Rapporto Dia sulle mafie: "La 'ndrangheta spara meno però corrompe di più"

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Dia - Direzione investigativa antimafia

La Dia, nel suo ultimo rapporto sulle mafie, ci a le parole del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, per segnalare le nuove strategie della mafia calabrese, attenta a non compiere azioni eclatanti per non attirare l'attenzione degli organi inquirenti sulle sue dinamiche.

  07 aprile 2022 11:48

La 'ndrangheta "spara meno però corrompe di più, ha sempre rapporti con il mondo dell’imprenditoria e della politica”.

La Dia, nel suo ultimo rapporto sulle mafie, cita le parole del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, per segnalare le nuove strategie della mafia calabrese, attenta a non compiere azioni eclatanti per non attirare l'attenzione degli organi inquirenti sulle sue dinamiche.

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A conferma di ciò, si legge nella relazione, "interviene l’importante operazione “Profilo basso” del mese di gennaio 2021 che ha consolidato la tendenza delle consorterie ‘ndranghetiste ad evitare azioni eclatanti e ad orientarsi, ove possibile, verso condotte appunto connotate dal basso profilo. Fra queste - si sottolinea - rientra senz’altro l’evasione delle imposte attraverso la costituzione di società fittizie e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con conseguenti indebiti crediti d’imposta milionari".

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In tale scenario "appare sintomatico l’elevato numero di consigli comunali sciolti nel tempo per ingerenze ‘ndranghetiste anche in aree ben lontane dalla Calabria".    "Forti condizionamenti" si sottolinea nella relazione, hanno riguardato il consiglio comunale di Guardavalle (CZ), sciolto con decreto del 23 febbraio 2021. Particolarmente significativa è ritenuta l’inchiesta “Faust” del 18 gennaio 2021 "che ha tra l’altro permesso di documentare il condizionamento elettorale operato dalla cosca Pisano nelle consultazioni per l’elezione degli organi comunali di Rosarno (RC)".

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   La Dia ricorda, inoltre, "che il 14 dicembre 2020 a Reggio Calabria era stata eseguita una misura restrittiva nei confronti di 2 soggetti che ricoprivano rispettivamente l’incarico di consigliere comunale di quel Comune e di presidente di seggio in n occasione delle locali elezioni amministrativee tenutesi nel settembre 2020. Le indagini - è scritto - avevano fatto emergere un meccanismo fraudolento finalizzato a favorire l’elezione di uno degli indagati in seno al Consiglio comunale. Gli sviluppi investigativi della vicenda hanno portato, il 3 marzo 2021, all’esecuzione da parte della Polizia di Stato di 6 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati in relazione adiverse ipotesi di alterazione del voto, falsità ideologica in atto pubblico ed abuso d’ufficio".

Questo filone d’inchiesta "nel confermare le responsabilità già emerse ha evidenziato anche ilcoinvolgimento di un funzionario in forza al Servizio Elettorale del Comune di Reggio Calabria, nonché di un consigliere comunale del comune di Calanna (RC). Un’ulteriore e significativa operazione - scrive la Dia - che conferma la commistione tra' ‘ndrangheta ed amministratori locali è rappresentata dall’inchiesta “Alibante”20 del mese di maggio 2021 che ha fatto emergere il condizionamento delle amministrazioni comunali di Nocera Terinese e di Falerna da parte delle consorterie mafiose".     Le cosche calabresi, dunque, "continuano a dimostrarsi abili nel relazionarsi agevolmente e con egual efficacia sia con le sanguinarie organizzazioni del narcotraffico sudamericano, sia con politici, amministratori, imprenditori e liberi professionisti la cui opera è strumentale al raggiungimento di precisi obiettivi illeciti". 

" La 'ndrangheta è fortemente radicata anche fuori dai confini della Calabria con un'organizzazione perfettamente sovrapponibile a quella della terra madre. In totale, sottolinea la Dia nell'ultimo rapporto semestrale, sono emersi 46 "locali" in altre regioni, di cui 25 in Lombardia, 16 in Piemonte, 3 in Liguria, 1 in Veneto, 1 in Valle d’Aosta ed 1 in Trentino Alto Adige. Al di fuori della Calabria, pertanto, "non vengono insediate solo le realtà economico-imprenditoriali, ma si cerca innanzitutto di creare insediamenti strutturati sul modello reggino dal quale partire per la massimizzazione dei profitti".

   Il "riconoscimento identitario" risalente agli albori della ‘ndrangheta "non è stato mai abbandonato e sarebbe riduttivo - avverte la Dia - relegarlo a mero fenomeno folkloristico. L’organizzazione è coesa e stabile grazie al senso di appartenenza che deriva dalle ritualità di affliazione ed è ancorato al carattere parentale delle cosche". Tali meccanismi "costituiscono il legame che le consorterie ‘ndranghetiste di tutto il mondo mantengono con la casa madre reggina".

"Altamente rappresentativa" del profondo radicamento delle consorterie ‘ndranghetiste in aree lontane da quelle di origine è l’operazione “Enclave”, del febbraio 2021, che ha consentito di individuare e disarticolare un sodalizio costituito da calabresi e romani dedito al traffco di sostanze stupefacenti approvvigionate in gran parte dal Sud America. Al vertice del gruppo è risultato un soggetto ritenuto vicino alla cosca Alvaro di Sinopoli (RC). "Talune importanti inchieste degli ultimi anni - si legge nella relazione - hanno permesso inoltre di ricostruire la rete strutturale dell’organizzazione fuori regione. La mappa dei locali di 'ndrangheta emersi nel Nord Italia nel corso degli anni in attività giudiziarie "è emblematica della forza espansionistica delle cosche e della loro vocazione a replicare fuori delle aree di origine lo schema tipico delle organizzazioni calabresi".

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