Riflessione di Filippo Veltri: "Tante Calabrie. Orlando morto per le menti chiuse"

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Filippo Veltri
  29 giugno 2021 13:06

 

di FILIPPO VELTRI

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Quel ragazzo di cui tutti oggi parlano morto a Torino aveva origini calabresi e le menti chiuse stavolta non sono nella tanto bistrattata Calabria ma nella nobile Torino. Lui si chiamava Orlando.

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“Il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta”, aveva scritto sul social il giovane, lasciando intendere che non sempre la sua omosessualità veniva accettata. “Mi aveva confessato di aver paura di alcune persone. Non mi ha spiegato chi fossero, non ha fatto nomi. Era preoccupato. Diceva che mettevano in dubbio la sua omosessualità - racconta il fratello Mario - Lo prendevano in giro perché era omosessuale”, riferiscono alcuni amici.

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I genitori ora chiedono giustizia e in procura si prova così a fare luce sulla sua morte. Gli agenti della polizia ferroviaria hanno acquisito i messaggi, sono andati a parlare con gli insegnanti dell’istituto professionale che il giovane frequentava per diventare barman e cameriere, con i compagni di classe, gli amici.

«Mio figlio non era depresso, era oppresso. C’è una bella differenza. E io voglio andare a fondo di questa storia, voglio la verità». Anna Screnci, la mamma di Orlando, da una stanza d’albergo di Torino ha parlato del figlio. Lei vive a Soverato ed è tornata a Torino per l’ultimo saluto a suo figlio. «Lui non era il tipo di ragazzo che avrebbe potuto fare una cosa del genere. Io purtroppo ero lontana e non potevo accorgermi di niente, ma credo che qualcuno lo possa aver preso di mira. Lo hanno bullizzato e devono pagare per quello che hanno fatto. Hanno spezzato una giovate vita e hanno tolto la vita anche a me. Domenica ha chiamato tutti i parenti per salutarli per l’ultima volta e si è confessato in chiesa. In questi giorni anche gli amici mi hanno fatto capire che era successo qualcosa e io non riesco a perdonarmi per non averlo capito».

LEGGI ANCHE QUI. Orlando suicida a 18 anni. La mamma da Soverato: "Voglio la verità, mio figlio non lo avrebbe mai fatto"

Sul decesso del giovane calabese, travolto dal treno regionale Chieri-Rivarolo, la procura di Torino ha aperto un fascicolo: bullismo, omofobia e istigazione al suicidio le ipotesi avanzate dall’inchiesta coordinata dalla pm Antonella Barbera.  Perché, secondo la prima ricostruzione, il 18enne era stato preso di mira perché omosessuale.

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