Resilienza di comunità in protezione Civile

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Franco Varone, Prociv Calabria
  16 marzo 2021 13:19

Cos’è la resilienza? E’ la capacità di compensazione che la mente umana pone in essere per fronteggiare gravi traumi attraverso la forza che attinge da dentro di sè, dal supporto di forze esterne e dalle capacità di svilupparsi grazie alle esperienze vissute. Essere resilienti, significa porsi in maniera flessibile ed assorbire l'evento per sopravvivere e ripartire, cercare cioè di piegarsi senza spezzarsi. Il termine resilienza è stato utilizzato in Protezione Civile nel 2009, ad opera dell’United Nations International Strategy for Disaster Reduction, giunto nel mondo della Protezione Civile Italiana quale termine anglossassone, in realtà la sua origine è latina; ciò ha portato nel tempo a declinarlo in svariate sfumature di significato. Nel campo della Protezione Civile, il termine resilienza unisce due significati connessi tra loro: proteggere e difendere, questa fusione porta ad una nuova e più completa concezione capace di dare nuova spinta e rinnovamento al Sistema italiano di Protezione Civile. La principale conseguenza di questo processo è la possibilità di modificare radicalmente le chiavi di pianificazione territoriale e gestione degli eventi in un’ottica appunto, di resilienza.  Il concetto di comunità resiliente occupa un posto di primo piano e pertanto si dà alla resilienza un valore fondamentale al fine di supportare la naturale capacità degli uomini ad assorbire gli effetti di un evento e ripartire nuovamente. Per far comprendere il concetto di resilienza è però, necessario passare per la consapevolezza del rischio cioè dalla conoscenza degli spazi e delle emozioni che si vivono e dei rischi sottesi così da predisporsi alla giusta risposta. La resilienza di una comunità è la sua capacità di riprendersi da eventi negativi che l’hanno colpita, è quindi una modalità di reazione attiva, supportata da risorse interne ed esterne alla comunità, che permette al sistema sociale il ritorno alle condizioni di normalità. Occorre spostare il concetto diffuso dell’assistenzialismo ad un meccanismo proattivo, consapevole e organizzato che permetta di ridurre al minimo gli effetti dell'evento, una comunità deve quindi considerare consapevolmente il rischio sistemico naturalmente presente, i successivi eventuali risvolti, la capacità organizzativa di risposta e il supporto delle forze esterne. Solitamente siamo abituati a ricevere informazioni che ci mostrano quasi esclusivamente conseguenze negative derivate da eventi che colpiscono le comunità, tuttavia questo aspetto assolutamente centrale e tragico, rappresenta una parte del puzzle che si completa attraverso la solidarietà umana che mette in azione un meccanismo sociale di supporto, comportamenti che danno i loro migliori risultati quando sono ben gestiti ed organizzati. È chiaro che tutto questo non significa che conoscere i rischi e saper cosa fare per affrontarli allontani catastrofi o eventi negativi ma, ci permette di vivere la vita di comunità con un orientamento positivo che ci predispone ad affrontare nel modo migliore possibile anche ciò che non si vorrebbe mai dover affrontare e che si spera non accada mai. Possiamo quindi concludere che il coinvolgimento dei cittadini come parte attiva nel sistema di Protezione Civile è un elemento cardine e pertanto sarebbe opportuno sensibilizzare le comunità per cercare di stimolare ed educare alla sicurezza propria e degli altri, sviluppare il senso di responsabilità e cittadinanza attiva nella propria comunità, resilienza e solidarietà civile. L’obiettivo è diffondere buone pratiche di Protezione Civile sia a livello territoriale che nazionale attraverso un’attività di informazione mirata e fornendo modelli di comportamento da adottare nelle emergenze. Tenuto conto dell’importanza dell’argomento trattato, la Protezione Civile quale tutrice della Resilienza di un territorio e della comunità dovrebbe necessariamente dotarsi di un piano di Protezione Civile digitalizzato in grado di accompagnare l’evoluzione nel tempo garantendo l’allineamento fra minacce presenti e contromisure da adottare per mitigare i rischi o gli effetti dell’avverarsi di un’emergenza.

La digitalizzazione, ormai parte integrante della nostra quotidianità, prevista anche in materia di piani di Protezione Civile è, purtroppo, quasi del tutto assente nei comuni: troppo spesso i piani sono obsoleti, non aggiornati, cartacei o “sparsi” in più supporti; in Italia esiste una sola soluzione certificata dall’AgID che propone il servizio di digitalizzazione e aggiornamento costante dei Piani di Protezione Civile ed il loro impiego in caso di calamità, questo di certo non aiuta alla realizzazione di piani aggiornati di intervento. L’augurio è che il PNRR e la Comunità Europea possano cambiare questa situazione mediante l’implementazione e la valorizzazione dell’ecosistema digitale nella prevenzione e gestione delle emergenze.

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Fortunato Varone

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