Referendum Giustizia, alla Libreria Coriolano le ragioni del “Sì”

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Da sinistra: Vincenzo Galeota, Francesco Iacopino, Raffaele Nisticò

  18 marzo 2026 11:14

di IACOPO PARISI

Alla libreria Coriolano di Catanzaro si è tenuto ieri sera un incontro dedicato alle ragioni del “Sì” al referendum sulla giustizia, a distanza di una settimana dall’appuntamento che aveva invece ospitato le posizioni contrarie. Un confronto che si inserisce in un percorso di approfondimento equilibrato del tema, offrendo al pubblico locale entrambe le chiavi di lettura della riforma, in modo da avere piena consapevolezza dei motivi per cui si andrà a votare il 22 e il 23 marzo.

A intervenire sono stati il presidente della Camera Penale di Catanzaro, Francesco Iacopino, e l’avvocato Vincenzo Galeota, con la moderazione del giornalista Raffaele Nisticò. L’incontro si è sviluppato lungo due direttrici principali: da un lato il funzionamento del processo penale e il significato della separazione delle carriere, dall’altro il tema del Consiglio Superiore della Magistratura e dei meccanismi di selezione dei suoi componenti.

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Iacopino ha insistito sulla necessità di collocare la riforma in una prospettiva storica e tecnica, sganciandola dal contingente politico. "Questa non è una riforma pro o contro Meloni", ha chiarito, sottolineando come il tema riguardi l’assetto del processo e non gli equilibri tra governo e magistratura. L’articolo 104 della Costituzione, ha ricordato, continua infatti a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere dello Stato. Il punto, secondo Iacopino, è piuttosto interno al sistema. Per comprenderlo, ha spiegato, bisogna tornare al 1988, quando l’Italia abbandonò il modello inquisitorio per adottare un processo di tipo accusatorio. "Le regole processuali – ha osservato – non servono a raggiungere una verità assoluta, che nessuno possiede, ma a ridurre il margine di errore umano della giustizia". Il vecchio sistema, fondato su istruttorie segrete e su una collaborazione tra giudice e pubblico ministero, presentava – nella ricostruzione del penalista – un alto tasso di fallibilità. Da qui la centralità del contraddittorio, cioè del confronto tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. Un principio che, tuttavia, secondo Iacopino, non si sarebbe ancora pienamente realizzato.

Richiamando anche esempi concreti della sua esperienza professionale, ha evidenziato come la mancanza di una netta separazione tra giudice e pubblico ministero continui a produrre effetti distorsivi, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, dove si concentrano decisioni incisive su libertà personale, patrimonio e reputazione. La separazione delle carriere viene quindi proposta come strumento per rafforzare la terzietà del giudice e garantire un controllo più rigoroso sull’operato dell’accusa fin dalle fasi iniziali del procedimento. In questa prospettiva, il processo deve essere inteso come un confronto tra parti, e il giudice come un arbitro "indifferente al risultato", chiamato a garantire l’equilibrio del sistema.

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L’intervento dell’avvocato Vincenzo Galeota si è concentrato invece sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura e sulle modalità di selezione dei suoi componenti, in particolare quelli laici. Galeota ha ricostruito il sistema attuale, ricordando che i membri non togati del Csm sono scelti dal Parlamento in seduta comune attraverso il voto. Un meccanismo che, ha osservato, non è generalmente oggetto di contestazioni e che riflette una scelta del potere legislativo, non del governo. La riforma, ha spiegato, introdurrebbe un sistema misto: da un lato una selezione iniziale basata su requisiti di professionalità (avvocati con almeno quindici anni di esperienza, professori universitari, figure qualificate), dall’altro un successivo sorteggio tra i candidati idonei. Il Parlamento continuerebbe comunque a svolgere un ruolo nella formazione della base di selezione.

Secondo Galeota, questo modello combinato – elezione più sorteggio – rappresenterebbe un rafforzamento delle garanzie di indipendenza. Se oggi i componenti laici possono essere percepiti come espressione delle maggioranze o delle opposizioni politiche, il sorteggio introdurrebbe un elemento di imprevedibilità capace di ridurre il rischio di condizionamenti. Da qui la domanda posta al pubblico: se il sistema attuale, fondato sulla scelta parlamentare, è ritenuto accettabile, perché dovrebbe essere visto negativamente un meccanismo che aggiunge ulteriori garanzie di autonomia?

 

L’incontro alla libreria Coriolano Paparazzo si è quindi configurato come un momento di approfondimento tecnico e politico insieme, nel quale i relatori hanno cercato di ricondurre il dibattito sulla riforma a questioni strutturali del sistema giudiziario: il funzionamento del processo, il ruolo del giudice, l’equilibrio tra accusa e difesa e i meccanismi di autogoverno della magistratura.


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