Rino Barillari cittadino onorario di Limbadi

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images Rino Barillari cittadino onorario di Limbadi


Il suo paese natale tributa il massimo riconoscimento a “The King of Paparazzi”

  29 aprile 2026 19:37

«Non potevamo non riconoscerli la massima onorificenza che un Comune può assegnare ad uno dei suoi cittadini più illustri. È vero, Rino Barillari è nato ed è cresciuto qui, ma manca da Limbadi da almeno 60 anni e nel frattempo è diventato cittadino del mondo e protagonista vero del jet set internazionale portando, però, il racconto della sua infanzia negli angoli più sperduti della terra».

Pantaleone Mercuri sindaco di Limbadi, spiega perché domani, giovedì 30 aprile, l’Amministrazione Comunale abbia deciso di conferire a “The King of Paparazzi” la cittadinanza onoraria di Limbadi. «Per dirgli – spiega Mercuri – che Limbadi lo ama, gli sarà riconoscente per gli anni che verranno, che ha una medaglia d’oro nel suo carniere che è, appunto, la storia di questo magnifico fotoreporter, che è tutto nostro». Nato a Limbadi l’8 febbraio 1945, a Roma dall’età di 15 anni, Rino Barillari è una vera leggenda vivente. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine del Lazio dal 28 settembre 1987, consigliere nazionale della Figec, Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, è un grande testimone del nostro tempo.

Nell’immaginario collettivo del pianeta è un artista che, a suo modo, ha contribuito a rendere Roma famosa in tutto il mondo, facendo sognare con le sue foto intere generazioni che, poi, sono venute in Italia a toccare con mano quello che Rino Barillari aveva già fatto conoscere con il suo lavoro.
A 81 anni compiuti il Re dei paparazzi romani continua, infatti, a raccontare ai giornali di mezzo mondo sé stesso e la sua vita affascinante in giro per i vicoli storici di Roma Capitale, ma sentimentalmente divisa a metà tra Via Veneto a Roma e Via Veneto a Limbadi, la strada dove lui è nato e dove quando ritorna «mi trattano – confessa a Giornalisti Italia – come un divo e un archistar. Il mio è un paese meraviglioso anche per questo». «Rino rimane per tutti noi – aggiunge il giornalista Pantaleone Sergi, storico inviato del quotidiano la Repubblica di Scalfari, anche lui originario di Limbadi e in passato sindaco del Comune vibonese – una leggenda vivente un artista visionario, genio e follia insieme, sregolatezza e rigore, sorrisi e tormenti, poesia e tragedia, passato e futuro, un uomo di un fascino debordante e infettivo. Non si poteva non pensare a lui come cittadino onorario del paese».

Il grande Rino Barillari è, dunque, tutto questo insieme, e molto altro ancora. Se vuoi incontrarlo non hai che da scegliere. Ogni sera lo trovi ancora a Roma tra Piazza Navona, Campo de’ Fiori, San Lorenzo, Via Veneto, e la domenica mattina all’Angelus del Papa in Vaticano «perché tra la folla  – afferma sorridendo – c’è sempre un personaggio importante o famoso da immortalare».

 Rino che emozione ti fa questo riconoscimento?
«Infinita. Ma lo sai che studiano le mie fotografie in ogni parte del mondo? E che i giornali americani hanno scritto in questi mesi che ho raccontato con le mie immagini 50 anni di storia italiana? Francamente non me ne sono mai reso conto.  Certo tutto questo mi fa piacere, ma la vita continua. Questo di Limbadi è il riconoscimento più bello che potessi aspettarmi alla mia età. “Grazie Limbadi”. Scrivilo per favore, vorrei che il mio grazie e la mia riconoscenza possa arrivare davvero a tutti».
«Idealmente, domani sera, saremo tutti con il nostro Rino a Limbadi», afferma dal canto suo il direttore di Giornalisti Italia, Carlo Parisi, segretario generale della Figec di cui Rino è consigliere nazionale. «Rino – sottolinea Parisi – è tutti noi. È la storia del giornalismo italiano, il nostro vanto e la nostra icona più riconoscibile e riconosciuta. Ringraziamo vivamente anche noi il Comune di Limbadi per questa scelta così felice che ci rappresenta davvero tutti».

