Rubrica, Lettera a Tito: l'appello per la pace e la voglia di libertà

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images Rubrica, Lettera a Tito: l'appello per la pace e la voglia di libertà

  11 ottobre 2022 11:06

di DOMENICO LANCIANO

Caro Tito, con questa “Lettera n. 426” proseguo il discorso (iniziato con la precedente) di dare notizie il più sintetiche possibile. Eccone di seguito appena sei (dalla n. 7 alla n. 12). Sono Lettere miscellanee che si distinguono nettamente dalle precedenti più monografiche e lunghe (alcune proprio lunghissime anche se interessanti). Tuttavia, quando sarà necessario per il tema da trattare, tornerò alla versione monografica.

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APPELLO A TUTTI I SINDACI PER LA PACE

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Rocco Altieri (Monteleone di Puglia FG, 21 settembre 1955) è un pacifista italiano, studioso del pensiero legato alla nonviolenza, in particolare delle figure del Mahatma Gandhi e di Aldo Capitini. È responsabile della rivista "Quaderni di Satyagraha"  nonché docente di “Teoria e prassi della nonviolenza” all’Università di Pisa. Pare che sia partita dal prof. Altieri l’idea di fare appello a tutti i sindaci di porre ai piedi o accanto ad ogni monumento ai Caduti una lapide o una targa di bronzo con la seguente scritta: "La guerra è follia! Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra. Mai più guerre! Da ogni terra si levi un’unica voce: no alla guerra e alla violenza e sì al dialogo e alla pace. Papa Francesco".

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E, nel primo centenario della Grande Guerra 1915-18, proprio a Monteleone di Puglia il 04 novembre 2015 (giornata dedicata a tutti i Caduti e alla fine della prima guerra mondiale, nonché alle Forze Armate e all’Unità d’Italia) il Comune ha posto tale targa (vedi foto sopra) ai piedi del Monumento ai Caduti di tale paese in provincia di Foggia, quasi al confine con la Campania. Dopo qualche giorno ho appreso personalmente questa bella iniziativa dal prof. Remo Nicola de Ciocchis, fondatore nel 1977 delle Edizioni dell’Amicizia e nel 2000 del “Centro di Spiritualità Nonviolenta” in Agnone del Molise.

Infatti, gli amici agnonesi de Ciocchis e Francesco Mazziotta, entrambi attivisti della “non-violenza” e già docenti nelle scuole secondarie superiori, il 10 marzo 2018 avevano partecipato proprio a Monteleone di Puglia alla cerimonia di consegna di un premio a Berenice Albertine King (figlia del celebre pastore battista americano Martin Luther King) ed hanno lì saputo dell’appello ai Sindaci di apporre la targa con la frase di Papa Francesco con l’esortazione alla pace.

In particolare, il prof. Mazziotta ha poi convinto il Vescovo di Trivento, Claudio Palumbo, sulla bontà e fattibilità dell’iniziativa, tanto è che il prelato, tramite la Caritas Diocesana (diretta da don Alberto Conte), ha fatto proprio l’appello ai Sindaci, pubblicizzato dalla stampa soprattutto molisana nella giornata di venerdì 07 ottobre 2022

(https://www.altomolise.net/notizie/attualita/36219/pace-e-non-violenza-la-diocesi-di-trivento-invita-i-comuni-ad-installare-alla-base-dei-monumenti-ai-caduti-una-lapide-con-lappello-alla-pace-di-papa-francesco).

TAGLIARSI I CAPELLI PER LA PACE E PER LA LIBERTÀ

Caro Tito, ricorderai pure tu come, fino agli anni settanta, le donne del popolo in Calabria (e in genere in tutto il Sud) si scioglievano i lunghi capelli e se li strappavano per dimostrare dolore e disperazione quando moriva loro il marito o un altro congiunto molto stretto (padre o mamma, fratello o sorella, figlio o figlia). I capelli sono spesso coinvolti nell’espressione delle proprie emozioni. Così in queste settimane le donne iraniane tagliano (in tutto o in parte) i loro capelli, per manifestare ancora meglio e di più la loro protesta contro il regime religioso islamico, il quale impone leggi troppo severe persino nell’abbigliamento e sta reprimendo (persino militarmente) i cortei provocando centinaia di morti. Per solidarietà, si tagliano una ciocca di capelli anche le donne più progressiste, in varie parti del mondo e persino in televisione.


