










Presentata a Palazzo De Nobili l'iniziativa del Catanzaro Club Roma per celebrare la prima storica promozione in Serie A.
29 giugno 2026 13:07di GUGLIELMO SCOPELLITI
Ci sono mattine in cui le pareti austere di Palazzo De Nobili faticano a contenere l’emozione. Non è la solita liturgia della politica o della burocrazia: a far vibrare la Sala Concerti, questa volta, sono i respiri di chi ha scritto la storia e gli sguardi di chi non ha mai smesso di ringraziarli. Vederli lì, i ragazzi del 1971, seduti fianco a fianco a distanza di cinquantacinque anni, non è un semplice esercizio di nostalgia. È la storia di Catanzaro che si fa carne, che si ripresenta intatta, con la stessa fiera compostezza di un tempo, a pretendere il proprio posto nella memoria collettiva di una città intera.
“Vi voglio definire così, i ragazzi del 1970-1971, quelli che ci hanno regalato il primo grande sogno” scandisce Sonia Libico, visibilmente emozionata, aprendo l'incontro. Accanto a lei siede Adriano Banelli, il capitano eterno, l’uomo che ha voluto con ostinazione questo momento per riabbracciare la sua gente. Al tavolo, gli sguardi lucidi di Fausto Silipo, Alfredo Ciannameo, Emilio Barone, Paolo Braca e Albino Barbuto, testimoniano un legame indissolubile.

Il sindaco Nicola Fiorita entra in sala per un saluto che si trasforma subito in una confessione intima, squisitamente personale. Ricorda quando, bambino nel 1969, andava allo stadio prima con la nonna e poi con il padre: “Questo legame resiste a tutte le distanze del tempo” sottolinea il primo cittadino, descrivendo quel Catanzaro come “la leggenda del delirio”. Nelle sue parole emerge la consapevolezza profonda di cosa abbia rappresentato quella promozione per una terra ferita: “Il calcio a Catanzaro non è mai stato solo calcio. Quella squadra divenne il punto di riferimento del Sud, il simbolo del riscatto di un territorio vastissimo”.
Carlo Talarico raccoglie la suggestione e lancia una frase che risuona come una poesia di ringhiera: “Il Catanzaro non vinceva, ci vendicava”. Un concetto potente, che evoca le domeniche di Torino o Milano, con diecimila emigrati calabresi assiepati sugli spalti a testa alta, fieri di quei colori: “Voi avete acceso un pallone che allora era solo a spicchi bianchi e neri, regalandoci luce e colore” sussurra Talarico, strappando l'ennesimo applauso a una sala gremita.
Il capitano Banelli prende la parola stringendo tra le mani una targa celebrativa donatagli dal piccolo figlio di Carlo Mauro, presidente del Catanzaro Club Roma, l'associazione che ha fortemente voluto e organizzato questa giornata. Banelli ricorda quel centrocampo stellare composto da Franzoni, Braca, Busatta e lui stesso: “Spero che questi ricordi vengano riproposti spesso, soprattutto ai giovani, per trasmettere loro cosa significasse quella maglia” rimarca il capitano. C’è un velo di malinconia quando ricorda chi non c’è più, ma c’è soprattutto l’orgoglio intatto di chi sa di aver fatto la storia.

Carlo Mauro, che celebra anche i tre anni del club romano, evidenzia come questo evento sia il frutto di mesi di lavoro silenzioso, “una festa di popolo per restituire alla città l'importanza di una favola sociale che ha dato gloria a tutta la Calabria”.
A chiudere il cerchio è Carmelo Moro, responsabile del settore giovanile dell'US Catanzaro 1929, che porta i saluti del presidente Floriano Noto. Moro, visibilmente commosso, guarda le vecchie glorie con assoluto rispetto: “Siete la storia che non si cancella. Io lavoro qui da quattordici anni e, pur essendo di Reggio Calabria, sento un legame viscerale con questa città. Solo chi vive Catanzaro può capire cosa significhino questi colori”.
La memoria non si archivia, si vive. E il viaggio continua stasera, a partire dalle 19.30, presso il Da Da Da a Montepaone Lido, dove i tifosi potranno stringersi ancora una volta attorno ai loro eroi del 1971. Sarà una serata di canti, abbracci e qualche lacrima, per dimostrare che quel sogno iniziato cinquantacinque anni fa non ha alcuna intenzione di spegnersi.
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