
Riceviamo e pubblichiamo la lettera a Conte, Schlein e altri sulle rinnovabili dopo quella dei 75 professori:
"Gentili esponenti politici del cosiddetto campo largo, gentili freschi destinatari di un’epistola aperta sulle rinnovabili e di prepotenti sollecitazioni di marca confindustriale, vi scriviamo anche noi sperando che la vostra larghezza possa contemplare anche la nostra lotta di liberazione dallo sfruttamento forsennato di tutte le risorse energetiche a disposizione e dal culto della crescita e dello sviluppo che ne rappresenta l’insensato presupposto. Viviamo tempi agitati: non fatevi prendere ulteriormente la mano dal clima imperante e provate a meditare; aiutateci poi se ne siete capaci e ne avete voglia a delegittimare la fregola utilitaristica che ci sta condannando al suicidio. E battetevi anche voi per difendere la legalità , visto che, per fare un esempio relativo alla questione sollevata, non siete per ora tra i custodi delle equilibrate disposizioni degli articoli 9, 41 e 43 della Costituzione Repubblicana, testo normativo sovraordinato a tutti gli altri, sul quale si fonda la convivenza tra gli abitanti del suolo italico e la tutela dei contesti in cui si sono insediati. Il Pianeta alle corde ci chiede, senza lettere ma con strumenti di comunicazione più efficaci, di darci una calmata, non di simulare un cambiamento per continuare con la stessa solfa a massacrare tutto quello che ci circonda.
La trasformazione industriale del mondo da più di due secoli sta erodendo le basi ecologiche necessarie alla vita umana. Le azioni antropiche violente e autolesioniste, in rotta di collisione con gli equilibri della biosfera, avvelenano l’ambiente, degradano ecosistemi e biodiversità (pregiudicando tra l’altro i servizi naturali di assorbimento della co2), gettano scompiglio nei metabolismi territoriali e stanno da tempo cavalcando purtroppo un altro filone bellico, connesso alla modalità più diffusa di realizzazione degli impianti energetici da fonti rinnovabili.
La complessa e multidimensionale crisi ecologica, della quale il riscaldamento globale è solo un tassello poggiato più sul versante degli effetti che su quello delle cause, non sarà mai affrontata in maniera seria se l’umanità non cambia davvero rotta, se non comincia a prendere le distanze dalla religione dell’espansionismo economico, che contempla tra l’altro la crescita illimitata della produzione, dei consumi e degli sprechi energetici e la trasformazione di ogni territorio in supporto per la realizzazione di profitti. Per uscire da un sistema energetico basato sulle fonti fossili bisogna prima di tutto rifiutare l’immaginario privo di senso del limite che petrolio, gas, nucleare e compagnia brutta hanno contribuito ad edificare, ed è necessario contrastare le logiche predatorie, mercantili, coloniali messe in moto da questo immaginario e dalle sue tragiche applicazioni pratiche, così folli da ridurre la natura a bacino per l’estrazione sfrenata di risorse e a spazio di discarica per i rifiuti tossici, per quelli balsamici e per le scorie industriali.
Le rinnovabili uscite dal ventre delle fossili sono quelle invocate e spalleggiate dalla carica dei 75 da cui avete ricevuto nei giorni scorsi una letteraccia, sono quelle pretese, insieme ai commissariamenti e alla sospensione di ogni simulacro della democrazia, dal presidente di Confindustria Orsini, non pago dei circa 400 miliardi di soldi pubblici ricevuti dal famelico settore energetico da quando, mentre si chiudevano il secolo e il millennio precedenti, è cominciata la storia sbagliata degli incentivi a quell’energia pulita così simile alla sporca. Sono le stesse che nel 2012 in Messico schieravano la polizia di Stato contro i popoli ikoots e zapoteco nel tentativo, poi fallito, di espellerli dalla foresta di mangrovie da cui ricavavano la sopravvivenza per installare 132 aerogeneratori concedendo mano libera, come opportunamente aveva osservato un comunicato dell’Assemblea di questi popoli indigeni, “alla barbarie tecnologica della presunta economia verde”. I popoli indigeni, ve lo ricordiamo per inciso, appartengono a quel 5% della specie umana che custodisce con i propri stili esistenziali l’ottanta per cento della biodiversità mondiale, anche a beneficio di Orsini e dei 75 ufficiali delle truppe ausiliarie delle rinnovabili. Sono quelle che vorrebbero ricoprire ogni angolo di tombe agrivoltaiche e ammantare ogni sporgenza di ferraglie rotanti per omogeneizzare il paesaggio nella sua interezza e consacrarlo alla sua nuova funzione di museo a cielo aperto dell’orrore contemporaneo.
Ce lo dice la Soprintendenza Speciale per il PNRR che anche in Italia sono proprio quelle: è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile […] tanto da prefigurare la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno [...] previsto a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile hanno raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo al 2030 di 70 GW ( ota Sopr. PNRR, prot. n. 51551 del 18 marzo 2024). L’occasione speculativa insomma ha creato un eccesso di domanda e queste rinnovabili, alla cui avanzata siete invitati dai fervidi 75 a sacrificare suoli, storia, cultura, crinali, boschi, colline, terreni agricoli, buon senso, turismo, esigenze e vocazioni delle popolazioni, non sono quelle che si potrebbero realizzare sulle aree già consumate o degradate seguendo le indicazioni dell’ISPRA, che calcola una potenzialità produttiva dagli 84 ai 110 GW conseguibile senza torcere un filo d’erba al territorio. Questi impianti armonicamente inseriti nei contesti locali raccomandati dall’Ispra e, con una variazione sul tema, dal professor Angelo Spena, sarebbero troppo piccoli e troppo tendenzialmente democratici per dare soddisfazione allìavidità di denaro dei gruppi difesi dai 75 avvocati contro chi rivendica i diritti della vita. Quindi da questi 75 curatori di un interesse particolare siete invitati a non ostacolare e a facilitare ulteriormente ciò che già è in corso e ha già ricevuto una descrizione e una condanna nel rapporto OCSE del 2011, il quale afferma che nel nostro Paese i costi legati al sistema di incentivi per le rinnovabili sono molto maggiori delle esternalità evitate con la mancata produzione da fonte fossile. E si tratta di costi finanziari, che sono tra le cause principali delle nostre bollette salate, oltre che di costi ambientali.
Cosa volete fare dunque? Volete favorire ancora un settore che si è già appropriato di risorse collettive senza rinnovare nulla, per perpetuare al contrario i gigantismi vandalici responsabili dell’attuale situazione critica? Oppure volete ascoltare le voci dei territori per approdare finalmente a scelte politiche di sinistra o perlomeno ad azioni ascrivibili all’alveo costituzionale? Vedete un po’ voi, noi vi aspettiamo al varco e siamo di certo più di 75".
La lettera reca in calce le firme di: Movimento Terra e libertà - Calabria ; Coordinamento regionale Controvento - per il paesaggio e il territorio calabrese; Associazione Il Brigante - Serra San Bruno; Associazione culturale I Sognatori; Nuova Resistenza di Alghero; Coordinamento Gallura per la difesa della Sardegna; Comitadu Pro sa Nurra; Comitato Sarcidano Difesa Territoriale.
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