
"Una quantità di armi tale da paragonare a una santabarbara: 45 fucili, tra cui una ventina di kalashnikov, sei bombe a mano, che i tre indagati, uno in carcere e due ai domiciliari, gestivano per la cosca Molè di Gioia Tauro e vendevano ad altre cosche. Si tratta di materiale al vaglio del Ris e probabilmente acquistato sul fronte balcanico, attualmente teatro di guerra". A dirlo, il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli.
I Molè sono stati protagonisti di una violenta faida con i cugini Piromalli, nella quale sarebbero stati sconfitti. Una fase che adesso, per gli inquirenti, è rientrata. "È necessario rendere più efficace la normativa che riguarda i controlli sulla messaggistica, sempre più sofisticata, cui gli indagati facevano ricorso per contattare i loro referenti e occultare i loro traffici illegali", sottolinea Borrelli.
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