
Un poliziotto, uno dei tanti che ogni giorno scende nel fango di Rogoredo per togliere un grammo di morte dalle strade, si trova davanti un uomo armato. Reagisce in una frazione di secondo. Spara per non essere sparato e ucciso. Risultato? Per lo Stato, il "delinquente" è la vittima e l'agente è un potenziale assassino volontario.
Benvenuti in Italia, il Paese dove la divisa è diventata un bersaglio, non solo per i criminali, ma anche per i codici penali sfogliati comodamente sotto l’aria condizionata degli uffici giudiziari.
L’avviso di garanzia: un premio alla carriera (del criminale)
Mentre il quartiere Rogoredo resta una terra di nessuno dove regna lo spaccio, la magistratura milanese ha servito il suo "ringraziamento": un avviso di garanzia per omicidio volontario. Non eccesso di legittima difesa, no. Volontà di uccidere. Come se un agente uscisse di casa la mattina col desiderio di rovinarsi la vita tra avvocati e tribunali invece di tornare a riabbracciare i propri figli.
È il paradosso perfetto: se il poliziotto muore, è un eroe da celebrare con i fiori; se sopravvive difendendosi, è un mostro da indagare.
Un suggerimento amichevole: Magistrati, camminate da soli
C’è un limite a tutto, anche alla pazienza di chi serve lo Stato per 1.500 euro al mese. Se la fiducia è rotta, se ogni colpo sparato per dovere diventa un cappio al collo dell'agente, allora forse è il momento di un gesto estremo.
E se la Polizia si stancasse di fare da scudo a chi la oltraggia e accusa?
Immaginate i corridoi dei tribunali o le auto blindate che sfrecciano nelle città. Immaginate che quegli angeli custodi in divisa, stanchi di essere umiliati, decidessero di lasciar scorrere le mani. Se i magistrati sono così convinti che la difesa sia sempre un "abuso", che provino l’ebbrezza di una passeggiata solitaria tra i boschi di Rogoredo o nelle periferie degradate.
Senza scorta, senza sirene, senza qualcuno pronto a prendersi una pallottola (o un processo) per loro. Magari, trovarsi faccia a faccia con la realtà "nuda" – senza la protezione di quegli stessi uomini che oggi mettono alla gogna – potrebbe far cambiare prospettiva su cosa significhi davvero "pericolo di vita".
Conclude Allotta: Uno Stato che non tutela i propri difensori è uno Stato che ha già deciso di arrendersi alla criminalità. Se continuiamo a processare le intenzioni di chi ci protegge, non stupiamoci se domani, davanti a un’arma puntata, l’unica cosa che un poliziotto sceglierà di fare sarà girarsi dall'altra parte. Per sopravvivere non a un proiettile, ma a una toga.
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