Quando la separazione diventa violenza: la lettura criminologica dell'omicidio-suicidio di Mileto

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  23 gennaio 2026 23:10

di RITA TULELLI*

Il fatto di cronaca avvenuto a Mileto, nel quale un uomo ha ucciso la moglie per poi togliersi la vita, si inserisce nella categoria criminologica dell’omicidio-suicidio in ambito familiare, una delle forme più complesse e dolorose di violenza domestica. Si tratta di eventi che maturano quasi sempre all’interno di relazioni affettive già profondamente compromesse, caratterizzate da conflitti prolungati, fratture emotive e da una progressiva incapacità di gestire la separazione e la perdita del legame. Dal punto di vista criminologico, la separazione coniugale rappresenta uno dei momenti di maggiore vulnerabilità relazionale. In particolare, quando uno dei due partner vive la fine del rapporto non come un processo di riorganizzazione della propria vita, ma come una perdita intollerabile di identità, controllo o status, possono emergere vissuti di rabbia, frustrazione e disperazione che, se non adeguatamente elaborati, rischiano di trasformarsi in comportamenti violenti.

In questi casi, l’altro coniuge viene inconsciamente percepito non più come una persona autonoma, ma come la causa del proprio fallimento esistenziale. Nei casi di omicidio-suicidio, l’atto omicida non è quasi mai casuale o improvviso nel senso stretto del termine, ma è spesso preceduto da una fase di tensione emotiva crescente, nella quale l’autore sperimenta sentimenti di impotenza, umiliazione e perdita di controllo. Il gesto estremo si configura allora come una risposta distorta a una sofferenza psichica non gestita, in cui la violenza diventa l’unico mezzo percepito per “chiudere” una situazione vissuta come insostenibile. Il suicidio che segue l’omicidio, in questa prospettiva, non va letto come un segno di pentimento, ma come parte integrante della stessa dinamica distruttiva. Un elemento rilevante, sul piano criminologico, è la disponibilità dell’arma da fuoco.

La presenza di un mezzo altamente letale all’interno del contesto domestico aumenta in modo significativo la probabilità che un conflitto degeneri in un evento irreversibile. Numerosi studi dimostrano come l’accesso alle armi rappresenti un fattore di rischio cruciale nei casi di violenza di coppia, poiché riduce drasticamente il tempo tra l’impulso aggressivo e l’atto letale, impedendo qualsiasi possibilità di ripensamento o intervento esterno. Il ritorno della vittima nell’abitazione coniugale, verosimilmente per motivi pratici legati alla separazione, può aver costituito l’evento scatenante di una tensione già latente. In criminologia si parla spesso di “fattore precipitante”, ovvero di un episodio che, pur non essendo la causa profonda del reato, ne accelera drammaticamente la realizzazione. In contesti emotivamente instabili, anche un confronto apparentemente ordinario può assumere un significato simbolico sproporzionato e innescare una reazione violenta.

Dal punto di vista sociale e preventivo, casi come questo evidenziano la necessità di intervenire molto prima dell’esplosione della violenza. La prevenzione passa attraverso il riconoscimento dei segnali di rischio nelle separazioni conflittuali, il sostegno psicologico alle persone che vivono la fine di una relazione come un trauma insormontabile e una maggiore attenzione alla gestione delle armi in situazioni familiari critiche.

È fondamentale promuovere una cultura della gestione del conflitto e dell’elaborazione emotiva, contrastando l’idea, ancora troppo diffusa, che il possesso o il controllo dell’altro sia un diritto.In conclusione, il caso di Mileto non può essere ridotto a un “raptus” o a una lite finita male. Si tratta di un evento che affonda le sue radici in dinamiche relazionali patologiche, in una sofferenza psichica non intercettata e in un contesto che non è riuscito a prevenire l’escalation della violenza.

L’analisi criminologica di questi fatti non ha lo scopo di giustificare, ma di comprendere, affinché tragedie simili possano essere riconosciute e, per quanto possibile, evitate in futuro.

*avvocato e criminologa 


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