
di ENNIO CURCIO
Una lunghissima attesa, durata mesi, per un quesito referendario che voleva cambiare la Costituzione, riscrivendo quell'architrave repubblicano e democratico della separazione dei poteri dello Stato. Anche questa volta, piaccia o meno, gli Italiani hanno espresso il loro dissenso inequivocabile ! E la Calabria, così come la stragrande maggioranza delle regioni, salvo quelle a trazione "leghista", ha difeso la Costituzione.
Con qualche eccezione in tre comuni della provincia di Reggio Calabria, nella piana di Gioia Tauro ed in Aspromonte, dove il "Si" ha raggiunto percentuali "bulgare", addirittura dell'80 per cento.
Per fortuna dei sostenitori del no, i giovani sotto i 35 anni sono stati i veri "paladini" della Costutuzione, secondo l'analisi del voto degli specialisti.
La verità, al netto di ogni propaganda, ormai superata, è quella che per la maggioranza degli italiani, il referendum non avrebbe risolto i problemi reali della giustizia e che i promotori stessero, invece, chiedendo i "pieni poteri" per agire indisturbati. Ve lo ricordate il "Papete" in cui s'invocavano i pieni poteri ? Lo "stile" è lo stesso, anche se é stato meno esplicito. Il referendum é stato sentito, visto l'esito del voto, come un modo per cambiare esclusivamente gli equilibri di forza all'interno dell'organo di autogoverno dei Giudici. Ma, paradossalmente, con la riforma bocciata, si correva anche il rischio di rafforzare ancora di più chi si voleva "contenere", creando un organo rappresentativo e disciplinare formato solo da Pubblici Ministeri, oltre che da politici ed altri "laici".
Pensate, i pubblici ministeri giudicavano loro stessi, senza che ci fossero i loro colleghi giudici a partecipare alla decisione, in una loro fisiologica posizione di "terzietà". Si sarebbe voluto, se fosse passata la riforma, che gl'inquirenti giudicassero se stessi, insieme ai politici che, magari, avrebbero potuto anche essere indagati se non si fossero "piegati" alle loro decisioni. Un "testacoda", della bocciata riforma, senza precedenti ! Ma ancora un'altra questione era subdola e strumentale ad ottenere ben altro. Il referendum "confermativo", nei lavori della commissione di governo proponente, non spiegava nulla di come avrebbe funzionato la "nuova" giustizia e delegava successivamente ,peraltro legittimamente vista la delicatezza e complessità della materia, ai decreti attuativi il cuore della riforma, cioè il funzionamento concreto della giustizia penale. Ed allora, anziché chiedere una delega in bianco per il governo e cambiare la Costituzione, perché non si è voluto migliorare la "nuova" macchina della giustizia direttamente in parlamento ? Non ho tutte le risposte a questa domanda, mi perdonerete, ma una peró mi sovviene : forse perché la posta in gioco "vera" era sbilanciare i poteri dello Stato a favore della politica ? Questo gli italiani hanno capito e risposto, con una partecipazione straordinaria di quasi il 60%, votando in maggioranza "No". Una dimostrazione anche di come si vada a votare se la posta in palio è la politica e non i politicanti. Un monito per chi, al Governo, si sta preparando a cambiare la legge elettorale, con un premio di maggioranza folle, con la scusa di ottenere una presunta maggiore stabilità di governo, ai danni della rappresentatività e della democrazia. Ritorna il "vizietto" dei pieni poteri ? Questo voto, invece, dice anche che gli elettori si possono riportare ai seggi, scegliendo una classe politica seria, preparata ed onesta !
Riparlando dei problemi veri della giustizia che sono tanti, ora potranno essere affrontati, come la legge ordinaria consente, nelle commissioni parlamentari competenti e nel pieno e paziente contraddittorio ed ascolto di tutte le parti; senza dimenticarsi della giustizia civile ed amminiatrativa, "moribonda" da anni. Questa è la nostra democrazia costituzionale, niente di meno ! Il voto popolare lo ha ribadito ancora una volta : la Costituzione non si tocca, a prescindere da quali mani vogliano maneggiarla a piacimento.
Speriamo la lezione sia servita.
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