Riforma della giustizia, i magistrati del distretto di Catanzaro: "Si minano i valori costituzionali dell'autonomia"

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Una toga

"Auspichiamo pertanto che a seguito delle iniziative assunte dall’Anm si intraprenda un confronto proficuo con il legislatore sui contenuti della riforma"

  28 aprile 2022 13:23

"La Magistratura, all’unanimità, richiama l’attenzione dell’opinione pubblica sui pericoli della nuova riforma. È necessario evidenziare che l’approvazione dell’imminente legge delega di riforma dell’ordinamento giudiziario, lungi dall’assicurare maggiori tutele ed efficienza, mina i valori costituzionali dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura, quali pilastri del sistema democratico e garanzia della piena tutela dei diritti. La riforma impone la gerarchizzazione negli uffici giudiziari e il primato assoluto delle statistiche, mortificando il ragionamento giuridico che, fino ad oggi ha consentito l’adeguamento dell’ordinamento giuridico alle esigenze di modernità della società".

Lo scrivono i magistrati del distretto di Catanzaro.

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 "Il giudizio non sarà più libero e i magistrati non potranno valutare le peculiarità del caso specifico dovendosi conformare in modo burocratico e passivo ai precedenti delle Corti superiori, a danno di tutte le parti del processo: il magistrato sarà valutato positivamente, infatti, solo se si adeguerà a quello che è già stato deciso dai giudici di grado superiore, impedendo qualsiasi evoluzione del diritto. Eppure i giudici di merito hanno rappresentato fino ad oggi il motore dell’evoluzione del nostro diritto: si pensi, ad esempio, alla progressiva rilevanza giuridica che è stata riconosciuta alla convivenza more uxorio e alle famiglie di fatto.  Si separano di fatto le funzioni giudicanti e requirenti, allontanando il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione e creando gli strumenti per sottoporlo al controllo del potere esecutivo, in contrasto con la Costituzione. Piuttosto che prevenire le deprecabili logiche di potere, più volte censurate dal Presidente della Repubblica, le nuove regole elettorali del Csm mantengono intatto il peso delle correnti"

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" Si attribuisce il diritto di voto nella valutazione di  professionalità del magistrato a chi esercita la professione forense nel medesimo ufficio giudiziario, con un evidente compromissione delle garanzie di indipendenza e di imparzialità. Consapevoli della centralità della magistratura e della funzione giudiziaria come difesa della democrazia e dei diritti dei cittadini, come Magistrati della Repubblica Italiana, a conferma del nostro giuramento, e convinti che l’obiettivo della riforma dell’ordinamento giudiziario debba essere quello di incentivare il lavoro più attento dei magistrati, spesso impegnati in territori difficili, ove rappresentano un baluardo rispetto a gravi fenomeni criminosi, come la ’ndrangheta sul territorio calabrese, continueremo a tutelare i diritti dei cittadini, a garantire un controllo effettivo di legalità, con onestà intellettuale, lealtà alle leggi dello Stato e indipendenza di giudizio, rispondendo esclusivamente all’interesse dei cittadini. Auspichiamo pertanto che a seguito delle iniziative assunte dall’Anm si intraprenda un confronto proficuo con il legislatore sui contenuti della riforma"

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