
“Con Naturium avevamo già indicato una strada. Oggi se ne torna a parlare, ma attenzione: le misure contro lo spopolamento non possono creare un’Italia a due velocità”
21 settembre 2026 09:01"Ci sono idee che, quando vengono formulate troppo presto, sembrano destinate a rimanere ai margini del dibattito. Poi trascorrono gli anni, cambiano le condizioni economiche e sociali e quelle stesse intuizioni tornano improvvisamente al centro dell’attenzione.
È ciò che sta accadendo con il tema del ripopolamento dei piccoli borghi attraverso incentivi fiscali e misure capaci di rendere conveniente la scelta di trasferirsi nei territori interni.
Circa dieci anni fa, con il Progetto culturale Naturium e l’iniziativa “Io voglio vivere qui”, provammo a porre esattamente questo problema. Lo facemmo attraverso incontri (a Soverato un momento moto bello e partecipato con l’intervento, tra gli altri, del cav. Pippo Callipo), convegni e momenti pubblici di confronto, partendo da una convinzione molto semplice: i nostri paesi non possono essere salvati soltanto con iniziative episodiche o con qualche evento estivo. Bisogna creare le condizioni economiche, sociali e fiscali affinché vivere nei borghi torni a essere una scelta possibile e conveniente.
Oggi ritroviamo quella stessa idea sulle pagine della stampa economica nazionale. Il Sole 24 Ore rilancia il tema di una fiscalità di vantaggio per i pensionati che scelgono di trasferirsi nei borghi, come strumento per contrastare lo spopolamento e riportare popolazione, consumi e risorse nei piccoli centri.
Non posso che constatare, quindi, quanto quella proposta fosse lungimirante.
Ma c’è un punto che oggi deve essere posto con forza.
Il rischio è che, nel momento in cui il problema dello spopolamento e dell’isolamento comincia a interessare in maniera sempre più evidente anche i territori montani del Nord, finalmente si trovino risorse, strumenti normativi e soluzioni rapide. Sarebbe positivo, naturalmente. Purché le stesse opportunità vengano riconosciute anche al Mezzogiorno e alle aree interne che questo dramma lo vivono da decenni.
Non possiamo accettare che esistano periferie geografiche di serie A e periferie di serie C. Se una misura fiscale è utile per salvare un piccolo comune alpino, deve poter essere altrettanto utile per un paese delle Serre calabresi, dell’Appennino meridionale o di qualsiasi altra area interna italiana.
È questo il vero punto politico: non chiediamo privilegi per il Sud. Chiediamo uguaglianza.
Le politiche contro lo spopolamento devono essere costruite secondo criteri omogenei, trasparenti e realmente democratici. Non possono trasformarsi nell’ennesimo meccanismo attraverso il quale alcune aree del Paese riescono a intercettare velocemente opportunità e risorse mentre altre continuano a perdere abitanti, servizi, scuole, presìdi sanitari e futuro.
I fatti degli ultimi anni dimostrano purtroppo anche la debolezza di una parte della classe dirigente meridionale, incapace troppo spesso di trasformare problemi enormi in vertenze nazionali e proposte legislative concrete.
Eppure, i segnali erano davanti a noi già dieci anni fa.
Con “Io voglio vivere qui” dicevamo esattamente questo: non basta chiedere alle persone di rimanere. Bisogna dare loro una ragione per restare e offrire ad altre persone una ragione per arrivare.
Fiscalità di vantaggio, servizi, collegamenti, sanità, infrastrutture digitali, sostegno alle attività economiche e valorizzazione dell’enorme patrimonio immobiliare inutilizzato dei piccoli centri devono diventare parti di un'unica strategia.
Oggi quella discussione finalmente si riapre.
Benissimo. Ma questa volta facciamo in modo che nessun borgo e nessuna parte d’Italia restino fuori dalla porta".
Giovanni Sgrò – Progetto culturale Naturium / “Io voglio vivere qui”
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