
Sulla controversa vicenda dei settanta gatti che rischiano di essere trasferiti presso gli uffici comunali il prossimo 20 aprile, interviene con una nota durissima l’OPAT (Osservatorio Permanente per l’Ambiente e il Territorio). L’organismo, pur comprendendo le rivendicazioni economiche della professionista coinvolta, definisce “del tutto inopportuni e incomprensibili” i toni di una comunicazione che minaccia di “scaricare” animali, considerati gli ultimi degli ultimi, come forma di protesta.
L’Osservatorio solleva un paragone etico drastico: come accaduto per le strutture che assistono anziani o disabili in crisi di fondi, nessuno ha mai ipotizzato di abbandonare persone fragili nei cortili istituzionali. L’OPAT rivela inoltre di essersi attivato già nel settembre 2025, riscontrando però “insolite resistenze e quasi una sospetta chiusura” proprio da parte di quelle realtà che dovrebbero affrontare il problema alla radice. Secondo l’organismo, la tendenza a “favorire queste o quelle strutture private per tamponare momentaneamente il fenomeno” impedisce di fatto un controllo civile e coscienzioso del randagismo.
Il cuore della critica è rivolto alla gestione politica del capoluogo di regione. “Come mai solo nel territorio di Catanzaro, ancora nel 2026, non è possibile usufruire di strutture PUBBLICHE idonee e non è ancora stato possibile adeguarsi alle leggi nazionali e regionali che prevedono campagne continue di sterilizzazione e microchippatura?”. L’OPAT denuncia una gestione che preferisce “navigare a vista”, incentivando episodi “poco trasparenti e completamente anarchici”, come il fenomeno delle cosiddette “spostacani-gatti”. L'assenza di un pronto soccorso veterinario pubblico h24 costringe cittadini e volontari a rivolgersi a strutture lontane (come Amantea), ignorando l’applicazione della Legge Regionale n. 45 del 2023 sul benessere animale.
L’Osservatorio chiede un cambio di rotta netto, sollecitando il Garante degli animali a uscire dalla logica dei “blandi appelli sui social” per esigere, anche per vie legali, l’applicazione della legge. Il sospetto dell’OPAT è che l'inadempienza istituzionale sia funzionale a “non scontentare gli interessi dei molti professionisti privati che lucrano per sopperire alle mancanze di strutture pubbliche”.
Contro quello che viene definito il “palese fallimento di una classe politica assente”, l’Osservatorio mette sul tavolo 1857 firme raccolte tramite una petizione popolare. La richiesta è chiara: intercettare i fondi pubblici per gattili e canili comunali, ponendo fine a “espedienti teatrali, minacce fuori luogo e ignobile retorica vittimistica” a favore di una gestione pubblica, trasparente e standardizzata ai livelli di civiltà del resto d'Italia.
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