Mimmo Lanciano

Come ricorderai, pure io, invitando tutti gli altri a farlo, ho tagliato a zero i miei capelli per protestare contro la guerra in Ucraina e Telemolise di Campobasso ha trasmesso una mia intervista nei TG delle ore 14 e delle ore 19.30 di domenica 31 luglio 2022, firmata dal bravo collega giornalista agnonese Enrico De Simone. Ha aderito pure don Francesco Martino, parroco di Villacanale e di Belmonte del Sannio

(https://www.costajonicaweb.it/ferragosto-di-pace-2022-il-primo-ad-aderire-e-don-francesco-martino-parroco-di-villacanale-dagnone-e-belmonte-del-sannio/ ).

LE DITTATURE DI VELLUTO

Quando si parla o sentiamo parlare di dittature, solitamente facciamo riferimento ai regimi nazifascisti di Hitler in Germania, di Mussolini in Italia, di Francisco Franco in Spagna, dei Colonnelli in Grecia, dei Generali in Argentina, ecc. ma anche ai vari regimi comunisti di Russia e satelliti, Cina, Cambogia, ecc. oppure ci riferiamo alle dittature cibernetiche e persino religiose (specialmente islamiche). Raramente ci riferiamo alle dittature economiche e finanziarie che ci impongono situazioni che solitamente paghiamo molto care nei comportamenti e nella disponibilità di denaro. E adesso con la guerra in Ucraina. E forse (Dio non voglia!) pagheremo persino con l’olocausto nucleare parziale o globale. Tutti i regimi dittatoriali sono estremamente sanguinari, fino ai genocidi e alle catastrofiche guerre mondiali con decine di milioni di morti. Per non parlare delle nefaste conseguenze pure il nostro pianeta ormai compromesso in salute.

Sicuramente, ogni potere politico-militare ha imposto, nel corso dei millenni, le proprie dittature che pensavamo ormai relegate e archiviate al precedente secolo ventesimo. Invece, nel frattempo, i dittatori si sono fatti più furbi ed hanno imposto le cosiddette “dittature di velluto” … raramente guerre, bensì accorgimenti per frodare fortemente e gravemente interi popoli “con mano di velluto” (come i grandi ladri della Storia) attraverso movimenti speculativi contro i quali è difficile combattere. Tra i più colpiti ci sono, ovviamente, i più poveri e la classe media sempre più insignificante (forse perché anima critica). Persino le migrazioni sono uno dei tanti aspetti visibili ed invisibili o una conseguenza di tali dittature di velluto.

Tra gli espedienti per “rubare” più soldi c’è stata di recente l’illusione di far guadagnare (alle inesperte ma avide famiglie “normali”) più soldi investendoli, tramite banche pubbliche e private, nel mercato azionario. Magari, nei primi tempi (come al casinò), ai “polli” di turno si può mostrare che si vince davvero. Poi arriva la batosta e si perde tutto o quasi il capitale investito. E’ successo in modo generalizzato e doloroso negli anni Novanta appena trascorsi; è accaduto pure con la crisi globale del 2008 e sta accadendo adesso, prendendo a pretesto la guerra (interminabile e ben assistita) in Ucraina ed altre tensioni internazionali. A chi giova? … Non sempre riusciamo a capire a chi giova veramente tutto ciò, tanto le “dittature di velluto” sono ben nascoste e camuffate … a volte persino e paradossalmente “simpatiche” al grande pubblico!…

