
Sequestrate anche armi e ingenti quantitativi di parti di ricambio.
20 gennaio 2026 11:11Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, unitamente a personale in supporto del 14° Battaglione Carabinieri Calabria di Vibo Valentia e della Stazione di Senago (MI) hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria in data 7.1.2026 su richiesta di questo Ufficio di Procura, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri dieci, per reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi. ( LEGGI QUI )
Il Gip Stefania Rachele ha disposto la detenzione cautelare in carcere per Damiano Amato, 47 anni; Franco Amato, 48 anni; Marcello Amato, 34 anni; Romano Amato, 55 anni; Carlo Emanuele Berlingeri, 25 anni e Antonio Bevilacqua, 19 anni. A domiciliari sono finiti: Silvano Amato, Alfonso Arena, Cosimo Berlingeri, Emanuele Berlingeri, Mario Berlingeri, Alessandro Bevilacqua, Gianluca Bevilacqua, Armando Morello, Alberto Romeo e Luca Romeo.
La corposa attività investigativa - avviata nell’ottobre del 2024 e conclusa nell’aprile del 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria anche con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona, sempre sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica.
Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale.
A tale proposito, secondo quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare, grazie all’indagine è stata disvelata la consumazione di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, i quali venivano poi immediatamente condotti ad Arghillà. Come ricostruito dal GIP, ivi giunti, i veicoli rubati divenivano oggetto di una rapidissima e professionale attività di ‘cannibalizzazione’. A ciò si aggiunga che in almeno due casi – sempre per come accertato in sede di ordinanza – si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi di ‘cavallo di ritorno’, in cui gli indagati hanno altresì posto in essere una condotta estorsiva per costringere i proprietari dei veicoli sottratti a pagare un compenso per ottenerne la restituzione.
È inoltre stato riconosciuto dal GIP come alcuni degli indagati adottassero costantemente delle ‘contromisure’ al fine di eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle FFOO in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai coindagati.
Al contempo, si è ritenuto di particolare allarme sociale che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza pressoché quotidiana, senza interruzioni temporali, anche durante le festività natalizie, sia in orario notturno che diurno. Si aggiunga che alcuni episodi criminosi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di strutture ospedaliere, e che in un caso ad essere ‘vittima’ dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà.
Sotto altro profilo, poi, nell’ordinanza è ben evidenziato come la costante “cannibalizzazione” dei veicoli rubati presenta certamente un profilo di impatto ambientale, determinando la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa.
Si sottolinea, inoltre, come le numerose attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio conducevano al rinvenimento di molteplici autovetture oggetto di furto, di consistenti parte di ricambio, nonché al ritrovamento e al sequestro di armi.
Si evidenzia come il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, il quadro indiziario descritto è da intendersi allo stato degli atti e suscettibile di ulteriori valutazioni nelle successive fasi di giudizio.
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