Reggio Calabria, li spacciavano come dei Warhol, Haring e Banksi ma erano dei falsi: sequestrate 143 opere

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images Reggio Calabria, li spacciavano come dei Warhol, Haring e Banksi ma erano dei falsi: sequestrate 143 opere


  17 aprile 2026 15:27


I Carabinieri  del Nucleo Tutela Patrimonio  Culturale  di Cosenza  nel corso di un'articolata indagine,  diretta   dalla  Procura  della  Repubblica  presso  il Tribunale  di Reggio  Calabria, hanno   proceduto  al  sequestro  probatorio   di  iniziativa   di  133 opere  d'arte   falsamente attribuite   agli  artisti  Andy  Warhol  e Keith  Haring  e successivamente,   su  delega  della Procura   della   Repubblica   di  Reggio  Calabria,   di  ulteriori   10  esemplari   artistici  che presentavano   evidenti  caratteristiche  di contraffazione,  attribuiti  a Banksi   che venivano rinvenuti  e sequestrati  a Liegi (Belgio) a seguito delle operazioni  di perquisizione  eseguite in virtù  della  procedura   di assistenza  giudiziaria   avviata  con  l'Autorità   belga  da  parte dell'Autorità   giudiziaria  di Reggio Calabria.

Contestualmente,   nel corso dell'attività  di indagine a sorpresa, venivano rinvenute  11 opere d'arte  attribuite  agli artisti Andy Warhol, Keith Haring  e Banksi per le quali sono in corso accertamenti da  parte  dell'Autorità   giudiziaria   belga,  poiché  presentavano   i  medesimi elementi           di  contraffazione   riscontrate   nelle  opere   confluite   nel  procedimento    penale incardinato  presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Le 143 opere  sequestrate  nell'ambito  dell'indagine   coordinata  dalla  locale Procura  erano state esposte  alla mostra  "Pop to Street Art: lnfluences"  che si è tenuta  contestualmente,   dal
20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025, in tre luoghi della cultura  del centro cittadino  reggino, tra l'Accademia                        di  Belle Arti,  la  Casa  della  Cultura   "P.  Crupi"   e  il  Museo  Archeologico Nazionale.

Le opere d'arte  esposte, costituite da esemplari di pittura, grafica e da alcune sculture, erano state concesse in prestito  quali beni artistici autentici  da una società belga all'Accademia  di Belle Arti reggina,  Ente organizzatore  dell'evento,  a fronte di un corrispettivo  pari a 50 mila euro,  mediante   la  sottoscrizione  di  un  contratto   che  prevedeva   anche  la  possibilità  di ricavare ulteriori  guadagni sia dagli incassi della biglietteria  che  dalla connessa attività  di vendita  di oggettistica  promozionale.

Gli   approfondimenti     eseguiti   dal   Nucleo   Carabinieri    TPC   di   Cosenza   in   merito all'autenticità delle opere d'arte  esposte  presso la citata mostra  di Reggio Calabria  hanno permesso  di sostenere,  invece, anche con metodo  scientifico, l'assoluta  falsità  delle opere sequestrate,  la cui contraffazione appare nella maggior parte dei casi addirittura  grossolana.

Le recenti  attività   di  perquisizione   condotte   all'estero,  nell'ambito   della  procedura   di assistenza       giudiziaria,   nei  confronti   di   tre  cittadini   belgi  e  delle  tre  società  ad  essi riconducibili  hanno  consentito,  inoltre,  di  acquisire  maggiori  elementi  probatori,  utili a delineare    compiutamente     il quadro    accusatorio   raccolto   a  carico   di   due   di   loro, immediatamente indagati  dopo il sequestro  eseguito a Reggio Calabria, di cui uno titolare della società  che aveva  concesso in prestito  le opere  alla locale Accademia  di Belle Arti, nonché di appurare il coinvolgimento  nella vicenda anche di una terza persona, sempre di nazionalità  belga.

Nel suo complesso  l'indagine  ha permesso di disvelare l'esistenza  di un complesso sistema criminale specializzato  nella produzione  seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti del noto movimento  artistico internazionale  Pop Art, con lo scopo di organizzare  mostre ed eventi  espositivi   in  tutta  Europa,  Italia  compresa,   traendone   profitto  e  ingannando   il pubblico sulla autenticità  delle opere artistiche.


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