“Respira questa libertà”: Jovanotti, il pop senza confini fa ballare Catanzaro

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images “Respira questa libertà”: Jovanotti, il pop senza confini fa ballare Catanzaro
(Si ringrazia Goigest press office e canali social dell’artista)

  23 agosto 2026 10:25

di VITTORIO PIO

Più che modificare la propria formula, Jovanotti continua ad allargarne i confini. A Catanzaro il suo Summer Party ha confermato una capacità ormai consolidata di mettere insieme il concerto pop, il dj set, la musica tradizionale, l’elettronica e linguaggi apparentemente lontani, dentro una lunga giornata che ha coinvolto circa 30 mila persone, con almeno tre generazioni rappresentate.
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(Si ringrazia Goigest press office e canali social)

La musica era cominciata molto prima del set principale. Zampogne e suoni della tradizione avevano accompagnato il pomeriggio, mentre l’oriundo aspromontano Davide Ambrogio aveva aggiunto una dimensione quasi ancestrale al suo ritmo battente. Di segno differente la poliritmia dei colombiani Ghetto Kumbé e il dj set di Molella, che Jovanotti ha ricordato agli inizi come suo fonico ai tempi di Radio Deejay. Anche l’arrivo di Chiello è stato introdotto attraverso un’idea abbastanza precisa: rabbia e dolcezza che nella musica possono convivere fino a diventare rock and roll. Ma per lui c’è ancora da lavorare.

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Davide Ambrogio

Quando il centro della scena passa definitivamente a Jovanotti, la quantità di materiale accumulato non disperde l’energia. Merito anche di una band numerosa e molto efficace, con fiati e percussioni determinanti nella costruzione del suono e l’ottimo Adriano Viterbini alla chitarra in particolare spolvero . Un dato tutt’altro che secondario è che il concerto viene suonato realmente, senza sampling, programmazioni o altre scorciatoie tecnologiche: una scelta che restituisce fisicità al suono e lascia ai musicisti margini reali di interazione. In questo contesto Gianluca Petrella costituisce quasi un caso a parte: il trombonista barese porta dentro una macchina pop perfettamente oliata il proprio enorme bagaglio jazzistico, senza utilizzarlo come semplice esibizione virtuosistica. I suoi interventi cambiano colori e prospettive e rappresentano uno degli elementi musicalmente più interessanti dello spettacolo.

Il repertorio attraversa inevitabilmente oltre trent’anni di carriera, ma la scaletta rimane permeabile a ciò che accade sul palco. “Serenata Rap”, “Penso positivo”, “Bella”, “Oh, vita!”, “I Love You Baby”, “L’ombelico del mondo”, “Ragazzo fortunato” e molte altre canzoni funzionano ancora per la loro immediatezza, mentre brani più recenti come “Oceanica” consentono a Jovanotti di parlare di natura e di quel «sentimento oceanico» evocato prima dell’esecuzione. “Oh, vita!”, del resto, conserva qualcosa della sottrazione sonora impressa da Rick Rubin alla produzione dell’album omonimo, con un ritorno evidente alla matrice hip hop.

La Calabria non rimane semplicemente lo sfondo dell’evento. Jovanotti ricorda il video di “Alla salute”, girato tra Scilla e Gerace con la regia di Giacomo Triglia e il sostegno della Calabria Film Commission, parla con affetto di Catanzaro e di una regione attraversata in parte in bicicletta. Uno dei passaggi più riusciti arriva quando Giannini rientra con organetto e tamburelli e la musica tradizionale si innesta su “Penso positivo”, legandosi a “Fimmini schetti e maritati”. Non una parentesi folkloristica, quanto un incontro fra codici musicali che possiedono in comune soprattutto ritmo e funzione collettiva. Un frammento elevatissimo dell'intero set. 

C’è spazio anche per il ricordo del Jova Beach Party di Roccella Jonica avvenuto nel 2019,con Brunori e Toto Cutugno come ospiti, accompagnato da un accenno de “L’italiano”. E la scaletta continua a deformarsi rispetto a quella prevista: dopo “I Love You Baby” arriva anche “Il cielo è sempre più blu”, ulteriore fuori programma con dedica sincera a Rino Gaetano, dentro uno spettacolo che sembra funzionare meglio proprio quando accetta l’imprevisto.

È probabilmente questo l’aspetto che continua a rendere credibile Jovanotti dopo una carriera così lunga. Non la ricerca di una profondità che non gli appartiene necessariamente, ma una curiosità musicale ancora molto attiva e la capacità di trasformare il concerto in un luogo poroso. Pop, hip hop, jazz, musica colombiana, tradizione calabrese, elettronica e canzone italiana possono stare nello stesso spazio senza bisogno di trovare una sintesi obbligatoria. Sul palco  sono rimasti soprattutto leggerezza e una quantità considerevole di musica. Ma anche qualcosa di molto concreto: ieri sera Catanzaro e la Calabria sono state al centro di un evento capace di produrre attenzione, partecipazione e visibilità.