
di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA
L'approvazione definitiva della legge delega di riforma dell'ordinamento forense rappresenta un passaggio di grande rilievo per l'avvocatura italiana. Si tratta, tuttavia, di un punto di partenza e non di arrivo: sarà infatti il Governo, attraverso i decreti legislativi attuativi, a tradurre i principi della delega in norme concrete, dalle quali dipenderà il reale volto della professione nei prossimi anni.
L'obiettivo dichiarato della riforma è quello di adeguare l'ordinamento forense ai profondi mutamenti della società, del mercato e della giustizia, riaffermando il ruolo costituzionale dell'avvocato quale garante dei diritti e delle libertà del cittadino. È un'affermazione importante, ma che dovrà trovare un'effettiva corrispondenza nelle scelte normative.
Tra gli aspetti più significativi vi è il rafforzamento del segreto professionale, presidio indispensabile del diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della Costituzione. Senza la certezza della riservatezza, il rapporto fiduciario tra assistito e difensore rischia infatti di essere compromesso, con conseguenze che incidono direttamente sull'effettività della tutela giurisdizionale.
Merita attenzione anche la ridefinizione delle attività riservate agli avvocati. In un mercato sempre più popolato da soggetti che offrono consulenza giuridica senza appartenere all'ordinamento forense, riaffermare le competenze proprie dell'avvocato significa garantire ai cittadini professionalità, responsabilità, deontologia e indipendenza.
Particolarmente delicata sarà poi la disciplina delle incompatibilità e delle nuove forme di esercizio associato della professione. L'apertura a modelli organizzativi più moderni può certamente favorire competitività ed efficienza, ma non dovrà mai tradursi in una compressione dell'autonomia dell'avvocato né consentire che logiche esclusivamente economiche prevalgano sulla funzione costituzionale della difesa.
Positiva appare anche l'attenzione dedicata all'equo compenso e alla tutela della dignità economica della professione. Un avvocato sottopagato non è soltanto un professionista penalizzato: è un sistema giustizia che rischia di indebolirsi, perché la qualità della difesa richiede tempo, preparazione, aggiornamento e indipendenza.
La riforma interviene inoltre su tirocinio, formazione continua, esame di Stato e ordinamento disciplinare. Anche in questo caso sarà decisiva la qualità dei decreti attuativi, che dovranno coniugare rigore, meritocrazia e semplificazione, evitando inutili appesantimenti burocratici.
L'avvocatura italiana attraversa una fase storica complessa, caratterizzata dalla digitalizzazione del processo, dall'intelligenza artificiale applicata al diritto e da una crescente domanda di efficienza. In questo contesto, la riforma potrà rappresentare una reale opportunità soltanto se riuscirà a preservare ciò che rende unica la funzione dell'avvocato: l'indipendenza, la libertà di difesa, il rapporto fiduciario con il cliente e la piena autonomia rispetto a qualsiasi condizionamento economico, politico o istituzionale.
L'auspicio è che i decreti legislativi sappiano trasformare i principi della legge delega in strumenti realmente capaci di rafforzare la professione forense e, soprattutto, di garantire ai cittadini una tutela sempre più efficace dei loro diritti. Perché rafforzare l'avvocatura non significa tutelare una categoria, ma consolidare uno dei pilastri essenziali dello Stato di diritto.
*Avvocato
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