foto italia

Nelle loro manifestazioni in corso adesso in Iran, le donne e i ragazzi cantano “Bella ciao” (la canzone partigiana italiana divenuta simbolo globale contro le dittature), ma il nemico di velluto non è facile da combattere perché usa armi troppo sofisticate, spesso invisibili, addirittura molto seducenti … anche se, alla fine, producono egualmente dolore, miseria e fame. Ed è, oltretutto, un “nemico globale” senza bandiere riconoscibili se non la voracità di ingurgitare denaro, diritti umani e civili. Futuro. Tanto è che, mai come nella nostra attualità, i giovani sono la categoria tra le più colpite, pure perché non hanno davvero futuro (a meno che non appartengano a famiglie ricche e scaltre). Forse possiamo denominarle “dittature delle (super) élites” locali ed internazionali … Sappiamo chi sono tali aguzzini, ma non possiamo dirlo! … Comunque, la sfida presente e futura è come combattere efficacemente tali “dittature di velluto”! Dispero che tale lotta possa sortire utili effetti, poiché noto troppi lassismi, scoramenti e persino “tradimenti”.

VIALE SAC. ANTONIO PERONACE

Caro Tito, forse ricorderai il sacerdote don Antonio Peronace (dinamicissimo parroco di Badolato Superiore e rettore del Santuario della Madonna della Sanità) morto il 07 febbraio 2002 ad 85 anni. E’ stato, innanzitutto, un badolatese che ha voluto tanto bene al paese. Fosse stato sindaco lo avrebbe ricoperto d’oro. Tuttavia anche da prete ha fatto molto. Innanzitutto ha realizzato due orfanotrofi e il campanile della sua Chiesa Matrice del Santissimo Salvatore che dà slancio a tutta la struttura e all’immagine magnifica del borgo. Poi ha ravvivato il culto e la festa della Madonna della Sanità, abbellendo pure il millenario santuario rurale basiliano sul colle di Sant’Isidoro, a tre km dal borgo. Tra tanto altro, ha avuto pure il tempo di scrivere un’autobiografia “Una vita per gli altri”. Una frase, questa, che è la sua migliore carta di identità.

Purtroppo, a parte un piccolo busto in marmo che lo ricorda proprio davanti al santuario da lui tanto amato e valorizzato, Badolato ha (quasi del tutto) dimenticato socialmente don Antonio Peronace. E sono ancora tanti a dovergli una piena riconoscenza e a volte una gratitudine a vita! Di tanto in tanto, provo a fare qualche telefonata alle persone più influenti di Badolato per sollecitarle a farsi promotrici dell’intitolazione a don Peronace di uno dei suoi capolavori assoluti: il Viale che, iniziando dal bivio tra le strade provinciali n. 135 – 137 (tra il ponte sul torrente Graneli e la grande curva di Mingiano) sale comodamente (come strada provinciale 136 dopo aver costeggiato il cimitero e il convento francescano)  verso il colle Sant’Isidoro dove è situato il Santuario della Madonna della Sanità, per poi proseguire per la montagna badolatese fino ad innestarsi con la strada provinciale 140 di Santa Caterina dello Jonio. Basterebbe intitolare a don Peronace il tratto iniziale fino al santuario, poco più di un chilometro. Se lo merita ampiamente, pure perché è praticamente opera sua (almeno dal cimitero fino alla soglia della chiesetta).


Don Antonio Peronace

Come ricorderanno i più anziani, questa strada abbastanza larga e bene asfaltata per i nostri anni sessanta del Novecento, ha dato pure il via ai lavori della ultra-secolare e mai risolta strada per la montagna da Badolato verso bivio Butulli (oggi strada provinciale 136), dove appunto si innesta con la strada provinciale Santa Caterina dello Jonio – Brognaturo (oggi strada provinciale 140) come sopra evidenziato. Una infrastruttura vitale per Badolato e le Marine adiacenti ma anche per i Comuni delle Serre Joniche. Ricordiamo che, storicamente, la strada Badolato – Brognaturo  (Serra San Bruno – Tirreno) è sempre stata al centro dell’interesse di varie generazioni, da re Gioachino Murat (primi Ottocento) fino allo “sciopero a rovescio” del 1950.