Rino Barillari, ma cosa dirai nel ricevere la cittadinanza onoraria?
«Quello che le nuove generazioni forse non sanno. Proverò a raccontare la mia infanzia, quando a Limbadi trascorrevo le mie giornate nella cabina di proiezione del cinematografo del paese aiutando mio zio a cambiare le bobine dei film da proiettare. Ve lo ricordate il celebre film di Peppino Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”? Ecco, la storia del piccolo Totò (interpretato da un giovanissimo Salvatore Cascio) che assiste il vecchio cinematografaro del paese, Alfredo (interpretato da un gigante come Philippe Noiret), sembra proprio il riflesso della mia infanzia a Limbadi. E poi racconterò del mio arrivo a Roma, a quattordici anni, dove sono giunto senza una lira e senza neanche la tradizionale valigia di cartone. Nel senso che non avevo nulla con me, se non la voglia di vivere un’altra vita».

Roma, all’epoca, voleva dire Via Veneto?
«Più che Via Veneto, Roma allora era Villa Borghese, dove passavo la notte; era Fontana di Trevi dove i turisti stranieri gettavano dentro le monete che io raccoglievo per sbarcare il lunario. È così che ho vissuto in quei miei primi anni a Roma. Credetemi, ho fatto sacrifici enormi perché non ero raccomandato. E agli inizi della mia carriera dovevo pure stare attento a non creare problemi, altrimenti la polizia mi avrebbe “rimpatriato”. In un certo senso ero una sorta di immigrato clandestino».

 Continuano a chiamarti ovunque The King…
«Il soprannome “King” me lo diede un mio collega straniero quando avevo 18 anni. Invece Federico Fellini, che mi rispettava perché a volte non lo fotografavo, mi chiamava il “Kinghino”.  Rino Barillari con Federico Fellini. Rino Barillari con Federico Fellini. Il “Re” dei registi grazie al suo film capolavoro “La dolce vita”, la parola “paparazzo” l’ha “inventata” rendendola in tutto il globo sinonimo intraducibile di fotografo d’assalto, e Rino Barillari, che nella “pellicola delle pellicole” ha interpretato se stesso, il titolo di “Re” dei paparazzi se l’è conquistato sul campo. Ma è stato bello quando un anno fa, a Mosca, il direttore del Museo d’Arte Multimediale “Mamm” di Mosca, Olga Viblova, mi ha presentato come The King ricordando le mie foto ad alcune delle star di prima grandezza in tutto il mondo, come Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Woody Allen, Claudia Schiffer, George Clooney, Bruce Willis, e via di questo passo».

Il resto, Viblova, lo raccontò quel giorno nel Museo moscovita in questa maniera: «Nel 1968, con l’inizio delle rivolte studentesche, la “Dolce vita” divenne un ricordo del passato. L’Italia entrò in un periodo di profondi sconvolgimenti politici e sociali. Negli anni Settanta del piombo, il Paese fu travolto da un’ondata di terrorismo. I principali protagonisti della cronaca non furono le star del cinema, ma bande criminali, manifestanti, organizzatori di scontri di strada e rivolte carcerarie.
Rino Barillari seguì con prontezza quegli eventi spesso a rischio della vita: dall’omicidio dell’ex primo ministro Aldo Moro firmato dalle Brigate Rosse al sequestro del nipote del magnate americano Paul Getty, dall’attentato alla vita del Papa, al brutale e ancora irrisolto omicidio del regista Pier Paolo Pasolini.

Sulle sue spalle: 162 ricoveri al pronto soccorso, 11 costole rotte, 1 coltellata, 76 macchine fotografiche fracassate, 40 flash divelti e centinaia di manganellate negli anni del terrorismo.

 Le fotografie di Rino Barillari hanno catturato gli eventi più importanti di questo drammatico periodo della storia italiana. Ma è per i suoi successi fotografici, che il Maestro Barillari è stato insignito anche dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana». (giornalistitalia.it)

Pino Nano


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