempre vissuto immerso nella street art, da qualche tempo cercavo l’ispirazione per qualcosa di nuovo, l’ho trovata nelle lattine – ci confida- Sono rimasto affascinato da questa forma d’arte a Barcellona, mi sono detto perché non fare la stessa cosa nella mia città, a Catanzaro, ma con i nostri detti tipici? In principio volevo scrivere in spagnolo per creare una sorta di connessione tra le due terre. Ma era una scelta egoistica; nasce così l’idea del dialetto, sebbene io non sia bravo a parlarlo quotidianamente, ma ci sono alcune espressioni che mi sono sempre piaciute e che ritengo altamente espressive”.

L’idea di fondo al messaggio artistico resta, però, quella di sensibilizzare. Anzitutto alla raccolta differenziata, alla cura dell’ambiente, al riciclo creativo.  

TestadiLatta raccoglie, infatti, le lattine abbandonate in spiaggia, collaborando assiduamente a campagne quali “Plastic Free”: “Ne trovo davvero tante, specie sulla spiaggia di Giovino, e questo fa veramente schifo. Ne riempio alcuni bustoni in un’ora, le raccolgo tutte, anche quelle rotte, poi le riparo e le restituisco ad una nuova vita. Sulle nostre spiagge c’è un cumulo di spazzatura che fa paura, finchè non cambia la mentalità non ci sarà cambiamento”.

Una volta raccolte, pulite, riparate, le latte di Rocco vengono trattate, dipinte, smaltate, assemblate, secondo un disegno ben preciso che richiede ore di progettazione ed elaborazione.  

“Perché le lattine? A differenza di un graffito sul muro, questo “esce” dal muro e questa cosa mi fa entusiasma. -spiega l’Artista- L’oggetto colorato che spicca dal muro mi fa letteralmente impazzire. Per me questa forma d’arte rappresenta l’essere giovani. La lattina in sé è una cosa giovane, semplice, un’icona degli anni 2000 come la felpa, le Converse, la Coca Cola”.

Una volta assemblata, l’opera viene apposta su un muro divenendo “site specific”.

“Le location sono casuali -ci spiega- in genere scelgo un punto di passaggio continuo, un muro anche in penombra ma che sia colpito, di sera, da un fascio di luce, strategico per valorizzare l’opera. Per ora sto diffondendo le mie opere nel centro di Catanzaro, tra i vicoletti del centro storico o in qualche locale di amici ad esempio “Outsider”, la paninoteca “Da Matti”, o “Amedeo” ai Giardini, i cui titolari si sono dimostrati amichevoli e collaborativi. Avevo provato anche a Soverato ma è finita male: due anziani mi hanno costretto in malo modo ad andare via e disinstallare l’opera, che peccato”.

Quello di testadilatta non è solo un “art attack” temporaneo, ma persegue un’obiettivo ben preciso.

“Mi fido del mio istinto al 101%. In realtà non so dove sto andando, ma ciò che sto facendo, oggi, per me, rappresenta la mia rinascita. Mi piacerebbe spaziare con la street art perché secondo me è la più grande forma contemporanea di espressione artistica. Un’opera accessibile a tutti, gratuitamente, per strada, è la cosa più bella, con tutto il dovuto rispetto per musei. Vorrei vivere di questo, se necessario purtroppo anche trasferirmi all’estero, magari in Spagna, per seguire la mia vocazione. In questa città c’è grande bisogno di spazio per i giovani, per potersi esprimere, per poter imparare e metter in pratica le proprie passioni. E’ una città che manca di colore, spero che la prossima Amministrazione riesca a ridargliene. E’ questo il mio messaggio dal basso”.

Le lattine di @testadilatta stanno diventando virali sui muri della città e sui social di chi le scopre che, con entusiasmo, le fotografa e lo tagga, aiutandolo a diffondere il messaggio. Dopo le lattine, cosa hai in serbo per noi?  

“Spero di trovare il muro giusto per realizzare una grande installazione. Non vi svelo troppo ma vorrei ricoprirlo interamente di lattine e contenitori di recupero, ad esempio quelli del detersivo. Vorrei realizzare un grande mosaico tridimensionale, smaltato e colorato, e disegnarvi sopra un mappamondo”.

E allora sì che “Ni Scialamu”, è proprio il caso di dirlo -e di dirlo con le sue lattine-, “A verità”!

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