Inoltre, non sarebbe male che qualche associazione o le stesse parrocchie o addirittura in prima persona la stessa l’Arcidiocesi di Squillace-Catanzaro organizzasse un incontro-convegno sulla figura ed il ruolo di questo parroco che gli altri paesi ci invidiavano per quanto attivismo e fervore ha espresso. Una adeguata riflessione su don Peronace potrebbe, tra tanto altro, sollecitare le nuove generazioni a darsi maggiormente da fare per il proprio territorio che attualmente langue fin troppo per le esigenze dei tempi attuali e futuri. Rimanendo purtroppo una zona tra le più depresse del già depresso Sud Italia.

UN RADUNO PER I NATI IL 4 MARZO NELLA BOLOGNA DI LUCIO DALLA

Caro Tito, nella programmazione invernale del lavoro che vorrei fare da novembre ad aprile, ho inserito pure la proposta agli organi competenti dell’Emilia-Romagna di realizzare ogni anno a Bologna un mega-raduno, in onore di Lucio Dalla, di tutti coloro che sono nati il 4 marzo (me compreso). Tra tanto altro, potrebbe essere un incontro che celebri la Pace, l’Amore e tutti quei valori umanistici e sociali che hanno animato la musica e i testi delle meravigliose canzoni dell’Artista bolognese-universale così tanto amato da intere generazioni, compresa la mia. Ho conosciuto personalmente Lucio Dalla nella primavera 1971.

IN USCITA IL NUOVO VOCABOLARIO DI ENRICO ARMOGIDA

E’ già in tipografia il tanto voluminoso vocabolario ITALIANO – ANDREOLESE del prof. Enrico Armogida di Sant’Andrea dello Jonio (CZ) … un lavoro immane per una sola persona, così come lo è stata la precedente Opera del 2008, il Vocabolario ANDREOLESE-ITALIANO. Come abbiamo scritto più volte, entrambi i vocabolari sono assai utili per tutta la Calabria e, in particolare, per i paesi del comprensorio di Soverato che condividono, più o meno, la medesima lingua, pur con lievi variazioni. Per questi e per altri encomiabili meriti, in questi ultimi anni, il prof. Armogida ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il PREMIO GIGANTE DELLA CALABRIA da parte dell’Università delle Generazioni. Ed in effetti queste due Opere sono proprio frutto di un “gigante” della Cultura. Un prezioso e irrinunciabile strumento di autoconoscenza.


Enrico Armogida

Il primo vocabolario del 2008 è stato stampato in un numero maggiore di copie (qualcuna forse ancora disponibile), ma questo secondo del 2022 (che è già in tipografia) vedrà la luce solo in trecento copie. Quindi, chi non vuole rischiare di rimanerne senza dovrà premurarsi a prenotare la propria copia, preziosissima e difficilmente replicabile in futuro. Si dovrebbero affrettare pure le Biblioteche, in particolare quelle calabresi, e gli studiosi del settore. Per contatti e prenotazioni dell’Opera, questi sono i recapiti del prof. Enrico Armogida: Via Papa Giovanni Paolo I n. 4 – 88060 Sant’Andrea Apostolo dello Jonio Marina (CZ) tel. 320-9569964 (enricoarmogida@gmail.com).

SALUTISSIMI

Caro Tito, sperando che la nuova edizione di queste “Lettere” in formato Flash (e Miscellanea) siano più gradite delle precedenti più lunghe e monografiche, ti ringrazio e ti saluto. Sempre con tanta cordialità e stima. Un affettuoso abbraccio pure ai nostri Lettori. Alla prossima (n. 427). Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it) ITER-City, martedì 11 ottobre 2022 ore 03.57 – Da ben 55 anni (cioè dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”.  Le foto sono state prese dal web o mi sono state date dagli interessati.

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